La storia, Segre, Saviano e la post verità

maicolengel butac 1 Mar 2019
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A ottobre 2018 avevo scritto un articolo dove spiegavo perché la notizia che la storia fosse stata eliminata dall’esame di maturità era disinformazione.

Evidentemente Roberto Saviano e Liliana Segre non leggono BUTAC. La prima cosa da dire è che chiunque abbia accusato l’attuale ministro Bussetti di aver tolto l’esame di storia dall’esame sta facendo politica.

Perché quello che dovrebbe essere chiaro a tutti è che l’esame di quest’anno è figlio della riforma del 2015, riforma fatta dal governo precedente. L’attuale ministro finora non ha messo mano alla riforma del 2015 e quindi non ha colpe (o meriti) di alcunché. Sfruttarlo per post come quello di Roberto Saviano è disinformare:

Via la storia dall’esame di maturità. La scuola cambia in peggio per volontà del ministro leghista Bussetti che, qualche giorno fa, aveva esortato i professori del Sud a impegnarsi di più, a lavorare di più. Non studiare la storia fa vivere in un eterno presente, in cui non solo non sai da dove vieni, ma non andrai mai in nessuna direzione.

Ma anche le parole di Liliana Segre riportate da Repubblica sono disinformazione:

Niente tema storico alla Maturità, Liliana Segre: “Ministro, ci ripensi, non rubiamo il passato ai ragazzi”

Lo è su più livelli: primo perché non è vero che la storia sia stata cancellata, come spiegavamo attraverso le parole de Il Post (del 2017) a ottobre:

La prima prova scritta resterà quella di italiano, ma potrà essere strutturata in più parti «anche per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre la riflessione critica da parte del candidato». La seconda prova riguarderà come oggi la materia che caratterizza quel preciso corso di studi: matematica per il liceo scientifico, per esempio. Infine ci sarà un colloquio orale.

E sul sito del MIUR facevano ancora più chiarezza:

Tipologie di prove e numero di tracce
Sono previste tre tipologie di prova. Due di queste, la A (Analisi e interpretazione di un
testo letterario italiano) e la B (Analisi e produzione di un testo argomentativo) sono di tipo strutturato, cioè si compongono di una prima parte di analisi e comprensione (anche
interpretativa) del testo e una seconda parte di produzione libera (riflessione e commento) a partire dalle tematiche sollevate nel testo proposto. Con riferimento agli ambiti artistico, letterario, storico, filosofico, scientifico, tecnologico, economico, sociale di cui all’art. 17 del d.lgs. 62/17 e per dar modo ai candidati di esprimersi su un ventaglio sufficientemente ampio di argomenti saranno fornite sette tracce: due per la tipologia A, tre per la tipologia B e due per la C (Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità).

Quindi la prova scritta può essere, tra gli altri argomenti, storica, esattamente come prima.

In secondo luogo si tratta di disinformazione in quanto il ministro leghista attaccato da Saviano, come già detto, non ha alcun merito o colpa in questa riforma, fatta e decisa dal governo precedente. Io non sono un docente, non è compito mio giudicare la riforma come buona o cattiva, ma fare chiarezza su queste cose è importante. Perché gli attacchi politici basati sulla disinformazione sono sempre sbagliati.

Perché nell’immagine di testa ho parlato di post-verità? Ma perché è chiaro che gli attacchi di Saviano e Liliana Segre sono figli di quella disinformazione giornalistica che già a ottobre 2018 accusava l’attuale direttivo del MIUR di qualcosa di deciso da altri. Continuare a sostenere della disinformazione alla lunga, quando viene condivisa da molti, la trasforma in “verità”, anche se non corrispondente ai fatti reali. Come dice Wiki:

la notizia viene percepita e accettata come vera dal pubblico sulla base di emozioni e sensazioni, senza alcuna analisi concreta della effettiva veridicità dei fatti raccontati: in una discussione caratterizzata da “post-verità”, i fatti oggettivi – chiaramente accertati – sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica rispetto ad appelli ad emozioni e convinzioni personali

Non credo sia necessario aggiungere altro.
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