Il Blog delle stelle titola:

Renzi e Gentiloni hanno messo nei guai l’Italia

Non so perché ma a me questo titolo ricorda la Pernigotti che chiude per colpa dell’Unione Europea. Sarà davvero colpa di Renzi e Gentiloni? O stiamo assistendo a della disinformazione politica?

Il Blog delle stelle cita un documento ben preciso, che è il report della Commissione Europea, non ce lo linkano, ma lo si trova facilmente caricato sui server del Sole 24 Ore.

Il Blog delle stelle ha copiato e incollato un articolo di Franco Bechis, apparso su Il Tempo. Anche Bechis non linka il testo del report. Ma queste sono le parole che riprende dal documento della Commissione:

Sulla base dei dati notificati e delle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 (gap del 5,2% del PIL) o nel 2017 (gap del 6,6% del PIL)

e ancora:

…complessivamente, la mancanza di conformità dell’Italia con il parametro di riduzione del debito nel 2017 fornisce la prova dell’esistenza prima facie di un disavanzo eccessivo ai sensi del patto di stabilità e crescita, considerando tutti i fattori come di seguito esposti. Inoltre, in base ai piani governativi e alle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non dovrebbe rispettare il parametro di riduzione del debito nel 2018 o nel 2019.

Due frasi su un documento di 21 pagine, due frasi comunque estrapolate da un passaggio più lungo:

The data notified by the authorities in October 20187 and subsequently validated by Eurostat8 show that Italy’s general government deficit declined to 2.4% of GDP in 2017 (down from 2.5% in 2016), while the debt stabilised at 131.2% of GDP (from 131.4% in 2016), i.e. above the 60% of GDP reference value. For 2018, Italy’s revised 2019 draft budgetary plan projects the debt-to-GDP ratio to slightly decrease to 130.9%. In 2019, it projects a further decline (of 1.7 percentage points) in the debt-to-GDP ratio to 129.2%. Based on notified data and the Commission 2018 autumn forecast, Italy did not comply with the debt reduction benchmark either in 2016 (gap of 5.2% of GDP) or in 2017 (gap of 6.6% of GDP) (see Table 1). Overall, Italy’s lack of compliance with the debt reduction benchmark in 2017 provides evidence of a prima facie existence of an excessive deficit within the meaning of the SGP before, however, considering all factors as set out below. Moreover, based on both the government plans and the Commission 2018 autumn forecast, Italy is not expected to comply with the debt reduction benchmark either in 2018 (gap of 3.7% and 6.6% of GDP, respectively) or in 2019 (gap of 3.6% and 6.7% of GDP respectively).

Che tradotto:

I dati comunicati dalle autorità nell’ottobre 2018 e successivamente convalidati da Eurostat mostrano che il disavanzo delle amministrazioni pubbliche italiane è sceso al 2,4% del PIL nel 2017 (in calo dal 2,5% nel 2016), mentre il debito si è stabilizzato al 131,2% del PIL (dal 131,4% nel 2016), vale a dire superiore al valore di riferimento del 60% del PIL. Per il 2018, il progetto di piano di bilancio rivisto dal 2019 dell’Italia proietta il rapporto debito/PIL a diminuire leggermente al 130,9%. Nel 2019, prevede un ulteriore calo (di 1,7 punti percentuali) del rapporto debito/PIL al 129,2%. Sulla base dei dati notificati e delle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 (gap del 5,2% del PIL) o nel 2017 (gap del 6,6% del PIL) (cfr. Tabella 1). In generale il fatto che l’Italia non abbia rispettato il livello stabilito di riduzione del debito nel 2017 è evidenza dell’esistenza, fino a prova contraria di un deficit eccessivo rispetto alle regole del patto di crescita e stabilità, prima, però, vanno considerati tutti gli argomenti elencati qui sotto. Inoltre, in base ai piani governativi e alle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non dovrebbe rispettare il parametro di riduzione del debito nel 2018 (gap del 3,7% e 6,6% del PIL, rispettivamente) o nel 2019 (gap del 3,6%). e il 6,7% del PIL, rispettivamente).

Il succo di quanto riportato è che le cose vanno male, che c’era stato un miglioramento, il disavanzo era sceso e il debito (sceso) si era stabilizzato. Purtroppo senza che questo avesse portato il Paese a rispettare le previsioni nel 2016 e nel 2017. Ma questo non significa affatto che la colpa abbia le facce di Renzi e Gentiloni, e non capirlo, e cavalcarlo, dimostra ignoranza o malafede.

Andamento deficit pubblico 2013-2018 con obiettivo 2019 FONTE @italiadati

Siamo di fonte a manovre economiche che partono da lontano, e che ogni anno vengono ritoccate per cercare di migliorarne gli effetti. Non è come un interruttore che lo premo e subito si accede la luce, no, un programma di governo che assicuri una crescita necessita di stabilità e unione e qualche anno per dare i corretti risultati. Eravamo sulla strada indicata dall’Unione, pur senza aver rispettato le previsioni, ma non abbiamo avuto cinque anni di unione e stabilità, anzi. Siamo passati attraverso una crisi e un cambio di dirigenza in corso d’opera. E il Paese è comunque migliorato, meno di quello che si era previsto, ma è migliorato. In effetti nelle 21 pagine si parla anche di questo, mostrando più volte come ci fosse una tendenza al miglioramento che oggi viene ritenuta non più valida proprio a causa dei piani governativi non modificati dall’attuale governo, anche dopo la prima richiesta da parte della Commissione in ottobre.

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Non leggere quelle 21 pagine, non rendersi conto delle cose come stanno è voler nascondere la testa sotto la sabbia.

In the medium term, Italy faces marked sustainability challenges. Its structural primary
surplus is forecast to further deteriorate to 0.9% of GDP in 2019 and 0.4% of GDP in 2020,
down from 3.6% in 2015. This could heighten sustainability risks in the medium term, as a weak fiscal position might further raise risk premia. This is captured by the Commission’s medium-term debt sustainability analysis (DSA) and fiscal sustainability risk indicator S124, which both point to ‘high risk’25. The high and increasing projected stock of debt in 2029 in the baseline scenario and its sensitivity to macroeconomic-fiscal shocks contribute to this assessment. Achieving a debt ratio of 60% of GDP by 2033 would thus require Italy to make a large cumulative fiscal effort, amounting to 9.4 pps of GDP over 2021-2025.

Viene spiegato chiaramente che l’obiettivo di stare con un debito del 60% del PIL è previsto per il 2033, o perlomeno quella è la data fissata finora. Le previsioni basate su quella che è stata la manovra presentata dal governo italiano prevedono che le nostre eccedenze si riducano sino ad arrivare allo 0,4% nel 2020. Continuare su questa strada ci porterà a dover prevedere uno sforzo molto maggiore nel quadriennio 2021-2025. Questo non in base a quanto fatto dal governo precedente, ma a causa delle misure economiche presentate dall’attuale governo.

Nessuno nega che le cose non andassero bene precedentemente, guarda caso già a maggio 2018 la Commissione aveva presentato un documento che evidenziava come non fossero stati raggiunti gli obbiettivi prefissati. Il documento spiegava inoltre come ci fosse la possibilità di una deviazione dalla processo di aggiustamento, a causa dei possibili piani del governo (che in quel momento era vacante) e delle previsioni della Commissione stessa per la primavera del 2019.

However, Italy’s fiscal plans for 2019 represent a material change in the relevant factors
analysed by the Commission last May. In particular, on 16 October Italy submitted its 2019 draft budgetary plan, entailing a deterioration of the (recalculated) structural balance5 of 0.9% of GDP in 2019. On 23 October 2018, the Commission adopted an Opinion on the 2019 draft budgetary plan, identifying particularly serious non-compliance with the fiscal recommendation addressed to Italy by the Council on 13 July 2018 and requesting Italy to submit a revised draft budgetary plan. On 13 November 2018, Italy submitted a revised draft budgetary plan for 2019. The changes in the revised 2019 draft budgetary plan were very limited, mainly consisting in a higher privatisation target for 2019 (1% of GDP in lieu of 0.3%). On 21 November 2018, the Commission adopted its Opinion on Italy’s revised 2019 draft budgetary plan, confirming the particularly serious non-compliance with the fiscal recommendation for 2019. This justifies a new assessment of compliance with the debt reduction benchmark in 2017.

Il DEF italiano per il 2019 rappresenta un cambiamento sostanziale nei fattori rilevanti analizzati dalla Commissione lo scorso maggio. In particolare, il 16 ottobre l’Italia ha presentato il suo progetto di bilancio 2019, comportando un deterioramento del saldo strutturale (ricalcolato) dello 0,9% del PIL nel 2019. Il 23 ottobre 2018 la Commissione ha adottato un parere sul progetto di bilancio 2019, individuando in particolare il mancato rispetto della raccomandazione fiscale indirizzata all’Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018 e la richiesta all’Italia di presentare un progetto di bilancio riveduto. Il 13 novembre 2018, l’Italia ha presentato un progetto di bilancio riveduto per il 2019. Le modifiche apportate al progetto di bilancio rivisto per il 2019 erano molto limitate, consistenti principalmente in un obiettivo di privatizzazione più elevato per il 2019 (1% del PIL in sostituzione dello 0,3%). Il 21 novembre 2018, la Commissione ha adottato il suo parere sul progetto di bilancio rivisto del 2019 dell’Italia, confermando la non conformità particolarmente grave alla raccomandazione fiscale per il 2019. Ciò giustifica una nuova valutazione del rispetto del parametro di riduzione del debito nel 2017.

Se avete letto con attenzione non credo serva aggiungere altro. Qui sotto riporto quelle che sono le mie personali opinioni, d’altronde questo resta il mio piccolo blog. Nulla hanno a che vedere con l’articolo qui terminato.

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Quindi fin da quando è nato il governo attuale sappiamo di avere un problema, già a luglio ci sono state raccomandazioni su che strada seguire, ma invece che cercare di risolverle abbiamo trasformato il tutto in un braccio di ferro politico, spingendo il più possibile sull’indignazione contro “gli altri”, che siano l’Unione Europea o “il PD” poco importa, basta che non siano “gli alleati”.

Non riusciamo a capire che per uscire da una crisi serve stabilità e coesione e che tutto quanto è successo negli ultimi anni è dato proprio da quella mancanza. Si tratta di un problema causato in parte dall’atteggiamento di una certa classe politica che ha cambiato il modo di fare comunicazione, abbassando il livello su cui basare la discussione. Si sono trovati dei nemici, Soros, l’Unione Europea, “il PD” (che però identifica tutti i movimenti di centro-sinistra, alla fin fine) da indicare come nemico da combattere, da odiare. E sono anni che le cose non cambiano. I nemici sono sempre gli stessi, e quelle che erano bugie dalle gambe corte piano piano diventano verità. C’è persino chi ha fondato un giornale con quel titolo, e sullo stesso non si limita affatto nel disinformare. Qualche giornalista forse se ne sta accorgendo, ma è tardi. La disinformazione colpisce sempre più persone, la bugia ripetuta sempre più spesso è diventata realtà, e se non ve ne siete resi conto è perché vivete nella vostra nicchia, e non accettate la realtà dei fatti. Qualche anno fa alcuni divulgatori ci raccontavano di come quel che stessimo facendo (il fact-checking) fosse assolutamente inutile. Avevano sicuramente ragione. Basta vedere che deriva stiamo prendendo. Quello che però sono anni che attendo è sentirmi dire cosa andrebbe fatto. Perché entrare nelle scuole (cosa che ho sentito raccontare ultimamente come grande rivelazione) è qualcosa che BUTAC fa e professa da anni, ma non basta, entrare nelle scuole è un processo lungo, e necessita dell’intervento di troppi fattori per essere di facile riuscita. Bisogna entrare nelle redazioni, insegnare ai giornalisti (quelli che ancora vogliono fare il loro lavoro) quei semplici trucchi per capire in fretta se ha senso pubblicare o meno una notizia. Ci saranno sempre gli eternamente schierati, ma sono sicuro della buona fede di tanti tra quelli che diffondono bufale. Si sono fidati di una fonte, non avendo il tempo di indagare più a fondo. Ma esistono sistemi per imparare a essere più veloci, modi per essere più precisi. Impararli non è difficile. Basta volerlo fare. Se buona fetta dell’informazione mainstream ricominciasse da qui sarebbe già un bel passo avanti.

L’altra sera mi è capitato di vedere un servizio di Striscia la Notizia, riprendevano Gerry Scotti per un errore su una domanda del suo quiz. Gerry faceva battute sul fatto che Svezia e Finlandia fossero entrate nell’UE mantenendo la propria moneta, Gerry sbagliava, la Finlandia ha adottato l’euro. Ma il problema non è questo, il problema è che Gerry Scotti in un quiz si permetteva di dare indicazioni molto precise riguardo al suo parere sull’euro, facendo capire come ritenga furbetto e intelligente chi ha scelto di mantenere la propria moneta. Ognuno ha diritto alle sue opinioni, non dico di no, ma non è quello il modo e il luogo per qualcosa che ha un impatto ben concreto. Persino Libero ha riportato strabiliato la cosa… Libero, no, capiamoci…

Lo so, pochissimi di voi sono arrivati fino in fondo a questo sproloquio, meglio così, pochi ma buoni, spero. Ritengo che siamo di fronte a un braccio di ferro dove alla fine gli unici che possono rimetterci siamo noi cittadini. BUTAC, pur riconoscendo ci siano tante cose da migliorare, è da sempre europeista, non ne faccio mistero. Sono un imprenditore, un viaggiatore, voglio essere un cittadino europeo, voglio che lo siano i miei figli. Tutti possiamo fare qualcosa per migliorare le cose, tutti possiamo contribuire nel nostro piccolo a fare corretta informazione, combattendo queste false verità dilaganti. Alla fine ammetto che non m’interessa chi governa l’Italia, finché siamo nell’Unione e contribuiamo al progetto Europa, ma la paura di vedere svanire tutto questo per colpa di disinformazione, che pagheremo sempre più cara sul lungo termine, è tanta.

maicolengel at butac punto it

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