La Fedeli “assume” gli immigrati ​I bidelli precari sono in rivolta

Così titolava il Giornale qualche giorno fa, riprendendo una notizia che era stata pubblicata sul quotidiano La Verità, giornale diretto da Belpietro, lo stesso che invita Bello Figu in tv senza spiegare chi sia. Belpietro, come tanti altri direttori, sa bene che il pubblico che legge la sua testata vuole solo notizie che confermino i suoi bias, quindi se ne frega di fare informazione e passa il tempo a raccontare storie. Peccato che la stessa notizia venga appunto poi riportata anche da altre testate, come Il Giornale.

Ma è veramente come ce la raccontano, Valeria Fedeli ha veramente assunto degli immigrati? Come sempre sarebbe il caso di leggere l’articolo, che spiega un po’ di più le cose (sempre aggiungendo svariate inesattezze), ma già tra il titolone (fatto per il lettore indignato amante delle condivisioni senza prima leggere) e l’articolo stesso le informazioni si rivelano differenti.

Nel testo de Il Giornale si legge:

Adesso i migranti non vengono a svolgere solo i lavori che gli italiani non intendono più fare.

Ma anche quelli piuttosto ambiti, o che comunque hanno lunghe file di attesa a causa della crisi del mercato del lavoro. Come i bidelli. Un decreto del ministro Valeria Fedeli, infatti, permetterà agli stranieri, anche i migranti con semplice permesso di soggiorno, di accedere alla terza fascia della graduatoria Ata per le scuole. Scavalcando così migliaia di italiani in attesa da anni.

Il governo per far fronte alla richiesta dell’Ue di permettere a tutti gli immigrati comunitari, profughi e titolari di protezione sussidiaria o permesso di soggiorno di contendere agli italiani le supplenze o i posti fissi del settore Ata nella scuola. Il decreto dice per la precisione “titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permenente”. Quindi via libera agli extracomunitari.

Quindi non c’è nessuna assunzione, ma come viene spiegato nell’articolo si tratta di aver aperto le graduatorie anche agli stranieri muniti di regolare permesso di soggiorno (tipo mia moglie, che ha vissuto in Italia lavorando come lettrice d’inglese con il suo permesso di soggiorno). Ma è una cosa che è davvero successa ora?

No, la legge che prevede tutto ciò è comunitaria e risale al 2013, Valeria Fedeli non l’ha scritta o decisa come legge, se la è trovata fatta, e le leggi se sono state promulgate vanno rispettate. Qual è il problema? Che pur con una legge in vigore dal 2013, fino all’anno scorso non era prevista l’ammissione in graduatoria degli stranieri, anche se la legge lo prevedeva. Quindi gli stessi facevano richiesta, venivano respinti, facevano ricorso, lo vincevano, e quindi venivano riammessi alla graduatoria. Come potete immaginare questo giochino costava denaro alle pubbliche amministrazioni, e così da quest’anno anche la graduatoria ATA è in linea con le norme comunitarie esistenti da quattro anni. Questo non significa che verranno assunti ventimila bidelli stranieri, ma solo che senza doversi preoccupare dei ricorsi anche gli stranieri muniti di regolare permesso di soggiorno potranno accedere a quelle graduatorie; se verranno assunti dipende da tutte le altre qualifiche richieste.

Come spiegava Linkiesta già nel 2014:

La grande maggioranza degli stranieri regolari può già accedere alla gran parte dei posti del pubblico impiego.

E ancora:

Prima delle legge europea 2013, in Italia non è mai stato del tutto chiaro se lo straniero potesse accedere ai concorsi pubblici o no. Agli stranieri, davanti alla galassia delle norme varate in attuazione delle direttive comunitarie, non restava altro che impugnare davanti al giudice i bandi di concorso che avevano come requisito la cittadinanza italiana, chiedendo che venisse riconosciuto il carattere discriminatorio. Valeva, ad esempio, soprattutto nell’accesso al trasporto pubblico locale, dove vigeva ancora un regio decreto in vigore dal 1931, abrogato definitivamente solo dal 6 aprile 2014.

La domanda che mi faccio è sempre la stessa: va benissimo il diritto di critica, e comprendo che testate come Il Giornale e La Verità non possano difendere un ministro della fazione opposta, ma raccontare mezze bugie infarcendole con indignazione a mio avviso non è giornalismo, quindi perché l’Ordine non interviene in alcuna maniera?

Prima o poi vorrei trovare il modo di fare questa domanda al presidente stesso dell’Ordine dei Giornalisti, ma tutte le volte che ho cercato di raggiungere lui o più in generale il Consiglio direttivo non ho mai ricevuto risposta. Chissà che prima o poi non sia la volta buona.

maicolengel at butac punto it

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