La natura non è democratica

Redazione Butac 30 Mar 2020
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In un Paese bloccato dalla pandemia, nonostante la grande maggioranza degli italiani segua le direttive imposte dalle autorità, sarebbe sufficiente un piccolo gruppo di irresponsabili per sbilanciare le sorti dello scontro in favore del virus.

Purtroppo tra le tante segnalazioni giunte a BUTAC nell’ultimo mese ce ne sono alcune di gruppi di soggetti che spingono la gente a uscire, ad aggregarsi, a trattare quest’emergenza come una sciocchezza. Si passa da Vittorio Sgarbi, che spinge i suoi follower ad andare a Codogno, agli estremisti di destra di The Walk of Change che spingono i loro follower ad andare di strada in strada a fare proseliti e distribuire volantini. Insomma ce n’è per tutti i gusti.

Oggi rispondiamo alla segnalazione riguardante il sito web del Comilva (Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà nelle Vaccinazioni) con sede a Rimini. Nello specifico ci riferiamo alla lettera aperta pubblicata il 27 febbraio 2020.

Gli autori esordiscono sottolineando quanto sia sopravvalutata l’epidemia di COVID-19:

Le ordinanze delle regioni per questa “epidemia“, le misure straordinarie degne della più imminente catastrofe e la conseguente ondata di panico che sta colpendo la popolazione più vulnerabile come gli anziani, gli affetti da patologie croniche, gli immunodepressi, e in generale tutti coloro che temono di trovarsi esposti a un mostro e stanno vivendo gli avvenimenti con estrema paura: tutto questo è per noi sconcertante e privo di senso..

Invece di spingerci ad una reazione compatta come un’unica squadra di 60 milioni di persone, scrivono:

…ciò che ci preoccupa maggiormente è che si stia sempre più instaurando un governo di polizia, che pian piano comprime diritti e libertà fondamentali dei cittadini, di cui stiamo assaggiando le prime misure con grande impatto sulla vita quotidiana di tutti noi.

E concludono dichiarando:

  …non abbiamo bisogno di ordinanze per fronteggiare il virus!

Sarebbe il caso che gli autori di questa lettera fossero più espliciti e spiegassero in che modo intendono fronteggiare il virus. Ma la domanda più importante che poniamo al team di autori di Comilva è:

Per quale remota e contorta ragione si deve negare l’esistenza delle malattie infettive?

Il mondo sta affrontando un problema vero, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e non si è ancora arrivati ad avere ciò che il popolo antivax teme più di ogni altra cosa: un vaccino anti COVID-19. Eppure invariabilmente ogni vittima, l’esistenza stessa dell’epidemia e ciò che ne consegue devono essere negati o quantomeno minimizzati. Nella lettera vengono citati diversi esperti che il 27 febbraio avevano pareri difformi dalla maggioranza, sostanzialmente più ottimisti (per la cronaca, gli scienziati raramente hanno discussioni pacifiche e pareri concordi). Poi sono arrivati dati più precisi ed ecco che qualcuno degli esperti citati nella lettera ha ammesso pubblicamente di aver commesso un errore di valutazione; segno di onestà e coraggio.

Nel mondo antivax invece no.

Non esiste l’errore, non esiste il disaccordo e cosa più inquietante non esiste la paura del virus. Mille voci parlano sempre come una sola voce.

Ora, come in Terminator, noi proveniamo da un futuro trenta giorni avanti alla lettera del 27 febbraio 2020 e invitiamo il team Comilva a ritirare quel comunicato. Si tratta di un testo sia anacronìstico che errato nel promettere una fine della crisi senza il bisogno di sacrifici e rinunce.

Se il problema non facesse parte della realtà in questo momento saremmo tutti fuori nei parchi a giocare felici.

Per concludere c’è un altro quesito che poniamo agli autori della lettera: i vaccini vi fanno davvero paura o avete più paura che i vostri follower un giorno si rendano conto di essersi abbeverati alla fonte meno affidabile?

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