Assolto per delirio di gelosia

Ma la notizia choc è chi ha assunto quei titolisti...

maicolengel butac 10 Dic 2020
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Una notizia ha trovato spazio su alcuni quotidiani nella giornata di ieri, una notizia che è stata raccontata nei toni sbagliati da svariate testate. Vediamo di fare un po’ di chiarezza, anche grazie all’aiuto di alcuni amici avvocati.

Titolo apparso sulla Gazzetta del Sud (che ci avete segnalato):

Sentenza choc: uccise la moglie, assolto per “delirio di gelosia”

Stessi toni su La Stampa:

Uccide la moglie, assolto per “delirio di gelosia”

TG3:

FEMMINICIDIO, ASSOLTO PER DELIRIO DI GELOSIA

TgCom24:

Brescia, assolto per “delirio di gelosia”

Ma la sentenza dice davvero così? O ci sono elementi che forse andavano raccontati meglio nei tanti titoli sensazionalistici che stanno circolando in rete? Purtroppo non ho un link da darvi, quanto segue viene da messaggi e audio intercorsi tra me e i legali che seguono BUTAC, che mi hanno contattato stamattina presto per chiarire la vicenda. Appena ci sarà la sentenza pubblica sarà mia premura linkarla nell’articolo. Per ora la magistratura si è presa tempo per il deposito delle motivazioni.

Assolto?

La prima cosa da dire che è che l’imputato non è stato “assolto” come lo intendiamo noi comuni cittadini. Ovvero non è che è a piede libero in giro per il paese. Era già in stato detentivo, e ci rimane visto che viene solo trasferito.

Ma vediamo di spiegare le cose un passo alla volta.

I titoli dei giornali qui sopra andrebbero fatti meglio. L’uomo è stato giudicato incapace di intendere e di volere, ovvero la Corte ha riconosciuto, attraverso periti, che l’uomo ha un vizio mentale. Sono accusa e difesa ad aver usato il termine “delirio di gelosia”, non la magistratura. Non è stata accolta la richiesta dell’ergastolo come richiesta dal PM, ma non è nemmeno stato stabilito che l’uomo, come invece farebbero supporre i titoli (e gli articoli) dei giornaloni, vada a casa senza nessuna conseguenza per ciò che ha sommesso. Come mi è stato spiegato dalla penalista è vero che l’uomo non è stato condannato all’ergastolo, ma la sentenza prevede una misura di sicurezza detentiva in una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (potenzialmente per sempre). Tutte cose che ho trovate riportate ad esempio sulla Repubblica ma solo in chiusura d’articolo:

Con la sentenza di assoluzione la Corte d’Assise ha disposto il trasferimento dell’uomo, attualmente in carcere, in una Rems, la residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

Ovvero l’uomo non va in galera ma in una struttura sanitaria per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi.

E invece da stamattina tutti sono impegnati a sostenere che è vergognoso che la magistratura si comporti così. La magistratura ha applicato la legge, legge che ricordiamo dovrebbe essere uguale per tutti. Se uno o più periti certificano il disturbo mentale dell’imputato non lo si può mandare nelle normali strutture detentive. I giornalisti questo dovrebbero saperlo bene, e i titolisti andrebbero avvertiti della questione.

Si eviterebbero tanti qui pro quo…

Non sono il solo a sostenerlo

Già l’anno scorso il giudice Paola di Nicola rivolgendosi alla Federazione Nazionale Stampa Italiana si esprimeva così:

«Le vostre parole inquinano per certi versi il nostro lavoro, specie se vi è una rappresentazione di un certo tipo»

Si parlava proprio dei titoli dei giornali fatti a casaccio, che mettono in cattiva luce l’operato della magistratura. Peccato vedere che siano state parole non andate a segno. Visto che anche stavolta nel titolone ci sono cascati davvero tutti, sia quelli da cui ormai ce lo aspettiamo sia quelli che invece si atteggiano a professionisti dell’informazione.

Non è la prima volta che dobbiamo prendere le difese della magistratura italiana da giornalisti e titolisti che sembra che godano a far credere che la giustizia in Italia sia solo un’immensa barzelletta. Sia chiaro, a volte anche a me vengono dubbi, ma di solito si tratta solo di magistrati molto solerti che vogliono esser sicuri che io non abbia intenti diffamatori.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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