dieta

Abbiamo già parlato della dieta del gruppo sanguigno, ma c’è un nuovo post che sta girando sui social, e vedo gente pronta ad affidarsi a teorie strampalate per curare o prevenire patologie serie, e questo mi preoccupa.

Alzheimer: come prevenirlo con una corretta alimentazione

Per fortuna non è che devo fare molto, perché un medico su Facebook ha già provveduto a trattare il posterino che vedete qui sopra, l’ha fatto con poche parole, semplici, in cui BUTAC si riconosce moltissimo:

FUFFA.
Secondo questo illuminante “articolo nonscientifico” seguendo la dieta del gruppo sanguigno, una delle solite bufale prive di qualunque riscontro scientifico, preveniamo Alzheimer, ansia, disturbo bipolare, ADHD ed emicrania.

Tutto ciò NON È VERO, si tratta di patologie estremamente complesse e che vanno curate con grande attenzione.
Non vi è alcun tipo di evidenza scientifica di una correlazione tra alimentazione e malattie degenerative, meno che meno per le altre patologie elencate. Peraltro alcune di queste patologie, in altri siti di bufale nonscientifiche, vengono addebitati ai vaccini ed ai metalli pesanti.

Non fatevi fregare da questi messaggi fuorvianti. Non cacciate soldi per queste cose.

Spero che il dottor Pierandrea Salvo mi perdonerà se ho usato le sue parole, le ho trovate decisamente dirette. Andando a leggere il nostro vecchio articolo sulla dieta del gruppo sanguigno vi renderete conto di quanta poca scienza ci sia dietro. Purtroppo ci sono soggetti estremamente suggestionabili che cascano in questi giochini, si fidano, magari pagano anche qualche consulenza, comprano qualche libro, assistono a qualche conferenza, convinti anche dal fatto che chi propugna la pseudoscienza viene invitato in TV e appare sui giornali, con un’aura che lo fa sembrare sullo stesso piano di medici e professionisti della ricerca.

Ma si tratta di una finzione, alla fine questi soggetti sono tali e quali ai vecchi imbonitori del Far West. L’unica cosa differente è che all’epoca degli imbonitori il povero colono intento a lavorare la sua terra nel bel mezzo del nulla non poteva fare altro che fidarsi, oggi esistono servizi sanitari nazionali a cui rivolgersi, senza bisogno di attendere che l’olio di serpente ci venga consegnato in calesse.

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Sia chiaro, qualche giornale ci prova a fare corretta informazione. Il Corriere nel 2014 diceva:

…di prove scientifiche nemmeno l’ombra: basta una ricerca su PubMed, la banca dati della letteratura medica mondiale, per accorgersi che gli studi seri sul tema sono praticamente inesistenti e tutti i presupposti della teoria non sono stati finora mai provati. Così Ahmed El-Sohemy, docente di nutrigenomica all’università canadese di Toronto, ha deciso di vederci più chiaro coinvolgendo poco meno di 1500 persone in uno studio controllato in cui valutare se la dieta del gruppo sanguigno possa avere un fondamento reale. I partecipanti hanno fornito informazioni estremamente dettagliate su tutti i cibi da loro consumati abitualmente, in più sono stati esaminati a fondo per stabilire il loro rischio cardiometabolico oltre che il gruppo sanguigno di appartenenza. A ognuno è stato perciò dato un “punteggio” di aderenza alla dieta del gruppo sanguigno, quindi si è valutato se questo fosse correlato alla presenza di marcatori di pericolo per la salute: se la teoria fosse corretta, chi è meno ligio ai dettami della “emo-dieta” dovrebbe avere più spesso trigliceridi, colesterolo, glicemia e altri parametri di rischio oltre i limiti.

Non è così, come spiega El-Sohemy: «L’aderenza ai regimi diversi proposti nella dieta del gruppo sanguigno si associa in alcuni casi a profili cardiometabolici positivi (è il caso di quella per il tipo A, che prevede soprattutto vegetali, o la AB che consiglia uova e pesce come fonte di proteine, ndr), ma senza alcun legame con il gruppo sanguigno di appartenenza. In pratica è il tipo di alimentazione proposto a essere di per sé più salutare e questo può spiegare perché vi siano persone che affermano di stare meglio seguendo la dieta del gruppo sanguigno. Tuttavia il modo in cui un individuo risponde a un’alimentazione vegetariana o a basso contenuto di carboidrati non ha nulla a che vedere con il gruppo sanguigno a cui appartiene, bensì con la propria capacità di adattarsi a quello specifico regime dietetico». Una capacità che non dipende certo solo dal far parte del gruppo 0, A, B o AB: il nostro corredo genetico influenza le risposte ai cibi, com’è noto, tuttavia i fattori in gioco sono così tanti e talmente complessi (oltre che tuttora conosciuti solo in minima parte) che ridurre tutto a quattro grandi categorie che dipendono solo dal gruppo sanguigno è riduttivo e potenzialmente sbagliato, soprattutto perché la dieta in questione in alcuni casi “taglia” interi gruppi di alimenti e può perciò provocare squilibri nutrizionali. «L’ipotesi era intrigante, per questo l’abbiamo messa alla prova – osserva El-Sohemy –. Ma dopo aver valutato così tante persone credo sia corretto dire che la teoria alla base della dieta del tipo sanguigno è falsa». Del resto è la stessa conclusione a cui sono arrivati sei mesi fa alcuni ricercatori belgi con la loro revisione di tutti gli studi pubblicati sull’argomento, uscita sull’American Journal of Clinical Nutrition: dopo aver setacciato le pubblicazioni scientifiche serie sul tema hanno trovato sedici lavori scientifici, ma di questi solo uno aveva caratteristiche di correttezza metodologica tali da poter essere analizzato più a fondo. Così, le conclusioni della revisione sono state nette: «Al momento non esistono prove che avvalorino benefici sulla salute da parte delle diete basate sul gruppo sanguigno. Per convalidare i presunti vantaggi servono studi che mettano a confronto i marcatori di salute di persone che seguono tali diete con quelli di chi ha un’alimentazione standard»

Ma ovviamente per certa gente è molto più facile fidarsi del posterino trovato in rete, che affidarsi a chi pubblica su testate scientifiche.

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Non credo serva aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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