I famosi libretti di risparmio e gli aggiornamenti
Analizziamo l'ennesimo fortuito ritrovamento di libretti di risparmio

Su alcune testate italiane a fine luglio è apparsa una notizia che a noi suona di déjà vu: l’ennesimo fortuito ritrovamento di libretti di risparmio.
Titolava La Stampa ad articolo appena uscito:
Trova in un cassetto libretti di risparmio vecchi di 50 anni
Il Fatto Quotidiano:
Apre un cassetto chiuso da oltre cinquant’anni e trova un tesoro da 110 mila euro: “Nessuno in famiglia era a conoscenza di quei vecchi libretti di risparmio”
La Stampa ci aveva pure fatto i reel su Facebook, già rimossi, e su YouTube, al momento ancora online. Come dicevamo siamo di fronte a un déjà vu, l’ennesimo, difatti non è la prima volta che scriviamo storie simili. A marzo 2026 avevamo già analizzato un caso identico – libretto ritrovato, cifra astronomica, associazione di consumatori come fonte – e avevamo spiegato il meccanismo. Evidentemente vale la pena ripeterlo.
In entrambi i casi compare la stessa entità che si occupa, a suo dire, di tutela dei consumatori in materia di libretti e depositi dormienti. La Stampa la nomina esplicitamente nell’articolo sul caso di San Giorgio Canavese. Noi avevamo scelto di non nominarla a marzo e continueremo a non nominarla perché, come altre associazioni identiche trattate in passato, l’unico motivo per cui inviano questi comunicati stampa ai quotidiani è quello di farsi pubblicità. Loro vogliono essere citati, più e più volte. E il giornalista che ci casca, perdonatemi, ma non merita il tesserino: prima di potersi definire giornalista deve fare ancora tanta gavetta, partendo dalle basi.
L’associazione in questione, se la si cerca online, risulta avere un dominio web registrato solo a fine 2025, e sul sito non compare un singolo riferimento agli oltre 25 legali che sarebbero parte del team. Tutte informazioni che dovrebbero subito fare venire dubbi. Ma questo purtroppo non succede e le redazioni a caccia di facili notizie estive ci cascano. Lo schema tanto è sempre lo stesso, trito e ritrito, un fortuito ritrovamento da parte di persone che risultano accattivanti per la stampa (giovani in cerca di modi per costruirsi un futuro, anziani con necessità, ricordi del nonno ecc), la cifra che si recupererebbe è abbastanza grande da far dire ohh al comune lettore ma non così esagerata da pensare che sia fuffa. E così il nome dell’associazione finisce su decine di testate, di solito perlopiù piccole testate locali (in questo caso abbiamo trovato Torino Cronaca e Quotidiano del Sud tra le prime).
La Stampa però tra i suoi lettori non ha solo semplici cittadini, ma anche qualcuno dotato di qualifiche professionali adatte al caso e di un po’ di pazienza, che decide di scrivere alla redazione portando a un aggiornamento all’articolo, con un nuovo titolo e un’aggiunta in chiusura del pezzo:
Ma è davvero possibile avere i soldi dopo tanto tempo?
Ma ritrovare vecchi libretti bancari dopo tanti anni è davvero sinonimo di fortuna? Il caso del 61enne di San Giorgio Canavese ha riacceso la discussione sulla possibilità concreta di riavere quei soldi dopo così tanto tempo. In questo caso, si tratta di conti aperti nel 1971 e rimasti dormienti per oltre 50 anni.
«Ultimamente molte persone si presentano all’associazione di tutela dei consumatori con cui collaboro da 20 anni, con libretti del nonno ritrovati nel cassetto, convinti di avere fra le mani un tesoro – ci scrive in merito l’avvocato Stefania Bondini che invita alla prudenza – e prendono assai male la doccia fredda che gli comunico, quando gli illustro che il massimo valore che hanno è qualche decina di euro al mercatino dell’antiquariato».
L’avvocato: «Impossibile esigere quel denaro»
Anche il 61enne di San Giorgio si è rivolto ad un’associazione consumatori, in questo caso XXXX YYYYYY, i cui legali hanno ipotizzato un diverso decorso dei 10 anni di prescrizione e un possibile recupero di credito fino a 110 mila euro. Ma è «Un decorso sconfessato da giurisprudenza cassazionista a dir poco abbondante – ribatte l’avvocato Bondini nella lettera inviata al nostro giornale -: in caso di diniego della banca alla richiesta bonaria, imbastire una causa del valore di 110.000 euro ha costi abnormi, per non parlare delle spese legali se la si perde. Questa è la realtà, molto meno danarosa di quanto si pensi».
Stesse cose che su BUTAC spieghiamo fin dalla prima volta che siamo incappati in una di queste storie. Fa sorridere che anche dopo l’aggiornamento il nome dell’associazione sia rimasto negli articoli, segno che nessuno della redazione ha compreso l’immane pubblicità gratuita che stanno facendo alla stessa.
redazione at butac punto it
Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!
Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.
BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.