Sono tante le volte che sentiamo parlare della libertà di stampa, tanti si indignano quando se ne parla, tanti la citano come se in Italia non esistesse. Perché il dato che tutti hanno chiaramente in testa è che l’Italia è al 77° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa.

A me fa sorridere che chi ne parla non comprenda che non è che in Italia ci sia un regime che vieta di stampare quello che vogliamo. Chiunque può scrivere più o meno quello che vuole, magari stando attento a non diffamare gli altri, magari riportando informazioni che non creino allarmismi nella popolazione. Ma di base in Italia, come nel resto d’Europa siamo di fronte a paesi dove i giornalisti sono più liberi di scrivere quello che vogliono.

Come spiega l’organizzazione mondiale che si occupa di stilare la classifica (RSF) la ragione che vede l’Italia essere il fanalino di coda nell’Unione Europa non è causata da censure o divieti, ma più dal fatto che sono tanti i giornalisti costretti a vivere sotto protezione per le minacce ricevute.

Dovrebbe essere una cosa chiara a tutti ma spesso non lo è.

Su BUTAC, se si eccettuano i controlli delle fonti, tutti scrivono liberamente come potete bene immaginare, ma anche noi riceviamo minacce, alcuni di voi lo sanno, altri lo hanno intuito. Da quando ho aperto il blog però il 99% delle minacce che ho ricevuto è arrivato da fuffari che cercavano di tutelare il loro prodotto. Gente che ben sapendo di vendere aria fritta cercava di limitare i danni causati dai nostri articoli che mostravano come dietro ai loro prodotti ci fosse il nulla.

Il primo anno di blog avevo anche cercato contatti con le redazioni di giornali e tg, segnalavo loro che avevano pubblicato qualcosa di inesatto, pensando ingenuamente che mi avrebbero ringraziato e avrebbero corretto i loro articolo, cosa che alcuni – pochi- hanno fatto, la maggioranza no, anzi, ribattevano risentiti, ma poco importa. Quando ho compreso che comunque la policy di certe testate era la stessa del Daily Mail (cioè pubblicare la qualsivoglia, basta che la gente la legga e ci clikki) ho smesso di farlo, tanto non serviva a niente. Ma ho sempre avuto più o meno buoni rapporti con tutti i giornalisti con cui mi sono confrontato. So che nove volte su dieci la colpa delle bufale pubblicate non è loro, ma di redazioni che pagano malissimo e sono interessate più alle visualizzazioni e alle condivisioni che alle notizie in sé.

Questa settimana invece ho ricevuto posta, per ora elettronica, ma viste le minacce attendo anche la raccomandata dell’avvocato. Ho osato sostenere che una nota trasmissione aveva pubblicato quello che ritenevo un servizio disinformativo. Non era la prima volta che lo facevo, ma è stata la prima volta in cui ho ottenuto una reazione. La giornalista che ha curato il servizio si è lamentata con me in maniera molto forte. Una prima mail me l’ha scritta il giorno dopo la pubblicazione del mio articolo, la richiesta per me era chiara: pubblicare la sua replica, cosa che ho prontamente fatto, non cambiando una virgola del mio articolo ma mettendo in testa allo stesso la sua mail dove spiegava perché, secondo lei, le mie erano tutte sciocchezze.

Io le ho riposto in maniera garbata, dandole del lei, e firmandomi con nome e cognome.

Mi sono riletto più di una volta l’articolo da me pubblicato, e non ci trovo nulla per cui dover riportare scuse, è in parte un analisi di un servizio tv, completata con informazioni riportate da altri, non parlo di allarmismo (lo fa il Fatto), forse sensazionalismo ma non lancio accuse, evidenzio solo come alcune delle affermazioni fatte le avessimo già trattate a settembre (non per un articolo su Report) e fossero risultate inesatte da fonti verificabili (linkate nel mio articolo precedente).

È vero nel mio articolo di stamattina non avevo minimamente trattato la questione ethossichina, ma perché ad oggi non c’è un parere della comunità scientifica unico, mancano ulteriori studi, come riportavano in tanti già nel 2015 alla luce degli ultimi studi fatti in quel settore.

Nel mio articolo non citavo Nifes, come lei sembra sostenere, lo fa sempre il Fatto, io riportavo il link al mio precedente articolo dove si riportavano PubMed, CDC  e dipartimento per la salute americano (dove, sia chiaro, l’etossichina è ancora usata senza divieti). È vero che non raccontavo chi fosse EuroFishMarket, ma spiegavo chiaramente in chiusura che una possibile critica al pezzo de Il Fatto Alimentare era che fosse di parte. Non ho smentito gli studi di nessuna università anche se dalla sua lettera sembra l’abbia fatto, ma da come l’ha scritta ho il dubbio che abbia letto il nostro articolo velocemente, magari da smartphone, confondendo noi con quanto riportato da Il Fatto. Mi dispiace la minaccia legale finale, perché non ritengo d’aver scritto un articolo che possa in alcuna maniera diffamare qualcuno. Ma evidentemente abbiamo metri di giudizio diversi.

Ho comunque riportato la sua mail per intero in testa al mio articolo come da sua richiesta.

Distinti saluti
Michelangelo Coltelli
Ritenevo di avere dato una risposta cortese, e di avere fatto in parte quanto richiesto, non ritenevo (e tutt’ora non ritengo) di dover scuse a nessuno, il diritto di critica è uno dei capisaldi del giornalismo, e la mia era una critica ad un servizio che ritenevo superficiale e poco informativo nei confronti del pubblico. Come nel passato ne abbiamo visti altri.

Pubblicata la sua replica in apertura d’articolo pensavo la questione fosse finita lì. Ma non era così, il 31 marzo ricevo nuovamente posta:

Signori della Bufala,

   io non so che esperienza abbiate voi di giornalismo
ma intuiscono molto poca, per come verificate le vostre fonti.
Vi consiglio di partire proprio dall’attendibilità delle fonti, dirette e indirette.
Non sto neppure a rispondere alle vostre inconsistenti controrepliche, argomentazioni che non smontano una sola cosa detta da noi. Rimane vedo quel cartello diffamatorio, controbilanciato da un titolino che non evidenzia affatto il senso della mia richiesta di dire chiaramente che la bufala l’avete riportata voi.
Troppo facile fare un copia-incolla di una che ha conflitti di interessi, appiccare 4 studioli che credete di avere capito solo voi.
IO non intimo nulla, imparate almeno i termini giusti visto che fate gli eroici coraggiosi della notizia.
Vi  ho chiesto 2 cose e una non l’avete fatta.
Continuate a lasciare quel cartello CON LA SCRITTA disinformazione e dovrò procedere con la querela.
Se invece lo volete lasciare  dovete mettere un cartello di uguale grandezza (e agghindato in modo così suggestivo e in prima pagina per almeno 3 giorni) con scritto:
LA BUFALA l’abbiamo fatta noi stavolta pubblicando
l’articolo di EUROFISHMARKET (senza dire i conflitti di interesse di Tepedino)
Io ho realizzato inchieste per report per 19anni, ho avuto molte denunce senza averne persa una.
Io credo che la vostra superficialità, riportata in tv, vi sommergerebbe di querele. E le perdereste
Essere piccoli e quasi invisibili (e sul web) non vi difende più dalle querele.  Lo sapete almeno questo, vero?
saluti
Intanto vorrei sapere perché se rispondi ad una mail dove il tuo interlocutore si firma con nome e cognome devi aprire con “Signori della Bufala”, o meglio finita di leggere la mail so bene perché ha aperto così: siamo, a mio avviso, di fronte a un atto di bullismo, non di quelli dei leoni da tastiera, ma più quelli che vedo fare tra i compagni di scuola di mio figlio cinquenne. Mancavano solo “specchio riflesso” e gnagnagnagnagna per concludere in bellezza.
Allora, io non metto in dubbio la professionalità e la bravura della giornalista in questione, magari è davvero la migliore nel suo campo, le mie critiche erano per un servizio andato in onda in tv in prima serata, ma erano critiche, non attacchi o diffamazione, critiche supportate da link e da altre critiche identiche mosse da altri soggetti. Vedete, se io avessi scritto “chi ha fatto questo servizio è un benemerito incapace, un idiota ecc ecc” potrei anche capire la minaccia di querela.
Ma così?
Nel mio articolo non c’era nulla di diffamante, lo so io e credo lo sappia bene anche la giornalista. Ma allora perché le minacce? Spera forse che io, terrorizzato dalle sue parole, rimuova quanto scritto? È davvero convinta che un sito che da quasi 5 anni si batte per un’informazione più corretta e completa si faccia spaventare da questi sistemi?
Sempre per amore della corretta informazione tra la prima e seconda mail io ero andato a sentire anche la persona che veniva citata come soggetto a conflitti d’interesse, Valentina Tepedino, di EuroFishMarket, questa la sua cortese risposta:
… rappresentando Eurofishmarket ( per le numerose collaborazioni effettuate ed in corso) molte  aziende del settore della produzione ( pesca ed acquacoltura), Organi di Controllo ufficiale  e responsabili di autocontrollo, aziende della distribuzione organizzata, ristoratori ed Associazioni di Categoria, non poteva non commentare un servizio del genere  come poi ha fatto per numerosi altri servizi sia positivi che negativi sul settore dal 2004 ad oggi ( ha commentato Porta a Porta, Di Martedì, Uno Mattina, ecc. ecc…e siamo sempre stati aperti ad un confronto costruttivo con chi lo ha chiesto). Inoltre portiamo avanti campagne di formazione e sensibilizzazione su numerosi temi critici del settore ittico tra i quali quelli relativi all’utilizzo di additivi illegali nei prodotti ittici, alla glassatura poco “chiara”, alla sostituzione di specie e a tutto quello che abbiamo modo di verificare attraverso indagini significative e confronto con esperti del settore che sono utili a contrastare la concorrenza sleale ( es. http://www.eurofishmarket.it/news.php?idnews=2236&from_ricerca=si ).
Eurofishmarket lavora con moltissimi produttori e lavoratori seri, organi di controllo competenti ed organi di stampa interessati a nostri pareri e consulenze. Nello specifico, la Valentina ( a volte “Valeria” ) Tepedino citata nella suddetta mail  sono io, non sono una giornalista e sono fiera di essere una consulente e dunque una tecnica specializzata nel settore ittico con una laurea in Medicina Veterinaria, una specializzazione in Igiene ed Ispezione dei prodotti ittici ed una seconda specializzazione in Diritto e Legislazione Veterinaria e tutta la mia vita professionale l’ho ad oggi dedicata a questo settore che oltre ad essere il mio lavoro è anche la mia passione.
…per l’attività che svolgo, ripeto di tecnico e consulente privato che lavora per una SRL, non posso e non potrò mai avere conflitti di interesse al contrario di quanto supposto dalla mail in oggetto .
 Non credo sia necessario aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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