La Commissione contro la disinformazione (un prevedibile déjà vu)
Finalmente a livello politico qualcosa si smuove nella lotta alla disinformaizone? Sembrerebbe di sì, ma solo nominalmente...

Febbraio 2017, l’allora Presidente della Camera Laura Boldrini lancia #BastaBufale, non solo un hashtag ma un appello rivolto a scuole, media, aziende e piattaforme social. Un appello a fermare la diffusione di contenuiti falsi in rete. Un appello che vedeva tra i suoi primi firmatari anche tre fact checker: Paolo Attivissimo, David Puente e io, Michelangelo Coltelli.
Il testo dell’appello era il risultato di brain storming tra di noi; lo scopo era nobile, i tempi erano quelli giusti. La disinformazione era giàù un grosso problema in Europa e in Italia, ma ancora se ne parlava senza la gravità che invece si usa oggi.
L’appello non aveva intenti censori, anzi, tutti e tre eravamo d’accordo che non ci fosse alcun bisogno di proporre nuove leggi per limitare il problema, sarebbe bastato che quelle in vigore venissero applicate alla lettera dalla magistratura e che scuole e media facessero il loro lavoro, i primi cominciando insegnando ai ragazzi ad allenare lo spirito critico, i secondi usando le fonti come un vanto, così da dimostrare al proprio pubblico l’attenta verifica dei fatti.
L’appello fu lanciato e fummo accusati di essere dei censori che si ergevano a Ministro della Verità, servi della Boldrini e tutto quello che poteva servire a delegittimare a prescindere qualsiasi proposta. Era quanto di più lontano dalle nostre idee. Ma per chi campava sulla disinformazione bastava gridare al bavaglio per far sì che il popolo generalista non arrivasse nemmeno a leggere il nostro appello.
Il caso finì persino in Parlamento, con un’interrogazione sulla nostra collaborazione con la Camera. Ne parlammo qui. E il compenso per questo lavoro da “Ministri della Verità”? Due viaggi andata e ritorno Bologna-Roma e una notte in un hotel che chiedeva una ristrutturazione. Anche quello l’ho raccontato qui su BUTAC. E poi? Poi più niente. Il progetto si è spento in silenzio.
Perché ne parlo oggi?
Tutta questa premessa per parlare di qualcosa che mi è suonato moltissimo di déjà vu, è successo quando un nostro lettore ci ha inviato il link di un articolo di Pagella Politica, pubblicato il 2 novembre 2026, dal titolo:
Al Senato c’è una commissione contro la disinformazione che non funziona
Lo ammetto: non ero a conoscenza dell’esistenza della Commissione, ma il motivo è semplice, come spiegato da Pagella Politica:
…dopo mesi il presidente La Russa non ha ancora nominato i suoi componenti.
Cosa dovrebbe fare?
La Commissione nasce con una delibera del Senato del 4 marzo 2026, delibera che è stata pure pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’11 marzo. È monocamerale, quindi può essere composta solo da senatori scelti dal presidente del Senato su indicazione dei gruppi parlamentari.
Compiti della Commissione, sulla carta, sarebbero molti:
- Analizzare come si diffonde la disinformazione
- Individuare i responsabili
- Capire che effetti ha sull’opinione pubblica
- Valutare se gli strumenti esistenti funzionano
- Proporre nuovi strumenti
- Studiare come l’intelligenza artificiale aiuta chi fabbrica falsi
- Studiare come contrastare i deepfake
E credo che l’elenco potrebbe andare avanti a lungo, ma senza membri della Commissione la sua esistenza è qualcosa di prettamente burocratico, e inutile. Eppure quando si è deciso di formarla il voto era stato unanime, si era astenuto solo il M5S e la senatrice Elisa Pirro aveva contestato un punto preciso: visto che tra i compiti della Commissione ci sarebbe anche quello di segnalare all’Ordine dei Giornalisti i giornalisti coinvolti nella diffusione di notizie false, riteneva che questo fosse un rischio per la libertà di stampa, da cui l’astensione dal voto per il Movimento.
Il tempo era poco fin dall’inizio
O perlomeno questo era quanto aveva detto Gasparri al Messaggero, intervistato in merito:
Mancano 500 giorni alla fine della legislatura per istituire una nuova commissione serve una legge, poi la nomina dei membri e via discorrendo. Insomma, serve tempo e stiamo stretti. Piuttosto, facciamo luce sulla vicenda Bellavia-Report sottoponendo la questione alla Commissione Antimafia.
In compenso la senatrice Raffaella Paita di Italia Viva, appena pubblicata la delibera sulla Commissione, aveva scritto su X che sperava si sarebbe potuto cominciare a lavorare presto. Presto…
Quando si vuole si fa
Sette mesi, sette mesi durante i quali la guerra ibrida, anche a base di sane dosi di malinformazione, non si è mai fermata, inquinando il pozzo dell’informazione ogni giorno un po’ di più. Sette mesi durante i quali evidentemente qualcosa forse si sarebbe potuto fare. La regola sarebbe che i rappresentanti venissero proposti dai gruppi parlamentari, e il presidente del Senato a quel punto li nomina. Può succedere che non vengano proposti, o che i gruppi ritardino, ma quando questo avviene il presidente può sollecitarli. La Russa questo lo sa benissimo, basta pensare a quando PD e M5S si rifiutarono di indicare i loro rappresentanti per la Commissione Covid: non si fece pregare, e i componenti li scelse lui.
Bella la Commissione Covid eh, ce ne era davvero bisogno (sarcasmo)…
Invece stavolta il bisogno c’è per davvero, e non è BUTAC a sostenerlo, o Pagella Politica se è per questo, ma lo stesso Ministro della Difesa, quando ci parla di disinformazione e guerra ibrida. Perché quindi stavolta La Russa non si è mosso per tempo per nonimare i membri che mancano alla Commissione e permettere l’inizio dei lavori?
Concludendo
Nel 2022, in un articolo che raccontava del fallimento del #BastaBufale, scrivevo che il progetto era fallito per il disinteresse generale. Siamo daccapo. Come a suo tempo c’era Laura Boldrini oggi abbiamo Raffaella Paita, che ci crede molto, ma è evidentemente molto sola. Già nella precedente legislazione difatti aveva proposto una commissione d’inchiesta sulle fake news, in quel caso bicamerale. Il 28 luglio 2020 la Camera la approvò, con 234 sì e 172 no. Poi passò al Senato, dove si fermò. La legislatura finì senza Commissione.
La disinformazione se ne infischia delle nomine, non si mette in pausa, non lascia spazio alle tregue, la disinformazione avvelena l’informazione e il dibattito pubblico ogni giorno, ed evidentemente a qualcuno fa comodo che questo possa continuare a succedere.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Mika Baumeister su Unsplash