Dal primo di aprile, certamente non il giorno ideale, l’ISTAT sta rilasciando con cadenza settimanale dati aggiornati sui decessi in Italia. Abbiamo già coperto i primi due aggiornamenti in un precedente articolo e ci eravamo lasciati con un aumento notevole. Nonostante non sembrasse necessario dover trattare questi dati da parte nostra, anche perché c’è appunto l’ISTAT che lo fa di mestiere, abbiamo deciso di tenerci al passo, in quanto nelle ultime settimane da più parti si sostiene che non ci sia stato alcun incremento dei decessi in Italia – quindi che sia tutto falso e non ci sia alcuna pandemia – mentre altri sostengono che ci siano molti più morti che non vengono ufficialmente associati alla COVID-19. Ovviamente nel tempo si dovrà trovare il modo separare correttamente i decessi dovuti alla malattia, ma prendendo in considerazione i dati assoluti vengono inclusi anche questi eventuali morti “fantasma”. Ecco cosa viene diffuso:

L’Istat, grazie alle sinergie attivate con il Ministero dell’Interno per l’acquisizione tempestiva dei dati dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) è in grado di contribuire alla diffusione di informazioni utili alla comprensione della situazione legata all’emergenza sanitaria da COVID-19.
L’utilizzo a fini statistici, e il relativo trattamento, delle informazioni che l’Istituto nazionale di statistica acquisisce dall’ANPR, come previsto dal DPCM n.194/2014, permette di diffondere i dati relativi alla mortalità generale di una parte dei comuni subentrati nell’ANPR, che a oggi ammontano a 5.909, circa tre quarti del totale dei comuni italiani

Come per le volte precedenti si tratta ancora di dati incompleti, e precisiamo che:

  • I dati si riferiscono a tutti i decessi, non sono solo quelli per COVID-19.
  • I dati diffusi sono parziali, si riferiscono a 1689 (contro i 1450 precedenti) comuni sui 5909 (contro i 5866 precedenti) che fanno parte del sistema ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente).
  • Il periodo coperto va dall’1 gennaio al 4 aprile.

Ho appena ricevuto una mail nella quale un lettore mi dice che “le morti non sembrano tanto superiori agli anni passati”. Ovviamente l’interpretazione dei numeri è soggettiva, ma i numeri finora diffusi sembrano in linea con quanto previsto ed eravamo rimasti a uno scostamento di oltre 13 mila decessi rispetto alla media dei cinque anni precedenti e, mia personale opinione, non sembrano pochi. Vediamo come sono cambiate le cose nell’ultimo aggiornamento.

Anche questa volta l’ISTAT informa che sono compresi gli stessi 1450 comuni dell’aggiornamento precedente anche se alcuni potrebbero non rientrare più nel parametro di scostamento utilizzato dall’inizio, ma dato che è il totale che per ora ci interessa maggiormente è necessario rendere comparabili ogni volta i numeri:

Nel presente aggiornamento sono stati aggiunti i comuni con un numero di decessi che, nel periodo 4 gennaio – 4 aprile 2020 (ultimi tre mesi), è risultato superiore o uguale a 10 unità e che nel periodo 1 marzo-4 aprile 2020 hanno presentato, rispetto alla corrispondente media del quinquennio 2015-2019, un incremento della mortalità pari ad almeno il 20%. Si tratta di 239 comuni che vanno ad aggiungersi ai 1.450 comuni della precedente diffusione, individuati secondo questi stessi criteri entro il 28 marzo. Il dataset sarà ulteriormente arricchito a seguito della progressiva validazione dei dati relativi anche ad altri comuni e ne sarà data tempestiva comunicazione.

Dato globale

Innanzitutto vediamo i totali dei decessi dal 2015 da inizio anno al 4 aprile. Piccola osservazione, che però meglio fare dato che la quantità di numeri all’interno di questa pagina potrebbe confondere: a ogni aggiornamento prodotto dall’ISTAT i totali sono più alti in quanto aumenta sia il campione di città che il lasso temporale (1084 comuni al 21 marzo, 1450 comuni al 28 marzo e 1689 comuni al 4 aprile). Ecco i dati totali aggiornati:

  • 2015: 61811
  • 2016: 55123
  • 2017: 62138
  • 2018: 60296
  • 2019: 60218
  • 2020: 78555

Partiamo da cosa viene confermato: il 2016 rimane costantemente l’anno con la quantità inferiore di decessi, mantenendo uno scostamento stabile rispetto agli altri anni, a eccezione del 2020 che si conferma in crescita come distacco rispetto alla settimana scorsa. Al 4 di aprile vediamo che lo scostamento massimo è di 23432 morti rispetto al 2016 e di 18638 rispetto alla media dei 5 anni precedenti (59917). Se volessimo non considerare il 2016, in quanto anomalo rispetto agli altri 4 anni, la differenza rispetto alla media è di 17440 (la media sarebbe 61115), numero comunque in crescita.

Riscrivo qui per migliorarne la lettura: dai dati ottenuti su 1689 comuni con lo scostamento più alto risultano 18638 decessi in più rispetto alla media dei 5 anni precedenti, 17440 escludendo i decessi del 2016. Guardando questi dati da altra angolazione questo significa un aumento del 30% di decessi rispetto alla media dei cinque anni precedenti nei primi tre mesi dell’anno. Ora se vogliamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia possiamo continuare a farlo, ma sostenere che non siano aumentati i decessi è negare l’evidenza, anche perché l’aumento è quasi esclusivamente avvenuto nell’arco del mese di marzo, rafforzando l’ipotesi che siano quasi tutti legati al nuovo virus. Questo aumento concentrato nel mese di marzo rende più chiara anche la difficoltà di molti ospedali nel gestire le salme.

Dati specifici

Le volte scorse avevamo preso in considerazione alcuni comuni, ma da oggi sul sito ISTAT gli scostamenti comune per comune si possono consultare con dei comodi grafici che permettono una lettura facilitata dell’andamento confrontando i dati del 2019 e 2020: l’impennata avvenuta durante il mese di marzo diventa evidente. Ricordo che per ogni provincia non ci sono tutti i comuni, siamo ancora sotto i 1700. Ecco alcuni esempi interessanti:

PROVINCIA DI VERCELLI

 

PROVINCIA DI ROVIGO

Come si può vedere nella provincia di Vercelli e Rovigo (ricordo, non tutti i comuni sono compresi) nei mesi di gennaio e febbraio del 2020 possiamo notare un calo dei decessi, ma dall’inizio di marzo la tendenza è cambiata sensibilmente.

PROVINCIA BERGAMO
PROVINCIA CREMONA
PROVINCIA PIACENZA

In questi tre esempi vediamo un dato tendenzialmente stabile nei mesi di gennaio e febbraio (solo leggero calo per provincia di Bergamo) e una spaventosa impennata da inizio marzo. Rimetto qui il link se volete verificare comune per comune applicando anche filtri per età, sesso e mesi.

Che cosa ci dicono alla fine tutti questi numeri? I dati sono in ritardo di circa due settimane, mancano tantissimi comuni oltre al fatto che non tutti fanno parte dell’ANPR, perciò non si possono trarre conclusioni definitive, per quelle ci vorranno anni, ma senza ombra di dubbio in Italia nei primi tre mesi dell’anno c’è stato un incremento importante dei decessi e la quasi totalità di questi dall’inizio del mese di marzo. I comuni compresi in queste raccolte di dati sono quelli con scostamenti verso l’alto più ampi, perciò più comuni verranno inclusi e meno alta la percentuale di scostamento dovrebbe essere, ma sappiamo già che in queste due settimane sono morte molte altre persone quindi c’è ben poco da essere ottimisti.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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