Il significativo dubbio e le sentenze dei tribunali

maicolengel butac 20 Giu 2019
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Mi avete segnalato un articolo di qualche settimana fa, sono andato a leggerlo perché era da tempo che non ricevevo link al blog di Gioia Locati. Titolo dell’articolo:

“Bimba malata di tetano, indagati i genitori”, ma non era tetano

Vorrei che mi accompagnaste nello studio dell’articolo di Locati, ritengo sia un percorso interessante da fare per capire come funzionano certi meccanismi. Gioia Locati fa riferimento a un caso risalente al 2017, e comincia così il suo articolo:

Ricordate la storia della bambina di 7 anni che si era ammalata di tetano? (Autunno 2017, Torino). La piccola non era stata vaccinata e perciò i genitori furono indagati per lesioni colpose. La bimba si ristabilì in poco tempo e venne dimessa dopo qualche settimana (nel frattempo venne vaccinata contro il tetano). I genitori subirono immediatamente un processo mediatico ferocepari a quello dell’ostetrica di Macerata licenziata in tronco per non aver fatto il vaccino trivalente di cui non aveva alcun bisogno – e poi un procedimento penale. Ma, colpo di scena, Il fatto non sussiste. Così ha stabilito il giudice.

Analizziamo il linguaggio, Gioia non usa mai il condizionale, ci dice che “la bimba si era ammalata di tetano” e poi la sorpresa finale: “il fatto non sussiste”. Chi legge quindi si mette nell’ordine d’idee che l’accusa fosse sicura e che solo per merito delle perizie della difesa dei genitori si sia arrivati a sentenza di assoluzione.

Vediamo di tornare nel 2017, ANSA:

Sospetto caso di tetano a Torino, bimba reagisce alle cure

Fanpage:

Torino, bimba di 7 anni non vaccinata forse colpita da tetano: sintomi compatibili, è grave

Sono tante le testate che fin da subito usarono il condizionale, spiegando che si trattava di un “sospetto caso di tetano”. ANSA il 18 ottobre riportò:

“La diagnosi clinica ci ha permesso di stabilire con certezza che si tratta di un caso di tetano” ha spiegato all’Ansa il dottor Giorgio Ivani, primario della Rianimazione, dove la piccola paziente resta ricoverata.

Come è possibile che oggi i giudici chiudano il caso se c’erano prove che l’infezione fosse causata dal tetano? Ed è qui che voglio che stiamo molto attenti. Gioia Locati ci racconta:

La malattia, verosimilmente, non era tetano. E il pm che indagò la mamma e il papà della piccola, dopo aver nominato un consulente, esaminato la cartella clinica e recepito la memoria difensiva costruita da diversi medici (fra i quali il Premio Nobel Luc Montagnier, il virologo Giulio Tarro, il professor Paolo Bellavite, l’infettivologo Fabio Franchi, il chirurgo Giorgio Pellis) chiese l’archiviazione nel novembre scorso. Il gip ha accolto la richiesta pochi giorni fa. Non si va più a processo.

Per capirci, il gip non ha assolto nessuno, ha accolto la richiesta d’archiviazione perché alla luce della memoria difensiva firmata da Tarro, Montagnier, Bellavite, Franchi e Pellis ha ritenuto che non fosse possibile dare per certo al 100% che l’infezione riscontrata nella bambina fosse tetano. Gli esami fatti nel 2017 dicevano di sì, ma, come vi ho già spiegato in altre occasioni, la scienza medica ha sempre una minuscola percentuale d’incertezza. Ed è su quella percentuale che si basa l’archiviazione del giudice.

Mentre invece chiunque legga l’articolo di Gioia Locati si convincerà che:

  • Fin dall’inizio tutti sostenessero la certezza del tetano
  • La bambina non ha avuto il tetano

Ma in realtà fin dall’inizio tanti hanno titolato nella maniera corretta e anche oggi non sappiamo se abbia avuto o meno il tetano, i sintomi e i risultati degli esami erano compatibili col tetano, ma esistono altre infezioni che potrebbero aver causato quella risposta agli esami.

In realtà riporta tutto la stessa Locati, quando cita gli avvocati della difesa:

Perciò il quadro disegnato dagli esperti della difesa è tale da seminare un significativo dubbio sulla esattezza della diagnosi di tetano

Per la legge basta questo per chiedere l’archiviazione, un significativo dubbio. Sia chiaro, la legge è scritta così e ha una sua ragion d’essere così. Sarebbe magari il caso tenere conto di chi fossero i periti della difesa, persone da cui non mi farei onestamente curare un callo. Ma l’iter giudiziario è fatto così, io non sono nessuno per metterlo in discussione.

Quello però che conta è che la bambina sia fuori pericolo, grazie ai medici, non quelli della perizia, ma quelli che tutti i giorni lavorano negli ospedali per cercare di farci stare meglio quando ne abbiamo bisogno.

Io spero che abbiate compreso il perché di quest’articolo, affinare il proprio spirito critico e imparare a leggere tra le righe sono doti che dobbiamo sviluppare il più possibile per difenderci nella giungla dell’information disorder.

maicolengel at butac punto it
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