Da tempo su Facebook esiste un gruppo #farmaciesenzaomeopatia aperto da Riccardo Gallina, chimico organico, che si occupa di combattere la moda dell’omeopatia. Lo seguo con interesse da quando è nato, e ritengo che il tipo d’informazione che viene fatto su quella pagina sia ottimo. Quest’anno Riccardo si è messo a fare un lavoro certosino, ha deciso di verificare uno ad uno tutti gli ordini provinciali dei medici per vedere quanti di questi spezzassero lance in favore dell’omeopatia. Via via che raccoglieva dati a noi che seguivamo la sua opera venivano i brividi; vedere quanti Ordini sponsorizzassero eventi dove veniva diffusa fuffa era da strapparsi i capelli (per fortuna io non ne ho praticamente più).

Al termine del loro lavoro di verifica hanno pubblicato un documento che raccoglieva tutti i dati in loro possesso, voglio riportare anche qui su BUTAC la loro introduzione:

Abbiamo voluto verificare quale sia la situazione in Italia principalmente attraverso una analisi della posizione dell’Ordine dei Medici Italiano, verificando quella dei singoli Ordini Provinciali; non tanto ponendo attenzione all’ottemperanza agli art. 1 e 3 dell’accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013 (accordo contro il quale avrebbero comunque dovuto, a nostro modesto avviso, lottare) quanto cercando evidenze di chiaro ed esplicito appoggio all’ omeopatia quali: patrocini alla giornata mondiale della omeopatia, supporto per la realizzazione di corsi e scuole omeopatiche etc. Il quadro che ne esce è, sempre a nostro avviso, desolante e deprimente. Su 107 ordini analizzati 53 hanno azioni a supporto della omeopatia. La nostra analisi è stata condotta utilizzando i più comuni motori di ricerca per indagare il web. Come conseguenza potrebbero esserci omissioni ed imprecisioni.

Quindi circa la metà degli Ordini analizzati hanno supportato eventi che promuovevano un trattamento che non ha alcuna evidenza scientifica in suo favore. Questo è grave, anche perché in alcuni di questi eventi oltre a parlare di omeopatia è stata diffusa fuffa da soggetti che oggi guidano le campagne dei vari movimenti free-vax sul territorio. Io ho cercato di spiegare più volte che comprendo benissimo l’uso dei placebo in alcuni specifici casi, ma un Ordine dovrebbe cercare di dare più spazio alla scienza, quella con evidenze scientifiche, non all’acqua e zucchero. Dedicare tempo e spazi (oltre che crediti) per corsi e seminari pro-omeopatia quando si è consci che comunque non esistono evidenze scientifiche che la sostengano è qualcosa da evitare se non si vuole correre il rischio di sminuire la medicina con evidenze scientifiche di cui si dovrebbe essere portabandiera.

Riporto sempre dal documento:

L’omeopatia non è una teoria (pratica) che la medicina deve ancora riconoscere; è una teoria (pratica) che la medicina ha scartato perché non funziona.

La frase sopra riportata, ripresa da CICAP, riassume bene in poche e chiare parole lo stato dell’arte delle valutazioni sull’omeopatia. A conferma di ciò, le prese di posizione da parte di Governi ed Istituzioni Straniere sono sempre più frequenti. A titolo di esempio ricordiamo:

Come detto si tratta solo di alcuni esempi di Paesi moderni con sistemi sanitari che negli anni hanno compreso l’importanza di fare chiarezza sull’omeopatia, a quando anche in Italia?

Riccardo Gallina non si è limitato a questo, ha anche lanciato una petizione (sapete bene quanto poco ritenga valide le petizioni online, ma comprendo sia un modo per mettere in evidenza un problema, fu fatto anche a favore dell’obbligo vaccinale), petizione che poi si è fusa con quella di un altro importante divulgatore sui social, il Prof.Guido Silvestri. La petizione è molto semplice:

CHIEDIAMO

– che sulle confezioni di prodotti omeopatici sia obbligatorio una avvertenza analoga a quella resa indispensabile dalle norme legislative americane per questi prodotti, che specifichi la inefficacia degli stessi.

– che il SSN e le istituzioni pubbliche italiane non promuovano e rimuovano, ove già approvata, l’omeopatia dalle pratiche terapeutiche e dalle materie di corsi universitari ed ECM, se non per informare gli operatori sanitari dell’inconsistenza scientifica di questa disciplina.

– che le istituzioni italiane, laddove possibile, operino per la modifica della dizione medicinale omeopatico in rimedio omeopatico.

Marco Bella sul suo blog sul Fatto Quotidiano ha spiegato per bene che quanto richiesto potrebbe essere un fattore “pro” per i tanti fanatici di acqua e zucchero:

Mettere fuori dalle farmacie i cosiddetti medicinali omeopatici non significa proibirli. Anzi: per i consumatori che ci credono potrebbe essere un vantaggio, perché li troverebbero a prezzi molto più contenuti.

Sempre Marco ha poi spiegato perché anche lui ritiene la petizione vada firmata e la proposta di Riccardo e del prof. Silvestri vada presa in considerazione dal Ministero:

Dal punto di educazione alla salute, trovare preparati omeopatici in farmacia è devastante. I farmacisti sono persone molto preparate che hanno seguito un corso di studi universitario. È degradante che un professionista possa dimenticarsi di tutto quello che ha imparato per suggerire a una persona malata di curarsi tramite una superstizione di fine 1700.

Se può servire a sensibilizzare sulla situazione ben venga anche la petizione. Tutto può fare brodo.

maicolengel at butac punto it

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