Su Rete 4 all’interno del programma Stasera Italia è andato in onda un servizio che mi ha ricordato alcune cosine di cui avevamo già parlato qui su BUTAC. La cosa strana è che gli articoli qui su BUTAC risalgono ad anni fa.

Titolo del servizio del 4 ottobre:

Sotto Pelle

In Svezia si usa un cip sottocutaneo al posto delle carte di credito e dei contanti, ma non solo…

Il servizio, della durata di meno di tre minuti, ci racconta di come in Svezia si usino sempre di più altri sistemi di pagamento rispetto al contante. Ma le cose che ci vengono raccontate in quei tre minuti sono carenti di un approfondimento sensato. Il servizio lascia con l’idea che la stessa Svezia stia tornando sui suoi passi… ma è tutto decisamente malfatto.

Partiamo dall’inizio, fin da subito ci viene mostrato il famoso “chip sottopelle”, condito dalla descrizione accattivante fatta da chi quel chip lo produce:

è piccolo è carino e poi c’è il fatto che questo oggetto può sostituire la maggior parte della carte, chiavi, ticket, soldi in contanti…

Il chip

Ci viene mostrato il sistema con cui il chip viene inoculato e poi… poi si passa ad altro, perché il chip a cui fanno riferimento è sempre lo stesso di cui parlammo nel 2015, non è stato rimpicciolito, non è di largo uso in Svezia, è stato introdotto da una specifica azienda (sempre quella del 2015) per i propri dipendenti che non avessero più voglia di usare badge all’entrata di ogni porta. Dal 2015 ad oggi, ci dicono nel servizio, in tutta Europa ne sono stati richiesti circa 4 milioni. Per capirci, in Unione Europea circolavano circa 800 milioni di carte (credito e debito) nel 2017. Quattro milioni è lo 0,5% di 800 milioni, non tantissimi utilizzatori, specie se si pensa che il chip è in produzione almeno dal 2014. Ma è evidente come il servizio voglia fare leva su certe paure diffuse, sono tanti i preoccupati dall’idea che qualcuno ci voglia obbligare a inserirci un chip sottopelle per controllarci. Qui l’inoculazione è fatta solo su soggetti che l’abbiano formalmente richiesta, nessuna azienda si è sognata di renderlo obbligatorio. Anche perché ha poco senso, tutto quello che fa il chip di cui parla la trasmissione lo fanno anche i nostri smart device, dal telefono all’orologio fino al tablet. Quasi tutti abbiamo uno smartphone, sempre più gente ha uno smartwatch, il chip al momento non ha alcuna priorità, le cose cambieranno (forse) il giorno (credo ancora lontano) in cui il chip ci permetterà di fare telefonate, consultare un motore di ricerca, vedere la mappa di dove siamo ecc, ma fino ad allora la vedo durissima.

Procediamo oltre col servizio di Stasera Italia. La giornalista, con fare serio, ci racconta di come pagare in contanti in Svezia sia diventato praticamente impossibile, ce lo dice con un tono allarmista che rende bene l’idea di quale sia il messaggio che vogliono passare al pubblico a  casa. Dopo averci mostrato un po’ di negozi che preferiscono la carta al contante e altri dove si accetta solo la carta si passa a parlarci di Swish.

Il pagamento tramite telefono

La giornalista ci racconta:

Ma sopratutto gli svedesi utilizzano Swish, un sistema che permette di pagare attraverso il telefono…

La famosa scoperta dell’acqua calda, forse sarebbe il caso far presente alla redazione di Rete 4 che il pagamento tramite smartphone esiste anche da noi, e da qualche anno oltretutto. Faccio la spesa tutti i giorni, al supermercato dove vado la fascia tra i 20 e i 30 paga sempre più spesso con Satispay, o altre app simili. Non c’è nulla di strano. Per molti è il massimo della comodità, nessuna monetina in tasca, nessun bisogno di ricordarsi di andare a ritirare al bancomat. E anche quando si tratta di dover dividere conti con amici al ristorante le cose sono facilissime. Ci sono alcune app che prevedono già i pagamenti divisi tra più persone. E in moltissimi casi le transazioni con amici non hanno nessun tipo di commissione (a differenza di un bonifico bancario che spesso ha dei costi).

Ma tutto questo la giornalista evita attentamente di raccontarcelo, perché è importante parlare di Swish come se fosse la prima e unica app del genere. Ma Swish non è altro che una app simile a quelle usate da noi, nata apposta per le transazioni tra privati, ed è per quello che certi la gradiscono. Esiste dal 2012, e quindi si può dire che si tratta di una delle prime app del genere, ed ha avuto fin da subito grande successo: nel 2015 la usava il 50% degli svedesi. Basta il numero di telefono della persona a cui si vuole mandare denaro per sfruttarla. Tra privati non ci sono commissioni da pagare per le transazioni, se invece siete un esercizio commerciale si pagano pochi centesimi a transazione, da un minimo di 15 centesimi a un massimo di 20. Cifre “importanti” se si tratta di comperare ad esempio un gelato, irrisorie se invece si compra qualcosa di più costoso… Ma sono cifre che i negozianti già includono nel ricarico del costo del loro prodotto, con o senza Swish. Perché muovere e tenere denaro contante ha comunque costi.

La scenetta con la giornalista che dice di aver prelevato delle corone svedesi senza essere ancora riuscita a spenderle è la ciliegina sulla torta… mostrando come anche un mendicante/artista di strada chieda pagamenti in Swish. Peccato che nel cartello del signore che inquadrano ci sia scritto chiaramente:

If you wish you can Swish

Che non significa affatto che rifiuti le cento corone in contanti della giornalista (che si guarda bene dal dargliele) ma che se uno vuole può anche pagare con Swish.

Poi si torna a parlare di Chip, e la giornalista va a visitare la Biohax international (legata al Biohacking group di cui parlavo nel 2015) senza spiegare che la compagnia si chiama così perché deriva da Bio e Hack, il biohacking è quasi una filosofia di vita, come spiegavo nel 2015:

è la pratica di coinvolgere/riunire la biologia con l’etica hacker

il gestire la propria biologia utilizzando una combinazione di tecniche mediche , nutrizionali ed elettroniche

Non ci dovremmo sorprendere se un gruppo di gente che s’ispira a questa filosofia sceglie di farsi impiantare un chip sottopelle. Come se ci stupissimo di un punk che sceglie di farsi un piercing…

Ma la chicca finale arriva quando la giornalista, concludendo il servizio, ci racconta di come il governo svedese (forse preoccupato per quest’abbandono repentino del contante) sia corso ai ripari pubblicando un opuscolo dove spiegano cosa succederebbe in caso di una guerra che causasse blackout dei sistemi digitali. La giornalista lo racconta come se l’opuscolo fosse stato inviato apposta a nove milioni di svedesi.

La Svezia e la guerra…

Ma anche di questo avevamo parlato su BUTAC tempo fa, l’opuscolo di cui si parla è un libretto che viene aggiornato e distribuito nelle case degli svedesi da molti decenni, ogni tot viene aggiornato. Ovviamente vivendo nell’epoca digitale sono state inserite le parti dove viene spiegato che se ci fosse un qualche tipo di blackout elettrico carte di credito e telefoni non funzionerebbero. Ma credete forse che in caso di guerra termonucleare globale la gente accetterebbe la vostra banconota da cento corone? Magari preferirebbero un bel lingottino d’oro, o l’economia del baratto.

Io non sto dicendo che dovremmo abolire del tutto il contante, e sono ben conscio che esistono controindicazioni su questa deriva (ad esempio in caso di soggetto insolvente senza l’uso del contante ci vogliono pochi secondi a bloccare ogni linea di credito lasciandoci di fatto in mutande senza modo per pagare nulla) ma il servizio lo trovo davvero malfatto.

In attesa dei vostri, sempre arguti, pareri…

maicolengel at butac punto it

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46 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre tremila articoli come autore, oltre a collaborazioni varie. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire, non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.