Inventori contro il petrolio e complottisti contro lo spirito critico
Narrative scopertamente complottiste diffuse su canali del digitale terrestre, nonostante le tecnologie di cui si parla siano state usate per truffare cittadini e imprenditori

Il 13 settembre 2026 su alcune pagine social è stato diffuso un video proveniente da Canale Italia, il video è questo:
Canale Italia realizza un breve servizio che vorrebbe raccontare del perché “nessuno può mettersi contro il petrolio” e lo fa sfruttando quattro specifici esempi, alcuni già noti a chi segue BUTAC da anni, altri nuovi anche per noi.
Siamo di fronte appunto a un classico calderone di tante cose, quattro storie diverse cucite insieme, con errori fattuali e una chiusura perfettamente in tema con lo stile complottista a cui certe trasmissioni di Canale Italia ci hanno abituato.
L’auto di/a canapa
Il servizio parte raccontandoci dell’auto di canapa progettata da Henry Ford. Il servizio la chiama sempre Hemp Body Car, perché sarebbe stata costruita, nel 1937, con bioplastica ricavata dalla canapa, e sarebbe stata alimentata con olio, sempre di canapa. Il progetto, secondo Canale Italia, sarebbe stato affossato dai petrolieri e dalle leggi proibizioniste sulla canapa. In realtà l’auto che si vede è la cosiddetta SoyBean car, e il museo Henry Ford spiega che lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fece sì che venisse sospesa la produzione di tutte le auto negli Stati Uniti. La macchina era fatta di un qualche tipo di plastica, si trattava infatti di un telaio in tubolare d’acciaio con 14 pannelli di plastica. La formula esatta dei pannelli non è nota perché non ne esiste documentazione. Lowell Overly, che la costruì, parlò di fibra di soia in resina fenolica. Ma anche sulla soia c’è scetticismo: i tecnici delle plastiche dubitano che contenesse quantità significative di soia, e i pannelli erano probabilmente una normale plastica fenolica simile alla bachelite. L’auto non fu distrutta dai petrolieri, ma da E.T. Gregorie, cioè un designer Ford, e non era alimentata a canapa, perlomeno non secondo il museo Henry Ford.
L’auto ad aria compressa
Questa la conosciamo bene, ce ne siamo occupati più volte; si trattava di un’auto che avrebbe dovuto funzionare ad aria compressa, ma, come spiegavamo in ogni nostro articolo, era una tecnologia fallimentare, che non avrebbe mai potuto funzionare in maniera soddisfacente. Eppure con quel giochino sono riusciti a truffare più persone in giro per il mondo fino ad arrivare alla Tata, casa automobilistica indiana. Canale Italia lascia intendere che chi si doveva occupare della vendita sia poi morto in circostanze dubbie, ma in realtà la polizia thailandese escluse l’omicidio e parlò di un biglietto della moglie che menzionava problemi domestici. La Tata avrebbe dovuto commercializzare l’auto di Negré, ma dei tanti proclami in tal senso non si è mai fatto nulla.
L’auto ad acqua
Anche di auto ad acqua ci siamo occupati più volte in passato, e l’abbiamo dovuto fare perché è l’ennesima invenzione di cui non si è mai dimostrata la reale efficacia ma su cui qualcuno ha provato a lucrare. Il primo a proporla fu Stanley Meyer, che nel servizio sembra il povero inventore attaccato dalle compagnie petrolifere e condannato per nascondere la sua invenzione. Peccato che ben tre esperti scelti dal tribunale esaminarono la “cella” in tribunale e conclusero che non c’era nulla di rivoluzionario, era normale elettrolisi. La corte stabilì che Meyer aveva commesso una “frode grave ed eclatante” e gli ordinò di rimborsare 25.000 dollari ai due investitori truffati. Sulla morte: il rapporto del medico legale della Franklin County indica come causa immediata, il 20 marzo 1998, la rottura di un aneurisma cerebrale, e la polizia di Grove City non trovò indizi di reato.
L’auto ad acqua, e due
Anche questa viene spesso presentata come auto ad acqua, ma si tratta di cosa diversa, poiché si parte dall’ossidrogeno. Anche di questa ci siamo occupati in passato. Il sistema è quello di un classico kit HHO: elettrolisi a bordo, gas iniettato insieme alla benzina, e claim altisonanti: “-30% di carburante e -90% di inquinamento”. Il limite però è di fisica elementare. L’energia per l’elettrolisi arriva dall’alternatore, quindi dal motore, e ricombinare idrogeno e ossigeno restituisce al massimo quella spesa, al netto delle perdite. Le cifre sono dichiarazioni dell’inventore riportate senza alcuna verifica.
Le élite assassine
Il servizio si conclude con un classico richiamo complottista contro quelle élite che avrebbero affossato questi quattro rivoluzionari sistemi ecologici ed economici in favore del tanto odiato petrolio. Ma di assassini nei racconti qui sopra non ce ne è traccia. Cavalcare in questa maniera del puro complottismo su un canale del digitale terrestre credo sia molto grave, specie visto e considerato che abbiamo già visto numerosi casi di truffatori che, sfruttando le “invenzioni” di cui sopra, hanno fregato cittadini e imprenditori italiani.
Non credo di dover aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di engin akyurt su Unsplash