L’informazione in Italia è messa sempre peggio, basta darsi un’occhiata attorno per accorgersi di quanto ormai ogni giornale cerchi di portare acqua al proprio mulino politico.

Durante il weekend mi avete segnalato un articolo, apparso su un sito (testata registrata) che si chiama AdHoc News, titolo dell’articolo:

Pc e cellulari, arriva la stangata dei soviet giallorossi

Basta leggere le prime righe per capire che ci troviamo di fronte a un copia e incolla che arriva da Il Giornale, che a sua volta prendeva come fonte La Verità. Curioso che non venga linkato Il Giornale – da cui l’articolo viene completamente copiato – e venga invece linkata La Verità, che senza abbonamento non permette di leggere l’articolo. Ma procediamo oltre, l’articolo de Il Giornale titola in maniera lievemente diversa, ma il testo come vi ho detto è esattamente lo stesso di AdHoc.

Altra stangata dei giallorossi: ci tassano pure pc e cellulari

L’articolo in poche righe ci spiega:

Tassare il mondo digitale. Franceschini e il suo staff hanno individuato nei computer (fissi e portatili), negli smartphone, negli smart-watch e anche nei braccialetti che contano i passi il nuovo nemico da colpire. E da tassare. Per far quadrare i conti della Siae.

Il direttore del quotidiano scrive: “In soldoni, significa che quando si comprerà un telefonino, in base alla dimensione della memoria del dispositivo si pagherà di più: sopra i 32 giga si passerà da 5,2 a 6,9 euro. Mentre chi prenderà uno smart watch (finora esente dalla tassa Siae) dovrà versare tra i 2,2 fino ai 5,6 euro”. Detto così sembrano due spiccioli, ma su larga scala si parla di centinaia di milioni di euro. Di tasse in più. D’altronde ai giallorossi, si sa, piace la (de)crescita (in)felice…

Tutte notizie vere: l’equo compenso, in forme diverse, esiste da tempo. Le cifre erano state ritoccate nel 2014 e oggi vengono ulteriormente alzate. Quello che è importante capire è che per il singolo utente questa “stangata” si risolve con un aumento abbastanza contenuto, e la cifra è inclusa nel prezzo del dispositivo che si acquista, non è qualcosa da aggiungere al prezzo finale. Sia chiaro, con un mercato italiano che vede ogni anno qualche milione di pezzi venduti, per la SIAE è sicuramente una manna dal cielo, ma per il singolo privato cittadino il cambio è quasi impercettibile. Parlare addirittura di stangata è un filo esagerato.

Vi riporto un sunto abbastanza completo apparso su Quora:

La tassa in questione è il cosiddetto “equo compenso”. La ratio è: dato che i dispositivi di archiviazione possono essere usati anche per fare il backup di opere protette dal diritto d’autore (c.d. “diritto alla copia privata”), il cittadino deve pagarci sopra una tassa che vada a compensare il mancato guadagno del detentore dei diritti.

Esempio terra terra: diciamo che compri il CD di un cantante che ti piace.

    • Situazione standard: compri il CD, senti il CD, lo senti tante volte, il CD si rovina, ne compri un’altra copia, il cantante guadagna due volte.
    • Col diritto alla copia privata: compri il CD, ne fai una copia su disco vergine, l’originale lo conservi con cura; ascolti la copia masterizzata, quando la copia masterizzata si rovina semplicemente ne fai un’altra copia. Il cantante ci guadagna una volta sola.

    • I, sic, “dem” (non sapevo ci fosse ancora Prodi in giro!) hanno inventato una nuova tassa? Anche NO, c’era già da anni, e come già detto l’ha introdotta Berlusconi, con la Lega appresso.
    • Hanno esteso la tassa a “PC e smartphone”? NO, era già così (sempre grazie a Berlusconi + Lega).
    • Hanno previsto un aumento? SÌ e NO, ci arrivo dopo.
    • È un aumento del 20%? NO, il 20% è un “worst case scenario”.
      L’aumento dipende dal “taglio” del dispositivo di archiviazione. Per esempio per gli smartphone con memoria interna da 32 GB sarà dell’8% circa.
    • È una “stangata”? NO, nella stragrande maggioranza dei casi sono pochi centesimi di euro a dispositivo. Riprendendo l’esempio di prima, quell’8% di aumento si traduce in “ben” 40 centesimi.
    • Aumentano tutto? NO, sono previste pure delle riduzioni, anche sostanziose. Per esempio un hard disk da 2 TB per computer vedrà un taglio del 20% sulla tassa. La tassa massima applicabile sulle MicroSD per smartphone invece viene ridotta del 10%.
    • Quei soldi vanno alla SIAE? SÌ e NO. Tecnicamente vanno in gran parte ad autori, interpreti ed editori dell’opera, tuttavia in Italia questi soggetti di norma si riuniscono sotto il “cappello” della SIAE.
    • Quei soldi vanno a beneficio di chi crea, interpreta e produce opere? SÌ, anche se una parte se la tiene la SIAE per il “servizio”.
    • La tassa la paga il cittadino? Indirettamente SÌ. La paga il produttore del supporto digitale, il quale presumibilmente si rivarrà sull’acquirente finale.

AirBnb e la cedolare secca

Ma non è tutto qui, negli stessi articoli si attaccano le misure prese dal governo per gli AirBnb, come riporta Il Giornale:

…per volontà sempre del ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo – di equiparare a vere e proprie aziende quei proprietari di casa che mettono in affitto più di tre case. Il giro di vite è assai stretto: addio cedolare secca per chi ha e affitta più di tre appartamenti, il cittadino-proprietario degli immobili sarà tassato come un’azienda. Una mazzata. Addio quindi all’imposta del 21% (a prescindere dal reddito incassato dall’affitto) e “benvenuta” alla nuova tassa, che sarà ovviamente più alta. E gli effetti negativi sull’indotto del turismo rischiano di essere tutto fuorché risibili.

Nel testo qui sopra, che non mi è possibile verificare se sia lo stesso usato da La Verità, è riportata una grave inesattezza, probabilmente appositamente per indignare. O meglio, è omesso qualcosa d’importante. È vero che il governo ha scelto di dare una stretta su chi affitta in modalità AirBnb, ma solo contro di loro, non per tutti gli italiani che affittano case.

Nell’articolo de Il Giornale (e ovviamente su AdHoc) la frase dice:

…addio cedolare secca per chi ha e affitta più di tre appartamenti, il cittadino-proprietario degli immobili sarà tassato come un’azienda.

Ma per essere corretta dovrebbe riportare:

…addio cedolare secca per chi ha e affitta più di tre appartamenti IN MODALITÀ AFFITTANZE BREVI, il cittadino-proprietario degli immobili sarà tassato come un’azienda.

Per tutti coloro che affittano normalmente i loro appartamenti a inquilini comuni non cambia nulla. Le cose cambiano per chi, sfruttando un vuoto normativo, si è messo a fare concorrenza a vere strutture ricettive pagando molto meno di tasse. Non capire che era necessario intervenire per evitare concorrenza sleale è sciocco.

Conclusioni e opinioni

Cercare la facile indignazione in chi queste cose non le approfondisce è tipico di chi sfrutta la disinformazione per fare proseliti. Vederlo fare sempre più spesso a testate giornalistiche registrate che non dovrebbero essere legate così tanto ai partiti politici è triste. Notare come siano tante le testate, di proprietà diverse, che sembrano invece lavorare tutte per lo stesso editore è tragico. Il giornalismo sta cambiando molto, è importante mantenere alta l’attenzione, perché sono sufficienti gruppi editoriali diversi con le stesse strategie comunicative per manipolare la percezione dei lettori in pianta stabile.

maicolengel at butac punto it

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