La black list degli autori pericolosi

Orrore cancel culture nelle università inglesi? Facciamo chiarezza

maicolengel butac 12 Ago 2022
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Sul blog di Nicola Porro, a firma Lorenza Formicola (per ora non iscritta all’Ordine dei Giornalisti in nessuna forma collegabile al suo nome) il 10 agosto 2022 è apparso un articolo dal titolo:

Orrore cancel culture: arriva la “black list” degli autori “pericolosi”

Il sottotitolo riporta:

In Inghilterra oltre mille testi sono stati rimossi dagli studi per “proteggere gli studenti”

La prima cosa da dire che è Formicola riporta e linka subito la sua fonte, il Times britannico, e di questo gliene dobbiamo dare atto, visto che spesso sul blog di Porro le fonti vengono solo citate.

È vero che sul Times è apparso, il 10 agosto 2022, un articolo che parla di autocensura in università britanniche, il pezzo però titola così:

Censorship on campus: universities scrap ‘challenging’ books to protect students

Formicola nel suo articolo pone subito l’evidenza sugli “oltre mille testi” che il Times racconta siano stati rimossi da alcuni elenchi. Dopo aver letto l’articolo del Times riteniamo che sia giusto fare alcune precisazioni.

Prima di tutto va specificato che i libri a cui fa riferimento il Times sono libri che contengono riferimenti al suicidio e alla schiavitù. E non sono stati rimossi dalle biblioteche dei campus, bensì dalle liste di letture suggerite in determinati corsi.

Le università che hanno ammesso di aver rimosso dai suggerimenti di lettura questi libri sono due su 140 università contattate dal Times, mentre altre otto hanno inserito alcuni testi in liste opzionali. Un po’ poche per scandalizzarsi, sicuramente troppo poche per titolare che i libri sono stati rimossi “dagli studi” come se fosse pratica generalizzata e questi libri non fossero più reperibili nelle università. Sia chiaro, come riporta il Times è vero che ci sono professori che si sono lamentati di questa pratica, e che ritengono che non sia giusto cercare di “proteggere gli studenti” in questa maniera.

Leggendo tutto il testo dell’analisi del Times è evidente che il problema non sia una questione di cancel culture come pare intendere il blog di Porro, ma di scelte di singoli professori per specifici corsi. Scelte fatte dopo anni di discussioni con gli studenti sui temi trattati. E non si stanno mettendo i libri in una lista nera o “rimuovendoli dagli studi”, al massimo si stanno eliminando dalle liste di letture suggerite, dopo aver scelto altri testi che affrontano meglio le questioni – tutte cose che nell’articolo del Times vengono lasciate spiegare dai professori interpellati e che nell’articolo in italiano si è preferito tralasciare.

Concludendo

Non posso evitare di dirvi che pur ritenendo quello fatto dal blog di Porro sensazionalismo, specie visto che evita di spiegare appunto che le università dove questo sta avvenendo sono una minuscola minoranza rispetto a quelle contattate, concordo nel ritenere che questo sistema di protezione dello studente maggiorenne sia un filo esagerato.

maicolengel at butac punto it

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