Boldrini e il “consenso scritto”: la bufala sul contratto sessuale

Un'analisi della notizia disinformativa che ha trasformato il dibattito sul freezing e sulla tutela delle vittime in un complotto

Beatrice 8 Ott 2025
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Ci sono personaggi pubblici che, ciclicamente, vediamo diventare protagonisti di attacchi e bufale. La deputata ed ex Presidente della Camera Laura Boldrini è una di loro. Oggi analizzeremo insieme l’ultima notizia disinformativa che la riguarda e che nei giorni scorsi ha causato accesi dibattiti social (che, certe volte, sembra l’unico esito che interessa a chi queste notizie le scrive).

A infuocare gli animi degli utenti di internet è stato un titolo comparso sulla testata online ImolaOggi:

Boldrini, ‘consenso scritto della donna prima di un rapporto sessuale

Una notizia riportata in modo tendenzioso per screditare la figura di Boldrini e generare accessi al sito della testata. Si tratta di un tema che nei giorni scorsi è stato trattato anche in un articolo su Open nonché prontamente smentito dalla deputata nei giorni successivi attraverso un video su Facebook.

Ma come nasce questa bufala e come ha trovato spazio per emergere?

La notizia disinformativa si poggia sulla ridicolizzazione del concetto di consenso esplicito e attivo e sul timore, vissuto da una parte di internauti, di false accuse di violenza in assenza di prove chiare di consenso verbale durante un rapporto.

La questione esplode nel 2022. Nel marzo di quell’anno, infatti, viene presentata dalla Commissione Europea una proposta di Direttiva pensata per armonizzare le leggi sulla violenza sessuale, spostando il fulcro dalla forza usata alla mancanza di consenso. La discussione mirava a imporre in tutti i Paesi membri una definizione di stupro basata sull’assenza di consenso esplicito (il modello “solo sì è sì”), anziché sulla tradizionale prova dell’uso di forza, violenza o minaccia.

Tuttavia, la norma è stata esclusa dal testo finale della Direttiva UE nel 2023 a causa delle obiezioni sollevate da Paesi come Italia, Francia, Germania, Ungheria e Polonia riguardo la competenza dell’Unione in materia penale. Di conseguenza, comparendo tra i Paesi oppositori, l’Italia continua a mantenere una legislazione ancorata al modello che richiede la dimostrazione della coercizione.

Quindi no, la modifica dell’articolo 609-bis sul consenso sessuale sostenuta da Laura Boldrini non prevede l’introduzione di contratti scritti, ma piuttosto si pone l’obiettivo di ridefinire il reato di stupro. Anche perché, nonostante il fallimento della riforma, molti Stati negli ultimi anni hanno cambiato le loro leggi per adottare il modello basato sul consenso, tra cui Spagna, Svezia, Danimarca, Belgio e Malta.

Va sottolineato che, più che un accanimento sugli uomini, l’idea alla base del progetto è quella di proteggere le vittime che, a causa del freezing (una risposta di sopravvivenza innata che consiste nell’immobilità totale o nella passività), non riescono a opporre resistenza, spostando l’onere della prova sull’aggressore, che deve dimostrare di aver ottenuto un consenso libero e chiaro.

Il clamore sollevato dal “contratto scritto” svela una verità più scomoda del presunto complotto di Laura Boldrini: la disinformazione è abilissima a buttare i dibattiti sociali fondamentali in caciara. L’obiettivo della riforma, come abbiamo visto, non era burocratizzare la sessualità, ma proteggere le vittime. La nostra difesa davanti a questo tipo di articoli non è credere o indignarsi, ma verificare il fatto nudo e crudo. È nostro dovere evitare di diffondere a nostra volta notizie false su temi così delicati, premiando la verità sulla manipolazione.

Beatrice D’Ascenzi

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