I cattivi tedeschi che avevano bloccato le nostre preziose mascherine ora finalmente ce le inviano per aiutarci con l’emergenza. Curioso che i tanti che hanno cavalcato l’inizio (parziale) di questa storia oggi evitino attentamente di riportare che la questione si è sbloccata, anche, grazie all’intervento della cattiva Unione Europea.

È vero che a inizio emergenza italiana alcuni Paesi confinanti hanno bloccato l’invio di mascherine ordinate dal nostro Paese. Ma al tempo stesso anche noi abbiamo bloccato invii di altro materiale. In Italia si trova una piccola azienda che produce ventole per respiratori da terapia intensiva, è una delle poche sul territorio europeo. Avevano ordini da mezzo mondo, e hanno smesso di inviare quei respiratori all’estero per provvedere prima al nostro Paese.

Riporta Il Fatto quotidiano:

…produce macchine respiratorie per i reparti di terapia intensiva e si è aggiudicata la commessa per la fornitura di 500 pezzi al mese, fino a luglio. La produzione è stata contingentata dallo Stato italiano, e gli ordini già pronti a partire verso l’estero sono stati bloccati…

… Intanto tutte le 320 macchine già pronte e originariamente destinate all’estero sono state deviate: 90 in Lombardia, 174 per l’Emilia-Romagna, 56 in Piemonte, sulla base delle indicazioni ricevute dalle autorità sanitarie.

Quindi ci sono 320 postazioni da terapia intensiva in meno al mondo e 320 respiratori in più in Italia, su numeri comunque esigui (in Italia si parla di circa 4000 letti da terapia intensiva, 500 respiratori in più al mese possono incrementare quel numero un bel po’, sul lungo periodo, sul breve ci siamo dovuti “accontentare” di quelle 320 in più).

La questione mascherine (ma in generale lo scambio di aiuti medico sanitari) nel frattempo è stata sbloccata proprio dalla presidenza dell’Unione Europea.

Ma l’attacco alla Germania non si limita alle mascherine non inviate. C’è un video che sta circolando sul web, un video che riporta il logo di una testata giornalistica che ci è già capitato di trattare più volte negli ultimi mesi, La Verità. Nel video sentiamo Mario Giordano sostenere che la Germania sapeva già tutto del coronavirus che ha causato l’emergenza sanitaria su scala globale che affligge anche il nostro Paese.

Il video, che risale a ormai dieci giorni fa, sui social viene ricondiviso da soggetti politici come Giorgia Meloni:

 

Sia chiaro, il 6 marzo sono tantissime le testate che hanno rilanciato la notizia, Giorgia Meloni e Mario Giordano non hanno fatto altro che andargli dietro. Purtroppo però sarebbe sempre bene dare informazioni corrette o correggerle dopo che i fatti hanno avuto sviluppi. La notizia, come ci spiegava Valigia Blu, partiva da informazioni pubblicate su Twitter da alcuni ricercatori. Quel che però Giorgia Meloni, Mario Giordano e le tante testate che l’hanno ripresa non hanno fatto, è spiegare tutta la vicenda, limitandosi a riportare le prime ipotesi circolate in rete.

Cosa che invece ha fatto, con dovizia di particolari, proprio Valigia Blu, riprendendo sia i tanti tweet dei ricercatori che avevano trattato la storia, sia le parole di Ilaria Capua che ospite di La7 a Piazza Pulita ha detto:

Noi in banca dati abbiamo pochissimi virus. Se non riusciamo a fare l’impronta digitale di questi virus e a ricostruire come si sono mossi in Italia e come si sono mossi in Europa, noi non possiamo andare a dire a nessuno che non siamo gli untori. Quindi dobbiamo iniziare assolutamente a sequenziare questi virus e metterli nelle piattaforme condivise.

Le cose importanti da sottolineare sono svariate, la prima e più importante è che anche se il primo caso europeo venisse confermato in Germania, questo non significherebbe affatto che i tedeschi sapessero tutto e avessero deciso di stare zitti. Dar loro degli untori usando parole come quelle di Giordano e Meloni è fare politica, non informazione. Me lo aspetto da chi dirige un partito, non da un giornalista quale dovrebbe essere Giordano.

La seconda cosa da tenere ben presente è che siamo tutti nella stessa barca, la pandemia è stata dichiarata ed è globale. Mettersi a fare il giochino dell’asilo puntando il dito contro pinco o pallo è squallido, perché non è mettendoci a litigare fra Paesi che usciremo da questa crisi. Anzi, la strada giusta è quella della cooperazione, del lavorare fianco a fianco, come già stanno facendo gli scienziati. Ecco, dovremmo prendere a esempio proprio gli scienziati e i medici, che lavorano indefessamente per cercare di venire a capo di questa matassa che, se non la dipaniamo in fretta, può avere conseguenze deleterie sul nostro modo di vivere.

Come dicono già tanti, quando usciremo da quest’emergenza il mondo sarà un luogo diverso, dove dovremmo imparare a volerci più bene. A vedere i toni scelti da certi soggetti evidentemente il messaggio non sta passando nella stessa maniera per tutti.

maicolengel at butac punto it

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