Nei giorni scorsi in USA una giuria popolare ha sentenziato che l’uso del glifosato ha pesantemente contribuito al linfoma non Hodgkin in un californiano, Edwin Hardeman. La notizia ha, ovviamente, fatto il giro del mondo e le azioni della Bayer, attuale proprietaria di Monsanto e quindi del marchio RoundUp sono crollate.

Su BUTAC ho ricevuto un messaggio da parte di un detrattore a cui piacciono molto le emoticon:

Questa notizia ( la sentenza contro la Bayer sul glifosato ) sarà la vostra “Banca Etruria “Questa vostra modalità di fare contro informazione falsa ,sarà portata all’attenzione di molti . Continuate così

L’accusa è chiara: hai torto marcio sul glifosato, lo dimostra quello che è successo alla Bayer.

A me dispiace, perché è evidente che c’è un pregiudizio a monte che non permette di comprendere cosa sia successo. Cerco di farlo nella maniera più semplice possibile. Partendo dai tanti articoli scritti in passato in quest’ambito.

Facciamo un passo indietro, già ad agosto 2018 era avvenuto un fatto molto simile, una giuria aveva condannato la Monsanto (all’epoca non ancora sotto proprietà BAYER), i titoli sui giornali erano esattamente gli stessi di oggi, ad esempio, Il tempo:

“Il glifosato è cancerogeno”, maxi risarcimento per il giardiniere che ha sfidato la Monsanto

 

Quell’affermazione tra virgolette è errata. Se avessero voluto essere corretti avrebbero dovuto scrivere: “Secondo una giuria popolare il glifosato è la causa della malattia di un giardiniere americano”. Ma ovviamente l’impatto del titolo sarebbe stato molto inferiore. LO stesso vale per la notizia di questi giorni, è sempre una giuria popolare ad aver espresso il proprio parere. Non la comunità scientifica, non esperti super partes. Una giuria popolare composta da persone comuni.

Quello che mi preoccupa è che non sono solo i giornalisti a titolare in questa maniera, ma anche soggetti che dovrebbero avere ben presente la differenza tra Giuria Popolare e pareri scientifici, come il nostro ministro della salute, Giulia Grillo.

Questo il titolo apparso sul blog di Beppe Grillo il 24 marzo 2019, a firma Giulia Grillo:

Il Glifosato deve essere bandito

Riporto dal testo dell’articolo:

Edwin Hardeman ha 70 anni e, dopo aver usato per oltre vent’anni il diserbante Roundup, a base di glifosato, si è visto diagnosticare un tumore. Ha fatto causa all’azienda produttrice, la Monsanto, acquisita dalla casa farmaceutica tedesca Bayer, e ha vinto.

Attenzione però, non è il primo caso. Già ad ottobre la multinazionale era stata condannata a risarcire con 78,5 milioni di dollari un giardiniere, affetto dal linfoma non Hodgkin: tumore maligno. Adesso, si apre un altro importantissimo fronte giudiziario: i giudici americani infatti dovranno capire se l’azienda produttrice ha diffuso informazioni corrette sui rischi dell’erbicida.

Nessun cenno al fatto che si tratta di una giuria popolare. Nessun cenno al fatto che la scienza non la si decide nelle aule di tribunale. Eppure il ministro dovrebbe saperlo bene, visti i tanti precedenti, anche italiani, di tribunali che hanno visto riconosciuto il nesso autismo/vaccini, nesso che la comunità scientifica internazionale ha smentito da tempo.

Vediamo di capirci, se la sentenza americana sul glifosato è il motivo per bandirlo Giulia Grillo per essere coerente con sé stessa dovrebbe bandire anche i vaccini. Questa è scienza un tanto al chilo.

Ma non basta il Ministro Giulia Grillo, qualche settimana fa aveva risposto a un’interrogazione parlamentare che chiedeva proprio un parere del Ministero sulla materia Glifosato contenuto nella pasta. La risposta scritta all’interrogazione la trovate qui, ve ne estrapolo solo una parte:

Per quanto riguarda il riscontro dell’eventuale presenza di residui di glifosate nel grano d’importazione nei limiti di legge, tale riscontro non costituisce né una non conformità, né un rischio per la salute.

Ma quindi, i residui di glifosato contenuti nel grano non sono un rischio per la salute ma il glifosato va bandito? C’è qualcosa che non mi quadra.

Detto ciò, che lo IARC abbia inserito il glifosato nel gruppo 2A come probabile cancerogeno è un dato di fatto. Che in generale i pesticidi possano essere pericolosi e avere controindicazioni è qualcosa che sappiamo. Quello che vedo spiegare da pochi è che nel gruppo 2A dello IARC si trovano anche la carne rossa, il parrucchiere, le bevande più calde di 65°, il lavoro a turni, i caminetti casalinghi, friggere.

Da anni si fanno studi sul glifosato, molti di più dei tanti fatti su altri erbicidi e pesticidi in commercio. Ad oggi non si è mai arrivati a certificare una sua pericolosità per l’utente comune, che al massimo lo trova nei prodotti che consuma, in quantitativi sotto ai limiti di legge. Siamo tutti d’accordo che questo non basta, la scienza deve approfondire, per quanto è possibile, ogni tipo di rischio associato all’uso dei prodotti di cui facciamo largo uso. Ma non può basare le proprie scelte su sentenze fatte da giurie popolari.

Esistono studi e ricerche anche dei mesi scorsi che parlano di glifosato, pubblicati su testate importanti, uno  di questi, che parla di autismo, pesticidi e erbicidi è stato trattato dal sempre preciso Salvo Di Grazia, che, nel dissertarne su Le Scienze, spiega con attenzione come vadano letti i dati.

Qui su BUTAC oltre ai tanti articoli propriamente sul glifosato avevamo anche chiesto un parere tecnico all’esperto Donatello Sandroni su quella che sembra essere l’alternativa proposta all’uso dello stesso.

maicolengel at butac punto it

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46 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre tremila articoli come autore, oltre a collaborazioni varie. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire, non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.