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Ci sono alcuni argomenti che ciclicamente tornano ad avere un ruolo importante nelle news e uno di questi è l’aborto.

Essendo un argomento che inevitabilmente va a toccare salute, diritti, religione, leggi e la vita quotidiana di chiunque, è sempre ostico da affrontare. Ci sono molti aspetti tecnici oltre che di principio che pesano nelle varie posizioni, perciò bisognerebbe riportare tutte le notizie con precisione e con molta attenzione ai dettagli. Esattamente il contrario di quello che hanno fatto su Leggere.it

aborto

 

ABORTO/ Stati Uniti, bambini estratti vivi dal grembo e uccisi: piangono e urlano di dolore
Sarebbero 18mila i bambini che muoiono durante aborti effettuati nel cosiddetto ultimo termine, la ventesima settimana, il limite massimo concesso dalla legge americana, bambini che sono ormai del tutto formati e in ottima salute

Riporto anche tutto il resto, tanto sono poche righe

Lo ha detto il deputato Trent Franks in una intervista al sito LifeNews.com: “Bambini innocenti e senza difese che sentono tutto il dolore fisico di quanto si sta loro facendo ma che in molti casi sopravvivono anche fuori del grembo materno e che vengono uccisi senza neanche il minimo di anestesia”. Urlano e piangono, ha detto ancora ma per via del liquido amniotico che copre le corde vocali invece dell’aria, non si sentono queste grida disperate. Ma non sempre è così: spesso queste urla e pianti si possono udire. Lo ha raccontato una ex dipendente della clinica abortista Kermit Gosnell di Philadelphia dicendo che durante un aborto è rimasta sconvolta dalle urla di un bambino che veniva ucciso dopo essere uscito dal grembo. Per resistere a queste scene, Sherry West, l’infermiera, ha detto che cercava di convincersi di trovarsi davanti a una sorta di cavia e non a un essere umano. La clinica in questione è adesso sotto processo per numerosi casi di omicidio di bambini uccisi dopo essere nati. Sherry West è tra i testimoni al processo e a proposito di quanto ha assistito, visibilmente sconvolta al ricordo, ha detto di non sapere come descrivere le urla che sentiva, paragonandole a quelle di una specie di alieno. Il parlamento americano nei prossimi giorni voterà una proposta di legge per ridurre il termine di aborto prima della ventesima settimana.

A parte non esserci nessun link all’intervista – cosa stranissima!! – quello che viene fatto qui è un enorme pastone di argomenti affrontati in maniera inadeguata e, altro grande classico intramontabile, senza riferimenti temporali.

Districhiamo prima un paio di nodi. Ci viene detto che

Il parlamento americano nei prossimi giorni voterà una proposta di legge per ridurre il termine di aborto prima della ventesima settimana.

Nei prossimi giorni quali? La proposta di legge è vecchia, non è una novità: per l’esattezza è stato votato e approvato dalla Camera il 18/06/2013. La legge successivamente è arrivata al Senato ed è ferma lì. Perché si tira fuori di nuovo l’argomento? Perché da inizio Gennaio sta ricominciando la battaglia in parlamento riguardo a questa legge, ancora non è fissata la data della votazione in Senato, e bisogna tornare a fare bagarre. Legge che Obama ha intenzione di bloccare.

Le parole del Senatore Trent si possono trovare anche sulla sua pagina ufficiale, ma oltre ad affrontare un problema di natura scientifica, parte da argomentazioni un po’ confuse, trattate nell’articolo citato prima, che andiamo ad affrontare. Facciamo un passo indietro. Innanzitutto negli Stati Uniti ogni stato può avere una legislazione differente riguardo al limite massimo per effettuare un aborto, che solitamente è tra le 22 e le 24 settimane di gestazione. In Italia il limite è la 12a settimana. La legge in questione, la Pain Capable Unborn Child Protection Act, nasce dopo un caso che negli States ha fatto molto discutere, risalente al 2011, che ha visto protagonista il sopra citato Kermit Gosnell. Su Wikipedia potete trovare tutte le informazioni a riguardo e si tratta di una storia molto brutta.

Per farla breve Kermit Gosnell, la moglie e il suo staff sono stati arrestati e condannati per una enorme quantità di reati relativi ad aborti operati oltre i termini di legge – 24 settimane nel caso specifico della Pennsylvania – la morte di una delle pazienti e veramente una valanga di reati tra cui occultamento di prove, prescrizioni illegali di farmaci, lo sfruttamento della propria figlia minorenne e altre oscenità. Insomma uno scandalo in piena regola su quello che assomigliava più ad una clinica degli orrori che ad una clinica abortiva.

La sua condanna nel 2013 è stata l’apripista a questa proposta di legge che però sin dall’inizio ha presentato degli enormi difetti limitati da alcuni emendamenti, tra i quali la non esclusione dei casi di stupro o incesto o per gravi rischi di salute della madre. Come accade anche in Italia, legiferare spinti dalla emotività non porta grandi vantaggi. Questo è importante soprattutto alla luce di quanto dichiarato dal Senatore perché influenzato direttamente dal caso con dei dettagli importanti da chiarire

Ma non sempre è così: spesso queste urla e pianti si possono udire. Lo ha raccontato una ex dipendente della clinica abortista Kermit Gosnell di Philadelphia dicendo che durante un aborto è rimasta sconvolta dalle urla di un bambino che veniva ucciso dopo essere uscito dal grembo. Per resistere a queste scene, Sherry West, l’infermiera, ha detto che cercava di convincersi di trovarsi davanti a una sorta di cavia e non a un essere umano

Shelly è citata anche dopo come testimone, “visibilmente sconvolta” poverina. Piccolissimo dettaglio che sono dimenticati è che Shelly è stata condannata anche lei nello stesso processo. Presentata come vittima collaterale è in realtà uno dei “carnefici”. E la sua posizione è un pochino diversa

Asked what happened to the baby (whom West testified she called the “specimen” because “it was easier to deal with mentally”), West said she didn’t know. The child was one of the largest babies she had seen delivered during abortion procedures.

Shelly ha usato durante la testimonianza il termine “specimen” – campione o più probabilmente esemplare, non cavia – non per proteggersi dallo shock, ma per sentirsi meno in colpa.

“It wasn’t fully developed,” West told the Common Pleas Court jury, referring to the 18- to 24-inch long newborn in the pan. It didn’t have eyes or a mouth but it was like screeching, making this noise. It was weird, it sounded like a little alien.”

L’infermiera non ha sentito urla di nessun tipo. Dice che non aveva ne occhi ne bocca formata e, se davvero ha sentito qualcosa, era una specie di rantolo, paragonato al verso di un alieno. Ricordiamoci come titolava l’articolo in questione. Prendendo la stima minore fatta dalla infermiera, cioè 18 inch, si può calcolare che il feto fosse più o meno di 40-45cm, e possiamo ipotizzare che fossimo vicini alla 30a settimana di gestazione, oltre ai limiti di legge, ben più sviluppato di quanto sarebbe stato alla 24esima settimana. Nell’unico dei 7 casi di omicidio di bambini contestati alla banda supportato da prove certe si trattava proprio di un feto alla 30a settimana di gestazione e sembrerebbe che fosse quasi routine gli aborti nel terzo trimestre. I feti abortiti venivano poi terminati recidendo la spina dorsale. Oltre ad andare contro la normativa riguardante gli aborti, la banda operava contro le Born alive laws, leggi che regolamentano quando un feto debba essere considerato una persona a tutti gli effetti tutelandolo, anche nei casi di aborti. Ovviamente se avessero operato nei limiti di legge questo non sarebbe successo, rendendo di fatto gli aborti dei veri e propri omicidi.

Mettendo un po’ in ordine i fatti, il Senatore Trent e gli altri sostenitori della Pain Capable Unborn Child Protection Act, vogliono abbassare i termini per l’aborto oltre che a limitarne fortemente l’applicazione, influenzati anche dai forti dettagli di casi ben oltre i limiti di legge attuali. Come il nome della legge fa capire chiaramente, questo è perché il feto sentirebbe dolore. Qui andiamo incontro al problema scientifico. Quando il feto può percepire dolore? Su questo argomento non c’è accordo, secondo alcuni studi la percezione del dolore comincia dopo le 28 settimane, per altri dopo le 24. Per i sostenitori della nuova legge questo avviene alla 20a settimana se non prima – così recita il testo proposto. Negli ultimi 4 anni in molti stati americani sono state approvate leggi che limitano gli aborti; è impossibile entrare nel merito di ciascuna di queste e non è nostra intenzione farlo.

È giustissimo che esistano dei limiti di legge ed è giustissimo che vengano rispettati, ma è necessario che la discussione si basi su buonsenso, fatti e scienza, non su pregiudizi, mistificazioni e spauracchi.

Non è nostra intenzione difendere alcuna posizione “pro” o “contro” l’aborto. Come è giusto sostenere i vaccini e le corrette pratiche mediche a tutela della salute e giusto difendere la vita umana anche quando si trattano argomenti scottanti come questo, ma la libertà della gestione della gravidanza spetta alla madre. Le leggi invece è giusto che vengano fatte col buonsenso e correttezza, ascoltando la comunità, non solo gli interessi politici.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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