È passato un anno da quando mi sono occupato per la prima volta della “famosa” molecola antitumore. Ne avevano parlato i giornali, era stata ripresa da alcuni fuffari, ma la questione non accenna a smettere di girare. Anzi, qualche genio del web ha ripreso un video del 2013 e l’ha ripostato qualche giorno fa, arrivando a oltre 40mila condivisioni. E la cosa non si ferma.

40mila persone gli hanno creduto al punto tale da far girare la cosa. 40mila uTonti (scusate) che non dovrebbero avere accesso al web. 40mila soggetti che dimostrano la deriva antiscientifica di questo paese. 40mila persone che hanno i nostri stessi identici diritti, ma non se li meritano.

La storia è vecchia, quindi trovo sciocco debunkarla di nuovo. Riporto qui alcuni passaggi dalla vecchia sbufalata, ancora presente su BUTAC.

La prima colpa di questa bufala è tutta nei giornalisti professionisti – quelli pagati, per intenderci, quelli che dovrebbero occuparsi di fact checking. Siccome sono pigri, sfaccendati, amanti del sensazionalismo, non lo fanno.

Io li licenzierei. Smetterei di comperare i giornali e farei chiudere le testate. Non meritano soldi, ma solo di cambiare mestiere!

Tutte le testate che hanno riportato la notizia l’hanno fatto con titoli sensazionalistici. Come se davvero avessimo scoperto la cura contro il cancro! In realtà le cose sono ben lontane dalla realtà.

Mirco Fanelli e Vieri Fusi sono due ricercatori dell’Università di Urbino. Il loro team di ricerca si è mosso nello studio di nuove alternative per la cura del cancro. Sono in una fase interessante della loro ricerca e trovo giusto lasciare alle loro parole, riportate sul sito dell’Università di Urbino, una chiara spiegazione:

Vieri Fusi: Il maltolo “per se” è una molecola innocua, utilizzata talvolta come additivo alimentare per il suo aroma e le sue proprietà antiossidanti, ma – se opportunamente modificata – può dare origine a nuove molecole con interessanti proprietà biologiche. Due molecole rappresentative di questa classe di composti sono state al momento sintetizzate e caratterizzate nella loro capacità d’indurre alterazioni della cromatina e, quindi, di condurre le cellule a rispondere in termini biologici. Questa classe di composti è caratterizzata da interessanti proprietà chimico/fisiche che li rende capaci sia di raggiungere l’interno della cellula che di esplicare le loro funzioni nel nucleo, dove risiede il nostro genoma (e dunque la cromatina).

Mirco Fanelli: Da subito abbiamo monitorato come alcuni modelli neoplastici (colture cellulari in vitro) fossero sensibili ai trattamenti con le due molecole (denominate malten e maltonis): le cellule, in risposta ai trattamenti, alterano dapprima la loro capacità di replicare e, successivamente, inducono un importante processo biologico che le conduce ad un vero e proprio suicidio (denominato morte cellulare programmata). La cosa ancora più interessante è che la somministrazione delle due nuove molecole altera enormemente l’espressione genica in funzione di una risposta atta a eliminare quelle micro modificazioni che sia malten che maltonis sono capaci d’indurre all’interno della cellula.

Tale meccanismo di azione, ad oggi mai osservato in molecole ad azione antineoplastica, è alla base per un potenziale sviluppo di molecole che possano sfruttare strategie alternative con cui bersagliare le cellule tumorali. Insomma, speriamo di poter sviluppare nuove armi con cui aggredire il cancro con le quali poter migliorare le attuali cure soprattutto per quei tipi di tumore ad oggi sprovvisti di terapia o derivanti da una recidiva.

Le avete lette bene le righe in grassetto? Si spera di POTER sviluppare! Non si sa ancora NULLA e non vi è nulla di ben definito. Non parlo di ricerche da scuola media, dove oggi mi dicono “studia l’Australia” e domani m’interrogano. Forse ci vorranno uno, due, cinque anni, per arrivare a definire qualcosa di più concreto. E fino ad allora, per favore, evitiamo di condividere questa cosa. Evitiamo di donare speranze basate sul nulla. Concentriamoci su quello che già si usa nelle cliniche e negli ospedali, e cerchiamo di esser obbiettivi.

Su un sito di divulgazione scientifica, Mirco Fanelli ringraziava con queste parole.

 «Mi sento di esternare un ringraziamento a tutti coloro che hanno condiviso con noi i risultati della nostra attività di ricerca. Come spesso capita in queste situazioni, e toccando certi argomenti, si rischia di far trapelare messaggi non corretti. Ci tengo a precisare che le molecole che abbiamo brevettato non devono essere considerate la soluzione nella lotta contro il cancro. Siamo in una fase sperimentale che sta dando ottimi risultati ma ancora lontana dalla sperimentazione clinica. Mi duole dover disilludere le persone che mi chiamano chiedendomi se possiamo sperimentare le nostre molecole sulle persone a loro vicine affette da tumore. Mi duole che, con gli articoli di questi giorni, si sia alimentato un clima di false speranze. Siamo ricercatori e non è nelle nostre intenzioni vendere fumo. Le nostre molecole ad oggi sono promettenti. La futura attività di ricerca dimostrerà se sarà possibile utilizzarle nell’uomo e con quali benefici. Vi ringrazio moltissimo, ci state fornendo una grossa motivazione. Grazie a tutti»

Direi che non ci sia bisogno d’altro, no?

C’è solo una cosa che vorrei sapere: il “signore” nel video è davvero un giornalista? Se sì, perché all’inizio o alla fine video non si presenta, né nomina la testata per cui lavora? Così, giusto per evitare in futuro l’acquisto del “giornale” per cui lavora. O quantomeno ricordarmi di lui, qualora leggessi qualche altro articolo… sai com’è, sapendo che è suo, potrei tranquillamente evitare di leggerlo. Tanto è sicuramente altra fuffa!

Nei giorni scorsi Mirko Fanelli (omonimo di uno dei due ricercatori) ha fatto un video in stile Iene dove intervista Mirco Fanelli, quello vero, e spiega per bene la cosa:

maicolengel at butac punto it

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