Cannabis light e disinformazione

...tutto quello che c'è da sapere sull'erba legale

maicolengel butac 15 Dic 2020
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Nelle scorse settimane, anche grazie a un articolo su un tweet della Regione Lombardia che faceva un collegamento tra uso della cannabis e passaggio ad altre droghe più pesanti, si è riacceso il dibattito sulla cannabis legale. Su Twitter ho assistito a discussioni sul tema che mi hanno fatto capire che c’è davvero tanta confusione. Come sempre premetto: non sono un medico, non sono uno scienziato o un giornalista scientifico, ma solo un blogger, appassionato quanto basta da aver imparato ad approfondire le cose di cui parlo. Ma l’errore è sempre dietro l’angolo.

Quanto riporto qui sotto viene da ricerche fatte online di cui linko ogni fonte. Suggerisco sempre di leggerle, perché è su quelle che ci documentiamo.

La prima cosa da spiegare è che la cosiddetta “cannabis light” si distingue dalla cannabis tuttora illegale nel nostro Paese per la presenza di THC in quantità molto ridotte. La legislazione italiana al momento prevede che possa essere definita cannabis light la cannabis con un contenuto inferiore allo 0,2% di THC.

Nella cannabis sono normalmente presenti il delta-9-tratraidrocannabinolo (THC) e il metabolita cannabidiolo (CBD). Il primo è considerato il “principio attivo dell’effetto stupefacente della marijuana”, il secondo invece genera un effetto rilassante. Il THC è psicoattivo è può creare assuefazione, il CBD non è psicoattivo, non crea assuefazione e ha capacità antinfiammatorie e antidolorifiche che sono al momento studiate in molti laboratori.

La cannabis light ha CBD invariato e THC molto ridotto, quanto ridotto dipende dalla legislazione del Paese in cui vi trovate. Come spiegato sopra, in Italia secondo la normativa del 2016 dev’essere inferiore allo 0,2%.

Fumare cannabis light fa male

Fumare fa male, sempre e comunque. Ci sono differenze tra fumare normali sigarette e farsi sigarette (o canne, o spinelli, o come volete chiamarli) di cannabis light, ma sono differenze che non sono degne di nota. Secondo uno studio della Mayo Clinic del 2006 il fumo di marijuana contiene dal 50 al 70% in più di idrocarburi potenzialmente cancerogeni rispetto al normale tabacco e ha più potenziale nel causare danni. Quindi sì, fumare cannabis light fa male, ma la si può assumere in altri modi, che attivano comunque le funzioni rilassanti del CBD evitando la combustione, la quale ha comunque più effetto sul THC (scarsamente presente) e gli altri composti pericolosi.

Dalla cannabis light alle droghe pesanti

Su questo punto invece ci sarebbe da parlare per ore. Spesso chi finisce con le droghe pesanti ha cominciato con quelle definite leggere, ma questo non significa affatto che le seconde portino alle prime. In inglese le sostanze che portano a dipendenze da altre sostanze sono definite “gateway drug”. Secondo l’autorevole parare del dipartimento dedicato all’abuso di droghe del governo americano la marijuana non è una gateway drug. Anche se viene spiegato che:

le persone che sono più vulnerabili al consumo di droghe hanno semplicemente maggiori probabilità di iniziare con sostanze prontamente disponibili come marijuana, tabacco o alcol, e le loro successive interazioni sociali con altri che fanno uso di droghe aumentano la loro possibilità di provare altri farmaci…

La cannabis light come droga dello sballo

Su questo invece possiamo esser tranquilli, senza THC lo sballo viene a mancare, la cannabis light è un prodotto realizzato per l’esatto contrario che lo sballo. Si usa, come spiegato a inizio articolo, principalmente per rilassarsi, che è anche uno dei suoi aspetti “pericolosi”: sotto l’effetto di CBD i riflessi si rallentano e siamo meno pronti alla risposta, più riflessivi, ma anche più portati a addormentarci.

Cannabis light e dipendenza

Come detto in precedenza la mancanza del THC la rende meno psicoattiva e quindi sicuramente dà meno dipendenza. Ma in generale il parere dei medici è che tutta la cannabis sia potenzialmente fisicamente e psicologicamente assuefacente, ma gli studi riportano che solo il 9% degli adulti che ne fanno uso diventano dipendenti (contro il 17% degli adolescenti).

La cannabis light e la cura del cancro

Qui devo fare una premessa importante: si stanno studiando da tempo i possibili usi della cannabis a livello medico. La prima cosa da dire è che pur essendo venduta e proposta sotto forma di olio come potenziale cura per il cancro (sulla base della ricetta di tale Rick Simpson) non esiste un serio studio che ad oggi abbia mostrato la sua efficacia in quel campo. La cannabis però viene usata per contrastare il dolore cronico dato dalla malattia e – ma esistono per ora studi solo con moderata evidenza – che possa aiutare a combattere le nausee e il vomito da chemioterapia. Per la cannabis light ci sono basse (insufficienti) evidenze che possa aiutare con l’inappetenza data dai trattamenti. Purtroppo in rete si trovano tanti produttori e venditori che se ne infischiano di dare corretta informazione ai propri clienti. Altri invece tentano un approccio più valido smontando loro stessi eventuali bufale a tema.

Non credo di poter aggiungere altro. Quest’articolo voleva solo essere testimonianza di come a volte certe demonizzazioni siano basate su miti e leggende già trattati dalla scienza. Nel caso della cannabis siamo di fronte a qualcosa di demonizzato da anni, ma che non presente criticità troppo diverse da quelle di altri prodotti liberamente venduti nel nostro Paese come alcol e sigarette.

maicolengel at butac punto it

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