Oggi bisogna fare chiarezza su un articolo che al momento ho visto pubblicato da TPI e che titola:

Lʼacqua radioattiva di Fukushima sarà sversata nel Pacifico: si teme disastro ambientale

Nel corso della giornata la notizia è stata ripresa da tanti, tutti con gli stessi toni:

L’articolo, come tanti pubblicati su TPI, è breve e spiega poco di quanto è stato realmente detto dal governo giapponese. Già il titolo ha carattere allarmistico, vediamo di fare un po’ più chiarezza usando fonti più complete.

Partiamo dal titolo usato da Reuters, e compariamolo con quello di TPI:

Japan may have to dump radioactive water into the sea, minister says

Il titolo di Reuters evita sensazionalismi, e fin da subito spiega che non è ancora stata presa una decisione. Lo si può tradurre così:

Il Giappone potrebbe dover versare l’acqua radioattiva nel mare, sostiene un ministro

La notate la differenza? Nessun allarmismo su eventuale disastro ambientale, perché non ha senso farne. Come spiega nel testo dell’articolo lo stesso TPI:

Tokyo sta pianificando di rilasciare in mare 1,09 milioni di tonnellate di acqua inquinata: l’equivalente di 436 piscine olimpioniche.

Non sarò preciso perché le misure dell’acqua degli oceani non lo sono, ma capiamoci, l’Oceano Pacifico è il più grande degli oceani sul nostro pianeta, si calcola che in totale l’acqua degli oceani sia circa 1,400,000,000,000,000,000,000.000000000000000000000000 litri. Lo capite che 1 milione di litri d’acqua di tonnellate non è una quantità allarmante? Come pensare che uno che fa pipì nell’adriatico inquini l’acqua a Bari…

Ma procediamo oltre. Sempre su TPI ci spiegano:

Nel 2015 il gestore dell’impianto, la Tokyo electric power company (Tepco), ha iniziato, lo sversamento in mare dell’acqua di falda radioattiva.

Acqua che, a detta della stessa Tepco, avrebbe dovuto essere filtrata e depurata dal sistema di advanced liquid processing di Hitachi. In base al progetto l’impianto di depurazione avrebbe dovuto rimuovere le sostanze radioattive come lo stronzio e il cesio, ma non il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno.

Alla fine dello scorso settembre Tepco è stata costretta ad ammettere che circa l’80 per cento dell’acqua immagazzinata a Fukushima contiene ancora sostanze radioattive al di sopra dei livelli legali. La società ha dovuto riconoscere che i livelli di stronzio 90 sono oltre i livelli consentiti dalla legge.

La cosa curiosa è che subito dopo questa frase pubblicano un video dove viene ripetuto più volte che non è ancora stata presa alcuna decisione in merito a quell’acqua radioattiva, smentendo così il titolone scelto. La notizia riportata da TPI viene da affermazioni fatte da Yoshiaki Harada, ministro per l’Ambiente e della prevenzione per le catastrofi nucleari.  Quello che però è importante è riportare ancora una volta quanto detto da Reuters:

The government is awaiting a report from an expert panel before making a final decision on how to dispose of the radioactive water. Japan’s Chief Cabinet Secretary Yoshihide Suga, in a separate press briefing, described Harada’s comments as “his personal opinion”. Tepco was not in a position to decide what to do but would follow the policy once the government made a decision, a spokesman for the utility said. The utility says it will run out of room to store the water by 2022. Harada did not say how much water would need to be dumped into the ocean.

Che tradotto:

Il governo è in attesa di un rapporto di un gruppo di esperti prima di prendere una decisione definitiva su come smaltire l’acqua radioattiva. Il segretario di gabinetto giapponese Yoshihide Suga, in una conferenza stampa separata, ha descritto i commenti di Harada come “la sua opinione personale”. Tepco non può decidere cosa fare, ma si atterrà alla decisione politica una volta che il governo farà una scelta, ha detto un portavoce dell’azienda. L’azienda spiega che finirà lo spazio per immagazzinare l’acqua entro il 2022. Harada non ha detto quanta acqua avrebbe bisogno di essere scaricata nell’oceano.

Avete letto con attenzione?

Harada non ha detto quanta acqua dovrebbe venire sversata nell’oceano, e allora da dove arriva quel dato? Da articoli praticamente identici risalenti a ottobre 2018, un anno fa. La fonte? Il Telegraph britannico, che diceva esattamente le stesse cose di oggi, usando numeri e dati che vengono ripresi (senza spiegarne la fonte) da TPI a distanza di un anno. Sarà ancora così? Saranno ancora quelli i numeri? Non si sa, il governo giapponese ha spiegato molto chiaramente che stanno attendendo una relazione di esperti sul contenuto delle vasche e sui livelli di radioattività ancora presenti. Da quando se ne è parlato la prima volta può essere che siano cambiati, e per quando sarà necessario trovare una soluzione per disperdere quelle acque, nel 2022 può essere che saranno ulteriormente cambiati. Ha senso sensazionalizzare oggi? Non credo, a meno che l’intento non sia quello di spaventare i lettori nei confronti del nucleare. Ad oggi dei tanto paventati (e sensazionalizzati) disastri ambientali che sarebbero stati causati dal disastro di Fukushima non abbiamo visto molte prove. Anzi la maggior parte delle notizie che ne parlavano si sono rivelate bufale o disinformazione anti nucleare.

Io nel frattempo, prima di mandare in pubblicazione quest’articolo, ho chiesto il parere di due amici di BUTAC, l’Ing Nuculare e un amico professore universitario (grazie Elia) che lavora proprio in Giappone.

A parte criticare un po’ i miei toni entrambi hanno confermato quanto scritto finora, con qualche piccola aggiunta. L’ingegner Nuculare ha evidenziato infatti come i valori di radioattività delle piscine siano quelli considerati per il consumo diretto, ovvero valori che servono ad analizzare l’acqua che ci arriva in casa. Sono valori che hanno senso se stiamo parlando di un prodotto che verrà immesso sul mercato, non se si parla di diluire quel milione di litri d’acqua nell’Oceano Pacifico. Mentre l’amico Elia, che vive e lavora in Giappone mi ha trovato i riferimenti alle dichiarazioni di Harada originaliDichiarazioni che non dicono solo quanto riportato da Reuters e TPI, ma spiegano anche che prima di arrivare allo sversamento resta in programma di arrivare a diluire quei carichi radioattivi, evitando appunto di diffondere allarmismi insensati.

Giornalismo?

Chiedere agli esperti o fare ricerche approfondite dovrebbe essere alla base del lavoro del giornalista. Perché è solo tramite fonti dirette ed esperti che si può affrontare un tema delicato come questo, senza facili sensazionalismi, senza allarmare il lettore.

Non credo sia necessario aggiungere altro. Spero sia tutto abbastanza chiaro. Ma per chi volesse dati e quant’altro posso anticiparvi che in giornata uscirà un articolo degli amici de La Fisica che non ti aspetti completo con tutto il resto, numeri, dati e analisi più scientifica (l’ho letto in anteprima, so quel che dico…).

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!