Il ritorno di AIDAA (il giornalismo è morto)

Dopo anni vediamo tornare alla carica una nostra vecchia conoscenza: una "associazione animalista" che ama mandare comunicati stampa sui più vari argomenti

maicolengel butac 22 Ago 2025
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Poco fa parlavamo di etica del giornalismo, ma ha ancora senso di parlare di etica del giornalismo? Perché vedete, dopo un lungo periodo in cui le notizie che citavano AIDAA e il suo presidente Lorenzo Croce avevano smesso di essere riprese perlomeno dalla stampa mainstream, ecco che in pochi mesi ne abbiamo viste circolare di nuovo diverse. Alcune sono notizie che partono chiaramente da comunicati inviati dal presidente dell’associazione, altri sono casi in cui AIDAA si accoda a notizie vere per tornare a far parlare di sé stessa.

E il giornalista – probabilmente neo assunto, o seduto in spiaggia – non cerca chi sia AIDAA, che affidabilità abbia, perché citarla. Dicono di aiutare i pucciosetti e tanto basta per finire pubblicati, perché si sa: se parli di animali il tuo articolo sarà sempre condiviso a manetta, tutti amano gli animali, specie in Italia. Se parli di guerra, dopotutto, polarizzi; se parli di razzismo polarizzi; se parli di scienza la gente si annoia; e allora ecco che è sempre un’ottima idea pubblicare più notizie possibili che trattino temi che polarizzano comunque, ma in maniera più innocua: gossip e animali.

Il problema, grosso, è che AIDAA non è un ente ufficiale, né un’associazione con una credibilità di alcun genere. Si tratta di un blogger che da anni riesce a farsi pubblicità con comunicati stampa al limite dell’assurdo, tra le denunce contro Peppa Pig a quelle contro la gallina di Banderas nei vecchi spot del Mulino Bianco. Denunce che regolarmente trovano spazio su giornali locali – ma un tempo anche con regolarità su testate mainstream – dove il presidente dell’associazione riesce magari a racimolare qualche euro di donazione. Poi siamo arrivati noi a rompere le balle, e per un po’ AIDAA è svanita dalle testate più grosse. Possiamo sognare sia merito di articoli come questo che vi linkiamo.

O magari del volantino che abbiamo fatto circolare online a partire dal 2018:

Anche quando la notizia a cui si aggrappa AIDAA è reale il nome non va mai riportato, è lì solo per attirare click, solo per far circolare il marchio AIDAA così che il caro presidente a vita Lorenzo Croce possa andare a battere cassa dagli animalisti locali.

Chiariamo: questo non significa sminuire la gravità dei gesti contro gli animali. Significa, piuttosto, farvi capire che spesso quello che leggete sui quotidiani (anche i più noti) non è stato verificato, ma semplicemente copiato da un comunicato stampa, da una mail, da un messaggino su WhatsApp. Un po’ come accade con i comunicati di Giustitalia.

Questi sono casi che conosciamo e riconosciamo ogni volta che li incontriamo nei giornali che ci segnalate. Ma la vera domanda è: quanti altri articoli, su quegli stessi quotidiani, vengono scritti nello stesso modo, senza alcuna verifica? Quante notizie supererebbero davvero un serio fact-checking giornalistico?

Io onestamente sono sempre più preoccupato dalla piega che da oltre un decennio ha preso il giornalismo del nostro Paese, e dal modo di difendersi e giustificarsi che sfruttano i tanti che campano su questo modus operandi o altri simili a questo.

Se i giornalisti continuano a non verificare, però, siamo sicuri che il problema siano AIDAA o Giustitalia e non la stessa redazione che ne accetta i comunicati? Perché a noi che trattiamo queste notizie da anni sembra sempre più evidente che non ci sia alcun vero interesse a contrastare questo modo di fare. Anche le poche testate che sembravano nate con quest’intento, alla fine, sono lentamente ricadute nelle stesse trappole delle altre, o hanno direttamente chiuso.

maicolengel at butac punto it

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