La memoria dell’invasore – Kiev bombarda Donetsk?

Non ce lo siamo tutti dimenticato, è che la notizia è stata smentita già nel 2014...

Ci avete segnalato un post sulla bacheca facebook di Carlo Rovelli, fisico italiano autore di svariati libri di divulgazione, l’ultimo – uscito da poco – si intitola Buchi bianchi. Il post risale al 28 febbraio 2023 e, per chi faticasse a leggerlo qui sopra, riporta un articolo di Repubblica del 2014 che titolava:

Fuoco sui filorussi Kiev viola la tregua e bombarda Donetsk

Accompagnato dalle parole di Rovelli che commenta:

Ce lo siamo tutti dimenticato?

L’articolo risale al 3 ottobre 2014, ed è una delle tante versioni della notizia che circolò in quel mese e di cui abbiamo già parlato. La notizia aveva come fonte unica le agenzie governative russe, e infatti come riportato in testa all’articolo si tratta di una velina:

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE DA MOSCA

Non da Kiev, o ancor meglio dai territori in guerra, no: un giornalista a Mosca legge quanto le agenzie russe pubblicano e lo rimanda in Italia da pubblicare sui nostri quotidiani, non domandiamoci dove possano stare l’errore e la propaganda. Ma per fortuna non tutti si fidano delle Agenzie, ad esempio Amnesty International commentò la notizia il 20 ottobre 2014 con un articolo dal titolo:

I MEDIA RUSSI ESAGERANO LA PORTATA DEGLI ABUSI COMMESSI

Nell’articolo di Amnesty non viene negato che da entrambe le parti si stiano compiendo atrocità, ma riporta chiaramente:

…alcune delle denunce più sensazionali, riferite soprattutto dai media russi, sono state ampiamente esagerate…

Quello che appare più terrificante è che di quelle fosse comuni che secondo le agenzie russe avrebbero nascosto oltre 400 corpi, gli osservatori di Amnesty hanno raccolto prove di quattro civili uccisi, vorrei dire solo quattro civili uccisi, ma penso che anche un civile ucciso sia uno di troppo. Però bisogna guardare in faccia la realtà e ammettere che quattro e quattrocento sono misure di grandezza diverse, e uno scienziato come Rovelli crediamo dovrebbe averlo ben presente.

Giusto per non limitarci a una sola fonte:

Giusto per ribadire il concetto che la propaganda non è iniziata nel 2014 (oltre a rimandarvi agli articoli in cui ne abbiamo già parlato e che potete trovare qui e qui), suggerisco a tutti la lettura di quest’articolo del 2014, su qualcosa che in Italia non è stato raccontato all’epoca da nessuna testata giornalistica. Si riporta di una testata ucraina in lingua russa, Vesti, testata che faceva sottile propaganda in favore della Russia. Vesti fu oggetto di requisizione di server e uffici nel 2014 per l’accusa di aver diffuso propaganda e disinformazione sul territorio ucraino, ma riuscì a far passare la notizia che la causa delle perquisizioni, e delle successive requisizioni, fosse un articolo che parlava della figlia del capo dei Servizi segreti ucraini e non il loro essere al soldo del governo russo. Anche questa è dezinformatsiya…

Propaganda

La cosa che vorremmo sottolineare è che è evidente che la Russia ha mosso una macchina di propaganda delle cui proporzioni tutt’ora fatichiamo a renderci conto, macchina di propaganda che non si è attivata nel 2022 con lo scoppio della guerra, e neppure nel 2014, ma che era già operativa da prima dell’invasione del Donbass (qui potete rivedere l’intervista che abbiamo avuto sul tema con Marta Ottaviani, autrice di Brigate russe – La guerra occulta del Cremlino tra troll e hacker). Purtroppo solo quando questa guerra sarà finita e soggetti come Putin saranno un ricordo del passato sarà possibile fare un’analisi completa su quanta propaganda è stata fatta circolare e con che mezzi, o almeno tentare nell’impresa. Ma da minuscoli osservatori della disinformazione siamo certi che sarà un lavoro importante.

Concludendo

Fidarsi di articoli apparsi sulla stampa che abbiano come fonti le agenzie russe è sbagliato, oggi come allora, significa fidarsi della macchina della propaganda. E questo vale ovviamente anche per le notizie che arrivano dall’altra parte. E vale per tutte le situazioni di conflitto che si vedono in giro per il mondo. Che non se ne renda conto Rovelli dispiace, ma è importante che ve ne rendiate conto voi che che volete tenere sempre attivo lo spirito critico.

Abbiamo classificato la notizia come misinformazione perché vogliamo credere nella buona fede del professor Rovelli, uomo di scienza che dovrebbe porre le evidenze di fronte a tutto. Ecco, le evidenze di Repubblica – e delle agenzie di stampa russe – sono frutto di cherry picking. E sono appunto state smentite sia da Amnesty che dagli osservatori internazionali.

maicolengel at butac punto it

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