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Vorrei dedicare l’articolo al lettore Michele – purtroppo è solo questo il nome che utilizza su Disqus – che mi accusava di scrivere bufale in quanto un annetto fa scrissi che la riforma costituzionale era in dirittura di arrivo. Co un po’ di pazienza ci siamo arrivati.

Se il fronte del no e del sì – ordine invertito per riequilibrare le energie cosmiche – si danno battaglia senza risparmiare colpi, esiste anche un fronte che definirei bizzarro, quello del “inventiamo problemi che non ci sono per confonderci meglio”. Ogni volta che mi capiterà cercherò di affrontare quello che certe menti riescono a partorire (non prometto niente).

C’è un testo che gira su Facebook, WhatsApp, in bocca a politici vari e così via che è anche finito su siti estremamente affidabili e rigorosi come Attivo.tv o Stopeuro.org:

Attenzione al Referendum del 4 dicembre, la riforma ha un articolo SEGRETO. Ecco qual è…

Superamento del bicameralismo perfetto, dimezzamento dei Senatori e taglio dei costi della politica: sono questi i cavalli di battaglia portati avanti dagli esponenti del governo in tv per convincere gli elettori a votare SI al referendum sulla riforma costituzionale. Qualcosa, però, non quadra. Infatti, all’interno del testo della riforma c’è un articolo che i renziani tendono a tenere nascosto, ad ignorare, a far finta che non esista: è il numero 117. Dalle parti del PD si tende a minimizzare l’importanza di questo passaggio della riforma, perché ciò che c’è scritto potrebbe significare la definitiva perdita della nostra sovranità nazionale:

“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali.”. In pratica, se passano i SI al referendum, all’indomani del voto dentro la nostra Costituzione ci sarà scritto che l’Italia dovrà eseguire gli ordini di Bruxelles.

Questo particolare, che non emerge quasi mai in tv o sui giornali, è stato denunciato proprio ieri da Matteo Salvini, nel corso del confronto con la Boschi a Otto e mezzo. FATELO SAPERE A TUTTI DIFFONDETELO CONTRO LA CENSURA MEDIATICA

In realtà il paragrafo finale è possibile trovarlo con piccole varianti, ma il corpo principale è sempre lo stesso – faccio notare il fantastico “ieri”, trucco classico che abbiamo visto più volte per rendere una notizia senza tempo. Il confronto Salvini-Boschi è del 7 ottobre, quasi un mese fa, sbufalata già da molti e meritoria dell’oblio di internet, ma questa modifica SEGRETA della costituzione è tornata di moda grazie alla pungente satira di Marione:

marione

Vignetta pubblicata sul suo profilo Facebook il 30 di ottobre, e alla scrittura di questo articolo risulta ancora online, corredato dall’hashtag #Entriamonelmerito. Se siete stati attenti, vi sarete già accorti di una leggerissima discrepanza, ci arriviamo anche per i lettori più distratti. Partiamo dai fatti: cosa troviamo scritto nella nuova Costituzione per la quale siamo chiamati a votare il 4 dicembre?

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali.

Quindi lo Stato e le Regioni possono legiferare rispettando i limiti e vincoli della Costituzione, delle disposizioni dell’Unione Europea e degli obblighi internazionali. Cosa recitava – o meglio recita attualmente – questo articolo 117?

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Quindi lo Stato e le Regioni possono legiferare rispettando i limiti e vincoli della Costituzione, delle disposizioni della Comunità europea e degli obblighi internazionali.  Tutta un’altra cosa eh! Qui c’è il confronto diretto, così da rendere ancora più chiara la differenza:

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Quindi cosa è cambiato nello specifico di questa parte dell’articolo 117 che vorrebbero far passare sottovoce? NIENTE.

Quello che è stato fatto è aggiornare la definizione dell’entità europea, passando dalla “vecchia” Comunità Europea alla Unione Europea, sancita con il Trattato di Lisbona del 2007. Se avete letto finora quindi non è possibile che non vi siate accorti che la bellissima vignetta di Marione sta demonizzando il testo attuale della Costituzione, non il testo riformato. Non posso immaginare un fail di proporzioni più grandi. Il rapporto tra l’Italia e l’Unione Europea non cambia in questo modo: siamo già tenuti a rispettare quanto viene deciso dal Parlamento Europeo – non dovrebbe servire ma lo specifico lo stesso – del quale l’Italia fa parte e dove sono presenti nostri connazionali eletti durante le cosiddette Elezioni Europee che la rappresentano. La UE non è un’entità aliena che a caso impone delle regole. Purtroppo se è questa la vostra visione sappiate che non finisce qui: il testo che il referendum andrà a cambiare è già stato soggetto di referendum nel 2001. Per essere più chiari, il fatto che lo Stato e le Regioni dovessero legiferare nel rispetto delle leggi della Comunità Europea è stato inserito già nel precedente referendum costituzionale di quindici anni fa. Questo è un estratto dal confronto tra l’articolo prima e dopo il referendum 2001:

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Confronto completo che potete trovare qui, e che entra nel merito proprio delle autonomie delle Regioni. In soldoni l’articolo 117 in precedenza delineava i limiti nei quali potevano legiferare le Regioni; nella modifica del 2001 la prospettiva è diversa e, oltre a stabilire che si debba legiferare tenendo conto degli obblighi internazionali e dei regolamenti comunitari, stabilisce in maniera molto più precisa quali siano le materie esclusive dello Stato, con lo scopo di limitare il più possibile gli scontri:

Il testo dell’art. 3 novella profondamente l’ art. 117 della Costituzione. Si tratta di una soluzione del problema del riparto delle competenze tra Stato e Regione che da tempo si ripropone nelle varie sedi parlamentari che, di volta in volta, sono state incaricate della revisione costituzionale. La soluzione consiste nell’inversione del criterio del riparto delle competenze. Alle regioni sono attribuite tutte le competenze non esplicitamente riservate allo Stato, mentre in precedenza erano le competenze regionali ad essere specificamente enumerate, spettando tutte le altre allo Stato.

Ma l’attuale riforma dell’articolo 117 modifica solo il testo che abbiamo visto? Assolutamente no e, come categoricamente succede ogni volta, si evita di entrare nel merito e si cerca solo di buttare tutto in caciara, cercando di spaventare gli italiani su una presunta resa incondizionata alla rettiliana Unione Europea – almeno è questo che si evince dalla vignetta difettosa. Nel primo documento che vi ho linkato poco sopra, il testo della riforma, trovate un confronto completo tra il testo attuale e quello da confermare e se investite cinque minuti a leggere il confronto (parte dalla pagina 29) vedrete che vengono estese e rese più precise quali siano le materie sulle quali lo Stato abbia l’esclusiva, vengono precisate quali siano le competenze regionali e si rende esplicito che su proposta del Governo il Parlamento possa intervenire anche nelle materie non esclusive quando “lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Non sarebbe il caso di veramente entrare nel merito e discutere dei cambiamenti reali che sono stati introdotti? Non sono abbastanza importanti?

Non sto a riproporvi tutta la tabella di confronto, potete verificare voi stessi dal documento del Servizio Studi della Camera che vi ho linkato prima, ma si evince che si voglia definire in maniera più precisa quali siano le competenze dello Stato e quali delle Regioni. Sono moltissimi i cambiamenti e non sempre semplici, come per esempio nell’articolo 114 non si fa più menzione delle Province, passo necessario per la loro abolizione. Con l’abolizione delle Province saranno di fatto le Regioni a ereditare le loro competenze e ruolo, e la riforma sposta allo Stato alcune delle competenze che erano delle Regioni. In questa ottica un “Senato delle Regioni” che funge da sparring partner della Camera assume un significato diverso e accelerando (così almeno dovrebbe essere nelle intenzioni) il processo legislativo l’idea è quella di un Governo che possa gestire in maniera più diretta e uniforme il territorio.

Meglio di adesso? Peggio? Più vantaggi o svantaggi? Questi sono i punti sul quale bisognerebbe discutere e approfondire. Il referendum non deve essere un voto contro o a favore del Governo attuale, ma un voto informato e razionale sui cambiamenti proposti. Suggerisco di leggere più articoli di approfondimento, possibilmente evitando quelli esplicitamente verso il sì o verso il no, e votare informati senza ascoltare le baggianate di tutti quei personaggi che popolano la rete – e non oso immaginare la TV. Soprattutto fatevi una vostra opinione, ma basandovi su dati concreti e non su slogan o concetti troppo semplici: non è una riforma semplice, ma è dovere di ogni cittadino (cercare di) capirla.

Giusto per essere chiari:

La riforma dell’articolo 117 in nessun modo rende l’Italia schiava del Parlamento Europeo e in nessun modo viene meno la sovranità nazionale.

Credere che sia possibile inserire una modifica SEGRETA nel referendum mi lascia senza parole. Appuntamento alla prossima buffonata.

Ricordatevi di votarci ai MIA Macchia Nera Awards!

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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PS. Per correttezza va detto che Marione ha postato anche una versione “corretta” della vignetta. La pubblico per dovere di cronaca e perché c’è un commento che è la quintessenza del modo di discutere il referendum da parte del comitato del “inventiamo problemi che non ci sono per confonderci meglio”

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Poesia.