No, l’Islam non ci vieta il prosciutto
E i nutrizionisti muti...

Ci risiamo: dopo Piacenza, a quanto pare ora è Pordenone la sede delle proteste islamiche contro il maiale. O almeno, così titola il Giornale il 15 ottobre 2026 in prima pagina:
L’islam ci vieta il prosciutto

Un articolo firmato Luigi Mascheroni. Un articolo che nell’occhiello racconta:
Le scuole di Pordenone tolgono il San Daniele per non urtare i bimbi musulmani e scoppia la polemica. Il centrodestra contro l’ennesima sottomissione: Non possiamo rinunciare alla nostra identità.
La notizia ricalca in tutto e per tutto quanto già raccontato la settimana scorsa. E difatti ecco che il Comune, tramite le parole del sindaco Alessandro Basso, spiega in maniera diretta i fatti:
Voglio essere chiaro dal Comune di Pordenone non è mai partita alcuna direttiva, né alcuna indicazione, per escludere la carne di maiale dalle mense scolastiche. I menù vengono elaborati dall’Azienda sanitaria Friuli Occidentale, che con grande attenzione alla salute dei più piccoli indica di privilegiare gli alimenti biologici, e la carne suina biologica è molto rara sul mercato, e di limitare gli insaccati in quanto prodotti trasformati. Si tratta quindi di scelte di carattere nutrizionale.
E lo stesso sindaco sottolinea che:
Offrire piatti alternativi per rispettare i diversi precetti religiosi è legittimo e giusto, a patto che le tradizioni della nostra terra restino pienamente al loro posto, sulle tavole di tutti. Custodire i sapori del territorio è anche il servizio migliore che possiamo rendere all’integrazione: conoscere la cultura del luogo in cui si cresce, a partire dalla tavola, è il primo passo per sentirsene parte.
A questo vorrei aggiungere che il prosciutto crudo di San Daniele è buonissimo, ed è sicuramente parte di una tradizione italiana. Ma c’è un’informazione che non vedo in nessuno degli articoli che ne parlano come un prodotto da difendere strenuamente, senza il quale sembra a rischio l’intera identità del nostro Paese (che deve essere particolarmente fragile, se una volta eliminato il prosciutto rischia di crollare a pezzi). Secondo il Consorzio Prosciutto San Daniele, cioè fonte di parte e con interesse a valorizzare il prodotto, la lavorazione del maiale nell’area viene fatta risalire all’epoca celtica e romana. Sempre secondo il Consorzio, il San Daniele finisce in dono al Concilio di Trento, viene razziato dagli ufficiali napoleonici come una prelibatezza e dopo l’Unità viaggia verso le corti europee. Tavole di prelati, ufficiali e regnanti, insomma, non di contadini. Il Consorzio nasce nel 1961, la denominazione è tutelata per legge dal 1970, e fino al 1983 il San Daniele si poteva produrre solo d’inverno. Tradotto: il prosciutto che oggi diamo per scontato nel panino è figlio del boom industriale, non di una qualche tradizione dei nostri nonni.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Andrew Molyneaux su Unsplash