La sperimentazione, l’etica e gli animali

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sperimentazione

Qualche giorno fa mi è stato segnalato un articolo su un giornale nazionale che lanciava una campagna di crowfunding. Titolo del pezzo:

Via al crowfunding per una ricerca senza animali su Barriera Emato-Encefalica

L’argomento è interessante, come spiego da sempre fosse possibile una sperimentazione senza l’uso di animali sarei felicissimo. A nessuno piace usare animali per testare e studiare possibili terapie di cura prima di cominciare a usarle sull’uomo. Finora purtroppo non si sono visti grandi passi avanti nella sperimentazione senza animali, per quello che so a oggi non esiste un singolo studio che abbia portato risultati usati con successo sull’uomo. Per questo è sempre interessante leggere, aggiornarsi, sperando sempre di trovarsi di fronte a una svolta.

Il crowfunding di cui sopra è organizzato da rIcerCare, citati nell’articolo come:

organizzazione no-profit che fa parte del network europeo I-CARE

Conosciamo rIcerCare, come conosciamo I-CARE, abbiamo parlato di entrambi proprio qui su BUTAC e anche su BUTACmag, ma evidentemente è il caso di rinfrescare la memoria su cosa avevamo riportato all’epoca.

2014

Ne avevamo parlato una prima volta nel 2014, in occasione di una loro protesta contro la moda virale dell’Ice Bucket Challenge. La notizia aveva girato su svariati siti animalisti e su alcune testate nazionali, tutti parlavano di I-CARE come una realtà consolidata a livello europeo, ma nel 2014:

Ho cercato questa associazione ONLUS, ho cercato davvero tanto; a parte le citazioni sotto ai video e alle foto CONTRO la raccolta fondi per la ricerca sulla SLA, non ho trovato molto. Cioè, ho trovato tantissimi link che rimandano a siti CHIUSI. Come se l’associazione I-CARE di punto in bianco fosse svanita dal web. Mica da ieri, eh: è da un po’ che suddette pagine mancano sul web.

Oggi le cose sono cambiate, i siti esistono, ma pur parlando di rete europea per ora gli unici veri affiliati alla stessa mi sembra siano loro, la sede italiana dell’associazione nelle sue tante emanazioni, perché I-CARE non è solo ricerca senza animali, sono tante le attività in cui sono coinvolti, alcune anche insieme ad altre associazioni europee.

Sul loro sito ufficiale presentano un bilancio di tutte le iniziative lanciate nel 2016:

Mai come nel 2016, vari laboratori italiani hanno iniziato ricerche finanziate dal Network dismettendo l’uso di animali, tra cui:

– modello di Sindrome di Rett che fa uso di materiale umano proveniente da pazienti e non da topi (Università di Trieste),

– primo sistema multi-organo per valutare le risposte metaboliche umane (Università di Pavia),

– sistema di valutazione della pericolosità delle nanoparticelle (Università di Verona),

– corsi teorico-pratici sulle più avanzate e già disponibili metodologie di ricerca scientifica (Università di Genova),

– studi di farmacologia senza animali tramite bioreattori e altri metodi alternativi (Università La Sapienza di Roma).

Gli specialisti di I-Care Europe Onlus stanno lavorando per sostituire l’uso di animali anche in altri laboratori. Gli attivisti di rIcerCARE stanno proponendo e diffondendo unaraccolta fondi per una ulteriore ricerca senza animali per la simulazione della Barriera Emato-Encefalica umanawww.retedeldono.it/it/progetti/i-care-europe-progetto-ricercare/glaucoma-e-barriera-emato-encefalica

Giusto per curiosità ho fatto qualche ricerca: l’Università di Trieste ha parlato proprio a dicembre 2016 in merito a studi importanti sulla Sindrome di Rett, ma si parla di sperimentazione in vivo su topi. Nemmeno del sistema multi-organo a Pavia trovo traccia, ma può essere siano ancora in fase concettuale. Sul sito dell’Università di Verona non trovo menzione di questo sistema di valutazione della pericolosità delle nanoparticelle, se non in una ricerca del 2008, ma può essere sia solo una dimenticanza. Non ho dubbi che si studino metodi alternativi tramite bioreattori, si era anche parlato di una sperimentazione nello spazio legata all’osteoporosi, già nel 2015, non legata a rIcerCare; purtroppo sul sito de La Sapienza non trovo traccia degli studi che starebbero portando avanti in collaborazione con il network, ma non sempre sono di facile navigazione i siti universitari. Infine la lista di quanto fatto nel 2016 termina con l’invito alla raccolta fondi, che quindi non comincia in questi giorni come mi era sembrato dall’articolo di cui parlavamo all’inizio, ma è attiva perlomeno da metà dicembre 2016. BUTAC non ha niente contro la ricerca senza l’uso di animali se si dimostrano risultati interessanti, a oggi continuo a non vederne, eppure rIcerCare non è da ieri che parla di ricerche in tal senso. Sia chiaro, non sono i soli in questo momento a parlare di sperimentazione etica, anche la LAV ha lanciato una campagna in tal senso, quanto segue è solo per cercare di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

2015

Come dicevamo all’inizio abbiamo parlato di loro una prima volta nel 2014, poi nel 2015 mi trovavo a parlarne una seconda volta, in merito a degli assegni di ricerca per studi per la sperimentazione NON animale. Purtroppo anche in quell’occasione non trovavo grandi informazioni che aiutassero le mie ricerche. Degli assegni era sicuro ci fossero, tutto il resto era poco chiaro.

La trasparenza  è una virtù, specie se si fanno raccolte fondi poi sarebbe bello spiegare ogni centesimo come viene speso, no? Che risultati portino queste ricerche, dove siamo arrivati e dove stiamo cercando di andare. Quanti soldi sono ancora necessari per raggiungere lo scopo. Ma senza che l’associazione abbia un sito ufficiale tutto questo risulta difficile.

2016

Nel 2016 invece che su BUTAC ne parlavamo sul mag, per ben due volte, in merito alla raccolta fondi per il 5 per mille. Una prima volta spiegavamo:

I-Care è un’associazione fondata e gestita da animalisti, si batte (tra le altre cose) per un’alternativa alla sperimentazione animale e nel corso degli anni ha raccolto 163.435,12 € nel dettaglio cosi suddivisi:

  • 2009 Euro   7.752,12
  • 2010 Euro 16.120,65
  • 2011 Euro  28.759,64
  • 2012 Euro  28.719,54
  • 2013 Euro  35.027,67
  • 2014 Euro  47.055,50

Ogni anno lo stato italiano effettua controlli sui fondi assegnati tramite il 5 per mille, chiedendo alle associazioni che ne hanno beneficiato i rendiconti sull’utilizzo delle somme erogate.

Attualmente, sul sito dell’amministrazione, l’elenco dei beneficiari del 5 per mille per l’anno 2011, aggiornato al 3 settembre 2015, non riporta più I-Care.

Dando fede a questo documento è stato quindi revocato il 5 per mille a I-Care per il 2011, non figurando la stessa più in elenco.

Si tratta di un errore?

Non hanno fornito il rendiconto?

Il rendiconto non è stato approvato?

L’articolo proseguiva, senza poter dare una risposta alla domanda sul perché I-Care negli elenchi più aggiornati di destinatari del 5 per mille non comparisse. Lo stesso purtroppo accade anche oggi, I-CARE non compare negli elenchi aggiornati a gennaio 2017, quindi è confermato chi ha donato il 5 per mille ad I-CARE per il 2011 in realtà, per ragioni a noi non chiare, “vedrà” quei soldi andare ad altre associazioni (non sono miliardi sia chiaro, solo 28mila e rotti euro), ma lo stesso succedesse con quelli del 2012, 13 e 14? Le cifre aumentano, quasi raddoppiano. Quindi chi decide di donare a loro è in crescita, peccato che quelle donazioni vengano disperse verso altre associazioni. Io che dono gradirei essere sicuro che quello che decido di dare vada (perlomeno in buona parte) all’associazione che ho scelto. Se quella per un motivo o per l’altro non accede ai fondi, forse è il caso sceglierne un’altra. Ce ne sono tantissimi di destinatari per il 5 per mille che possono essere valide alternative per chi ha a cuore gli animali. All’epoca del mio primo articolo del 2016 sulle pagine social dove venivano rigirate le mie domande le risposte che venivano date non erano sufficienti a spiegare nulla. Anzi c’era più uno sfottò generale.

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Fantascienziati

Oggi non eravamo partiti parlando di 5 per mille, e in chiusura voglio tornare alla sperimentazione di cui si parlava in apertura. Non lo faccio con parole mie, ma uso quelle di un’amica che ora non vive più in Italia, Giulia Corsini. Giulia ha scritto un lungo articolo sul suo blog qualche tempo fa, lungo ed esplicativo del perché a oggi la sperimentazione animale sia ancora l’unica alternativa possibile per tanti casi. Lo trovate qui, ma voglio riportarvi alcuni passaggi:

…la possibilità di sviluppare metodi alternativi di sperimentazione dei farmaci che non comportino l’uso di animali vivi dipende da conoscenze di base che ancora, soprattutto per organi complessi, non possediamo e che non possono essere acquisiti se non dallo studio dell’animale.Per gli studi biologici di base, secondo le statistiche europee, vengono impiegati il 46,1% degli animali da sperimentazione, per la ricerca e lo sviluppo della medicina umana e veterinaria il 18,8%Per il fatto che non possediamo ancora conoscenze complete sulla biologia di base, è logico che non potremmo ancora avere modelli computerizzati efficenti di organi e apparati.

Quindi di tutti gli animali da sperimentazione in Europa, solo il 18,8% è usato per sviluppi della medicina. Gli studi biologici di base sono necessari, non possono venire eliminati, senza la scienza non può, per ora, avanzare. E quelli coprono il 46,1% degli animali da sperimentazione.

La scienza non fornisce cure miracolose, non dà certezze inossidabili, la scienza è umile, si mette sempre alla prova tramite la sua regola, che è il metodo scientifico.

La scienza non può fare miracoli, lo insegna la storia della medicina stessa, ma procede passo dopo passo, tramite evidenze empiriche, osservazione sperimentale, ipotesi e teorie, conferme ma anche errori.

Ma allora perché si parla così tanto di studi alternativi alla sperimentazione animale se questi, con le conoscenze attuali, non sono possibili nella maniera in cui ci viene mostrato? Le ragioni per cui non venga spiegata la questione delle conoscenze biologiche da parte delle associazioni che raccolgono fondi per queste sperimentazioni alternative non mi è chiara. Ma è grave, specie quando si nota il modus operandi che Giulia definisce L’Inversione del metodo scientifico:

Lo stratagemma applicato è  l’Inversione del Metodo Scientifico, poiché il fantascienziato stabilisce aprioristicamente le conclusioni in modo arbitrario, basandosi sul coinvolgimento ideologico (non a caso i fantascienziati sono TUTTI ferventi animalisti), sulla base di questo, abusano dell’onestà della scienza, per cercare esclusivamente ciò che è utile ad avvalorare le loro ipotesi, portando studi specifici nei quali un determinato modello non si è rivelato efficace per studiare un determinato meccanismo, oppure decontestualizzando citazioni appartenenti a degli studi dei quali ne alterano l’interpretazione, in modo da dargli un significato differente, in modo da adattarli alle conclusioni prestabilite.

Giusto un anno fa, in occasione di un articolo, dove si parlava sempre di sperimentazione, apparso su BUTAC ricevemmo le attenzioni di alcuni difensori degli animali, tra di loro uno mi fece molta impressione, qui lo censuro, ma se volete potete trovarlo seguendo il link.

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Meritereste di essere prelevati stanotte, uno ad uno, voi sedicenti ricercatori, e di essere rinchiusi e torturati, e poi finiti con un colpo in testa. Siete la feccia della terra.

E no, non siamo di fronte ad un invasato qualunque, no, tutt’altro:

Direzione della rivista Coelum Astronomia, ha lavorato per il CICAP.

Concludendo

Giulia concludeva citando Nature:

In estrema sintesi, discutere sull’utilità scientifica della sperimentazione animale è privo di senso, soprattutto se mancano i presupposti base sulle quali si fonda la stessa scienza e lo stesso metodo scientifico, nei quali possiamo includere la razionalità e soprattutto l’onestà anzidette (parlo della scienza e del metodo scientifico, non di alcuni scienziati), è per questo che la comunità scientifica è coesa sull’utilità della S.A. come dimostra uno studio condotto dalla prestigiosa rivista Nature (che spesso viene citata nelle decontestualizzazioni fantascientifiche dell’opposizione, per ammantare le loro scempiaggini di una presunta “autorità”). Nel 2011 infatti solo circa il 5 % dei ricercatori ritiene non più necessario il ricorso alla Sperimentazione Animale e questo potrebbe essere spiegabile perché esistono limitati settori della ricerca biomedica in cui il progresso tecnologico ha permesso di sostituire il modello animale con metodologie alternative.

E ieri un’altra amica, Ambra, pubblicava questo su Facebook:

E come sempre la LAV ottiene spazio sui giornali con le sue proposte sgangherate, mentre per noi è così difficile ottenere un trafiletto. Che volete, la potenza di fuoco è diversa. Quest’oggi erano su tutti i giornali con la petizione #zeroanimali, una petizione in cui chiedono al governo di destinare metà dei fondi per la ricerca a quella fatta coi metodi alternativi (o meglio sarebbe dire “complementari”). Questo mi ha ricordato un discorso fatto col grande Stefan Treue, capo del DPZ, uno dei migliori istituti di ricerca del mondo per la ricerca sui primati. Insieme a lui e a una platea di neuroprimatologi ci siamo trovati a riflettere sul fatto che la ricerca sui metodi alternativi non esiste di per sé. I metodi alternativi spesso vengono individuati facendo altro, altro che spesso include l’uso degli animali. Per esempio le colture cellulari non sono certo state inventate per non usare animali, bensì perché sono un modello semplificato e anche semplice da usare rispetto a un animale; tanto che in realtà spesso gli animali vengono utilizzati eccome per le colture cellulari: come donatori di cellule, per prelevare il siero fetale bovino (indispensabile elemento del mezzo di coltura), per produrre gli anticorpi monoclonari usati nelle marcature… Ed è così per la maggior parte dei metodi sostitutivi, vengono inventati o per semplificare o per serendipità. Non è che spostandoci più fondi si possa ottenere di più, è che i tempi devono essere maturi (proprio a livello tecnico-scientifico) per ottenere qualcosa. Senza contare il fatto che molti metodi sostitutivi non sono per nulla senza animali. Basti pensare al LAL test, che usa sangue di limulo, oppure molto più banalmente alla fMRI, in cui all’animale non viene fatto nulla di male, ma comunque va usato.
Basta propaganda, per favore. Basta frottole, basta proposte shock solo per tirare su fondi (tanto che negli articoli c’è esplicitamente scritto che alla petizione è affiancata la vendita delle uova di Pasqua… ma è un articolo o una pubblicità?). Basta. Siamo stufi. Pensate, una volta tanto, alla ricerca vera. Pensate a premere perché in Italia si facciano più corsi di formazione sul benessere animale, piuttosto. Pensate ad aiutare quegli istituti pubblici che per l’endemica mancanza di fondi hanno stabulari degli anni ’70 anche se vorrebbero ristrutturarli. Questi sono propositi buoni per una scienza che rispetti gli animali, non il continuare a mettere i bastoni tra le ruote alla ricerca. Basta fregnacce, più gesti autentici.

Io non credo serva aggiungere altro, la sperimentazione animale per ora è necessaria, si sta studiando per renderla il più possibile superflua ma le conoscenze biologiche ancora non lo permettono. Quando questo sarà possibile credo che tutti converranno sull’uso di modelli non animali. Fino ad allora spendere soldi in quella direzione mi sembra un po’ come scommettere al gioco delle tre carte.

maicolengel at butac punto it

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