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La Stampa, purtroppo, ci regala un articolo che non mi sarei aspettato di trovare su un giornale che stimo. Purtroppo fanno il loro mestiere, e visto che riportano i pareri di due medici, per loro è cronaca. Peccato che chi firma l’articolo non abbia avuto alcuna voglia di approfondire l’argomento, e questo, per il lettori, è un grave danno.

Omeopatia: efficace o no? La risposta è a metà strada

Il titolo è in breve quanto viene riportato nell’articolo, ma le opinioni dei due medici intervistati sono decisamente fuorvianti, onestamente fossi nell’Ordine provvederei a emettere un piccolo comunicato stampa per chiarire la posizione ufficiale nei confronti delle boccettine di acqua e zucchero, ma sappiamo che la burocrazia rallenta questo tipo di enti. Quindi vediamo di tentare di fare chiarezza noi, Butac serve anche a questo.

L’omeopatia è efficace? No, e anche se La Stampa ci riporta uno studio del 1991, ne esistono di fatti meglio molto più recenti che ne dimostrano l’inutilità. Perché i due medici intervistati non li citano?

Lo studio è stato concluso il 2 giugno 2014, noi qui su Butac avevamo tradotto l’articolo che lo presentava ancor prima che venisse ultimato. Vorrei riportarvi alcune parti di quanto avevamo tradotto:

Il National Health and Medical Resarch australiano ( NHMRC ) sta rilasciando una ricerca che conclude  con “non vi è alcuna prova attendibile che l’omeopatia sia efficace “. Il documento non è ancora stato ultimato, se i difensori dell’omeopatia vogliono provare a fare qualcosa per cambiare questa conclusione hanno tempo fino al 26 maggio per trovare qualcosa di meglio a supporto rispetto a ciò che hanno sostenuto negli ultimi due secoli.

Il 26 maggio era del 2014, e nessun documento a supporto dell’omeopatia ritenuto valido è stato presentato entro quella data.

Il NHMRC ha avviato lo studio per rispondere alla domanda “ l’omeopatia è un trattamento efficace per la salute, rispetto a nessun omeopatia, o rispetto ad altri trattamenti?

In risposta all’indignazione degli omeopati, il NHMRC ha istituito il Comitato di lavoro Omeopatia per fornire indicazioni sui metodi migliori per condurre lo studio. Oltre a figure come il professor Frederick Mendelsohn, uno dei più noti neuroscienziati australiani, la commissione comprendeva anche due specialisti  di Medicina alternativa, il professor Peter Brooks e  dottoressa Evelin Tiralongo, i cui precedenti dimostrano chiaramente che non sono prevenuti verso l’omeopatia e sono in opposizione ai medici classici…

…Non esistono studi e ricerche  con abbastanza partecipanti che abbiano mai portato significativi risultati  che dimostrino che l’omeopatia abbia portato miglioramenti per la salute maggiori di un’altra  sostanza senza alcun effetto sulla condizione di salute ( placebo), o che l’omeopatia abbia portato miglioramenti di salute pari a quelli di un altro trattamento.

Ma La Stampa attraverso le parole dei due medici sostiene diversamente, basandosi su uno studio del 1991. Infatti ci raccontano così:

«L’omeopatia è la seconda medicina al mondo, milioni di persone la usano, viene usata per le malattie degenerative, infiammatorie, croniche, fino a patologie tumorali – spiega- . È una medicina al pari di quella tradizionale. Su una patologia acuta è più semplice l’utilizzo della medicina tradizionale ma su quelle croniche, oggi più numerose, l’omeopatia è efficace. Questo risulta da lavori cost effectiveness, l’ultima dell’università di Berlino su 4 mila pazienti curati con l’omeopatia che hanno dimostrato un miglioramento del quadro sintomatologico del 50% negli adulti e un’abbattimento del 50% delle spese di diagnostica e farmaci. Inoltre negli ultimi 20 anni ci sono state tre metanalisi che hanno dimostrato che l’omeopatia non è placebo e ha un effetto clinico».

Le metanalisi a cui fa riferimento Magnetti sono quella di J.Kleijnen nel British Medical Journal, February 9, 1991, J.P. Boissel «Critical literature review on the effectiveness of homoeopathy: overview of data from homoeopathic medicine trials» pubblicata in: Homoeopathic Medicine Research Group e K.Linde «Are the Clinical Effects of Homeopathy Placebo Effects? A Meta-analysis of Placebo-Controlled Trials» pubblicata nelle rivista Lancet nel 1997.

FUFFA, fuffa che risale al 1991, perché non citare tutti gli studi successivi? Anche e soprattutto quelli che quel testo lo hanno smontato negli anni successivi? Ma perché l’intento dell’articolo è chiaro: difendere l’industria omeopatica. Sì, perché anche il secondo medico intervistato, pur non essendo un omeopata, ripete:

«Delle evidenze scientifiche sull’omeopatia ci sono, tuttavia siccome oggi ci muoviamo sulla base dell’evidence based medicine, su studi randomizzati e controllati e su metanalisi, in particolare quest’ultime non hanno ancora chiarito se gli effetti siano significativamente superiori rispetto al placebo. Bisogna acquisire conoscenze più solide: l’effetto placebo è una realtà – ci sentiamo meglio – ma non sappiamo se l’effetto è rilevante, se questi rimedi curino o meno. Non mi sento di dire che l’omeopatia non funziona ma credo che ci siano ancora ampi margini di discussione su quanto funzioni»

Eh no, non è vero che non sia stato chiarito se gli effetti siano superiori o meno al placebo. È stato chiarito dal 2014, e sarebbe il caso di aggiornarsi. L’omeopatia ha gli stessi effetti del placebo ma costa nettamente di più e fa sì che ci siano alcuni soggetti particolarmente suggestionabili che lasciano la retta via (la medicina) per curarsi con acqua e zucchero. Insistere nel difendere qualcosa di indifendibile è sciocco, accetto che lo faccia chi l’omeopatia la produce, accetto che la difenda chi l’omeopatia la vende e prescrive. Tutti gli altri dovrebbero smetterla di tenere i piedi in due scarpe per paura di offendere qualcuno.

L’omeopatia è l’air guitar della medicina, non serve a nulla se non ad ingrassare i portafogli di chi la produce.

C’è un giornalista americano che amo moltissimo, Ben Goldacre (vi suggerisco questo suo libro se sapete leggere in inglese, andrebbe tradotto e regalato agli studenti dell’ultimo anno di liceo a mio avviso) che già nel 2007 spiegava:

Homoeopaths can misrepresent scientific evidence freely to an unsuspecting and scientifically illiterate public, but in doing so they undermine the public understanding of what it means to have an evidence base for a treatment. This approach seems particularly egregious when academics are working harder than ever to engage the wider public in a genuine understanding of research, and when most good doctors try to educate and involve their patients in the selection of treatment options.

Gli omeopati possono travisare liberamente le prove scientifiche visto che si rivolgono ad un pubblico ignaro e scientificamente analfabeta, ma così facendo minano la comprensione pubblica  di ciò che significa avere una base di evidenze su di un trattamento. Questo approccio è singolare in un momento in cui  gli accademici stanno lavorando più duramente che mai per aiutare il  grande pubblico in una vera e propria comprensione della ricerca,  e quando la maggior parte buoni medici cercano di educare e coinvolgere i propri pazienti nella scelta delle opzioni di trattamento.

Non credo serva aggiungere altro, se siete ancora convinti che l’omeopatia funzionk più di un placebo, scusatemi ma Butac non è un sito che potrà mai piacervi.

maicolengel at butac punto it

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