CHEMIODISINFORMAZIONE

Gettare benzina sul fuoco è molto semplice. Un esempio ci viene dato dal Blog La Stella e dal suo articolo “Ecco cosa succede se cade una goccia di chemioterapia sulla pelle…”. In poche righe, con immagini prive di spiegazioni e nessuna fonte il blog cavalca il mito che la chemioterapia sia il male assoluto.

Peccato che sparare a zero sia molto semplice, mentre spiegare realmente come stanno le cose sia molto più complesso. Per chi avesse vissuto in una cantina senza connessione fino ad oggi, il termine volgare “chemioterapia” descrive grossolanamente un approccio alla cura dei tumori. Questo approccio si basa sull’utilizzo di sostanze che risultano nocive o sono in grado di bloccare le cellule tumorali. Esistono diversi modi in cui vengono raggiunti questi obiettivi, per avere un idea qui trovate una lista dei diversi tipi di molecola che si utilizzano.

I chemioterapici sono quindi molecole molto diverse tra loro e come tutti i farmaci presentano un indice terapeutico. Questo valore indica la finestra tra la dose a cui si ottiene l’effetto desiderato e quella a cui si ottengono effetti collaterali sull’organismo. Prima di procedere con il ragionamento una precisazione. Il tumore è costituito da un sistema di cellule impazzite che crescono in modo sregolato, ma sempre cellule del nostro corpo rimangono (quindi eucariote). Per questo motivo i farmaci chemioterapici hanno un indice terapeutico molto ristretto e spesso presentano già effetti collaterali alle dosi minime a cui risultano efficaci.

C’è un PERÒ che deve essere specificato. Questo discorso è vero per quegli agenti chemioterapici di più vecchia generazione. In questo caso il meccanismo di funzionamento consiste nell’alterare il DNA o le capacità replicative della cellula, giocando sul fatto che la maggior parte delle cellule tumorali ha una velocità di crescita maggiore rispetto a quelle sane. Ma oggi esistono moltissimi chemioterapici che vanno ad agire a livello di proteine e di vie di comunicazione intracellulare, risultando estremamente tumore-specifici e riducendo di molto gli effetti collaterali sul paziente.

Il messaggio che vorrei passasse quindi è il seguente: la chemioterapia sta evolvendo verso una terapia sempre più a misura del singolo, con sempre minori effetti collaterali. Lo si è fatto aggiornando anno dopo anno i protocolli terapeutici, abbassando le dosi, dando farmaci di sostegno ai pazienti. Lo si cerca di fare, oggi, anche cercando di essere sempre più mirati contro il bersaglio, il tumore, non toccando il resto del corpo. Con questo non intendo che chi fa la chemioterapia oggi sia esente da effetti collaterali, ma sicuramente non possiamo più fare di tutta l’erba un fascio.

Le immagini che vengono mostrate nell’articolo hanno una loro perfetta spiegazione. L’infermiera vestita di giallo con la maschera è un esempio di come ci si deve vestire se si deve pulire lo spandimento di un chemioterapico (di quelli che possono avere effetti tossici sul corpo). Questo è normale, perché un lavoratore che entra in contatto con sostanze nocive deve avere tutta la protezione disponibile. In questo articolo in inglese su NCBI trovate l’indirizzo per le linee guida sull’utilizzo pratico dei chemioterapici, mentre qui una versione più semplice e in italiano che riporta le stesse direttive. Come si può vedere non è molto difficile rinvenire le linee guida, come invece viene fatto erroneamente intuire nell’articolo de La Stella.

Per quando riguarda la mano incriminata, quella che ci viene mostrata è la cicatrice di una sostanza chimica. Però i chemioterapici non sono acidi o caustici di per sè e le reazioni avverse a livello cutaneo e mucoso sono di tipo irritativo, con arrossamenti e gonfiori o in alcuni casi alopecia, quindi alterazioni di genere diverso. Il problema di foto senza reali fonti e spiegazioni al riguardo (potevano almeno indicare il tipo di chemioterapico che ha colpito la cute) è che su di esse si può dire tutto e nulla.

Fondamentalmente ci troviamo davanti a un articolo che non è una bufala, ma un pessimo caso di disinformazione. Ancora una volta vi invito a diffidare di chi fa di tutta l’erba un fascio.

Alla prossima,

PA

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