Le bufale del fotogiornalista Bianchi

Un video di venticinque minuti di affermazioni sconclusionate

ARTICOLO AGGIORNATO

Qualche giorno fa è uscito sul canale youtube “Visione TV” un video di Giorgio Bianchi, fotogiornalista italiano che dal 2013 si occupa di Siria, Russia e Ucraina. Il filmato è un concentrato di allusioni prive di qualunque appoggio concreto e di plateali falsità: la tesi centrale del video (disponibile qui) è che l’Ucraina sia governata da un’alleanza tra oligarchi e neonazisti, nascosti dietro la paciosa immagine di Zelensky. Ma andiamo con ordine e seguiamo l’esposizione di Bianchi.

 

La propaganda ucraina e la propaganda russa

Secondo il fotogiornalista sarebbe in corso un’operazione mediatica volta a favorire l’Ucraina e la sua propaganda e a demonizzare Putin.

Ci sono alcune motivazioni per cui la narrazione ucraina viene accolta meglio rispetto a quella russa: la prima è che Zelensky e il suo staff sono più bravi. Sarà perché prima era un attore, ma sicuramente comunica il messaggio con molta più efficacia di Putin. La seconda è la naturale tendenza di tifare per l’underdog: a inizio invasione nessuno avrebbe scommesso due centesimi sulla capacità ucraina di resistere. La terza e più importante ragione però è questa: la propaganda russa non ha nessun fatto concreto su cui fare presa. La pretesa di denazificare un Paese rappresentato da un politico di origine ebraica che ha avuto dei parenti morti nella Shoah è onestamente poco credibile. La demilitarizzazione dell’Ucraina è un altro pretesto fantasioso: l’esercito ucraino sta riuscendo a difendersi, ma pensare che possa costituire una minaccia per la Russia è ridicolo. Il pericolo dell’allargamento della NATO è anch’esso non credibile perché l’Ucraina non aveva nessuna prospettiva di entrare nell’Alleanza atlantica a breve. In ultimo, l’affermazione di volere proteggere dal genocidio le popolazioni russofone del Donbass è assolutamente priva di sostanza (ne abbiamo parlato più approfonditamente qui).

Se una narrazione non ha nessun fatto concreto su cui basarsi, non convincerà (quasi) nessuno,

 

 

Il governo ombra nazi-oligarchico

Secondo Bianchi dal 2014, dopo il “colpo di stato”, l’Ucraina non è più stata una democrazia. Il fotogiornalista sostiene che siano stati i paramilitari neonazisti organizzati militarmente a rovesciare il legittimo governo ucraino. Bianchi ignora, o finge di ignorare, che le proteste nate a Maidan coinvolgevano centinaia di migliaia di persone, che rappresentavano la società civile ucraina. Solo dopo due mesi e mezzo di mazzate, e la promulgazione di leggi atte a circoscrivere il diritto a manifestare, la protesta di Maidan si è radicalizzata. A far cadere il governo ucraino furono i manifestanti che per mesi erano andati in piazza, e l’isolamento internazionale in cui Yanukovich venne a trovarsi. Le milizie neonaziste sono state parte del movimento di Maidan ma non la ragione del suo successo. Per un’accurata ricostruzione delle vicende e delle violenze accadute in Ucraina vi rimandiamo a questo report dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. È un documento molto interessante, che analizza tutte le morti causate dalla violenza “politica” avvenute in Ucraina dal gennaio 2014 al maggio 2016.

In un ulteriore tentativo di certificare la pervasività dell’estrema destra in Ucraina, Bianchi afferma di essere stato sequestrato nella sede di Pravyj Sektor a seguito di uno scambio di idee avuto con il traduttore che lo accompagnava durante un suo viaggio in Ucraina nel 2014. Naturalmente non fornisce una data, un luogo, dei nomi, una denuncia alle autorità. Impossibile qualunque riscontro.

L’unico fatto concreto riguardo la presenza di neonazisti nell’establishment ucraino è la nomina dell’allora leader di Pravvj Sektor, Dmitro Yarosh, ad aiutante del capo di stato maggiore dell’esercito. Senz’altro inquietante, ma ben lontano dall’essere la prova della presa nazista sul governo.

A questo punto della narrazione, Bianchi introduce l’altro padrone ombra del governo: Ihor Kolomoyskyi, un oligarca ucraino che viene definito “uno degli uomini più ricchi del mondo”. In realtà secondo Forbes è solo il 2473esimo (al momento in cui scrivo). Sicuramente molto facoltoso, ma già la narrativa funziona meno se controlliamo i fatti e scopriamo che non è proprio tra i primi dieci, e nemmeno tra i primi cento o mille.

Tra le malefatte di questo oligarca ci sarebbero: i finanziamenti fatti al battaglione Azov durante la guerra nel Donbass (vero, almeno secondo Reuters); l’appartenenza al CDA della compagnia di gas Burisma per cui lavorava il figlio di Biden (argomento già trattato da BUTAC qui).  E… questo è tutto. Solo un paio di suggestioni, mischiato a qualche appiglio di realtà. Bianchi non fornisce nessuna prova del controllo che i nazi-oligarchi eserciterebbero su Zelensky e non spiega neanche come queste forze lo manovrino. Lo dice lui e basta.

Successivamente Bianchi passa a parlare del campo di addestramento militare e ideologico per giovani creato dall’estrema destra ucraina e, più in generale, del problema del neonazismo. Il che ci porta a…

I neonazisti in Ucraina. Qual è il loro peso?

Politicamente parlando pesano molto poco. Nel corso del tempo, dal 2012 in poi, l’estrema destra ha ridotto sempre di più la sua rappresentanza in parlamento. Nelle elezioni del 2019 Svoboda, il partito ultranazionalista, ha ottenuto solo un seggio. Questo non significa che i neonazisti non esistano o che l’Ucraina non debba comunque stare molto attenta a ciò che succede nei movimenti di estrema destra. La questione viene inquadrata molto bene in questo articolo.

Ma se il problema esiste, perché contestare la narrativa di Bianchi? Perché è scorretta, e vediamo subito perché. Parlando del campo di addestramento allestito dall’estrema destra, il fotogiornalista insiste sul pericolo di fare crescere generazioni di ragazzi e ragazze ucraine traviate dall’ideologia neonazista. Il problema è che messa così sembra che tutti i giovani e le giovani dell’Ucraina siano esposti a questo tipo di educazione, ma non è così. C’è solo un campo. Uno di troppo (perché è terribile, come possiamo vedere qui), ma solo uno.  Nel filmato viene citata anche una scuola su cui il defunto Giulietto Chiesa aveva a suo tempo fatto un servizio (di cui BUTAC si era già occupato).

Ingigantire uno o due eventi, ignorando tutti quelli di segno contrario, per costruirci sopra una narrazione, è un tipico comportamento di chi fa disinformazione.

La NATO

Andando avanti nel video Bianchi rivela quale sarebbe il vero burattinaio di Zelensky: la NATO! (Ma… che fine hanno fatto i nazi-oligarchi?) Tutto quello che è successo è stato naturalmente provocato e preordinato dagli Sati Uniti (che non sono la NATO, ma pazienza) al fine di vendere il proprio gas all’Europa al posto di quello russo (poca roba, in realtà, rispetto al fabbisogno europeo). Naturalmente anche in questo caso non viene fornito uno straccio di prova. Lo dice lui e tanto basta. Amen et ipse dixit.

Ah, secondo Bianchi la NATO sta (o stava, non è chiaro) addestrando il Battaglione Azov. (Anche qui niente fonti. Ovvio.)

Reportage da Mariupol (accompagnato dalle truppe russe)

Dopo avere svelato gli intrighi internazionali dietro l’invasione russa dell’Ucraina, Bianchi dice di essere stato a Mariupol. È interessante notare che il fotogiornalista non specifica nemmeno una volta di essere stato accompagnato dalle truppe russe (lo si nota solo se si guarda attentamente il filmato – ad esempio a 17:59).  Non è inusuale che succeda ai reporter di guerra, ma è bene specificarlo, perché quando si viene accompagnati da un esercito è assai probabile che i soldati ti portino dove vogliono i loro comandanti.

Durante questo reportage il fotogiornalista incontra dei profughi e da loro ottiene testimonianze strazianti: le truppe ucraine gli avrebbero impedito di lasciare la città; le loro case sarebbero state utilizzate come punti di fuoco e loro usati come scudi umani. Bianchi sostiene che questo fatto è incontrovertibile, ma di nuovo non fornisce niente che possa permettere di verificare le sue affermazioni.

Successivamente le truppe russe lo portano a visitare una base del battaglione Azov vicino a Mariupol. Nel video girato da Bianchi si nota una grande quantità di armi e tantissima propaganda nazista o di estrema destra in bella vista. Naturalmente sono cose che ci si aspetterebbe di trovare nella base del battaglione Azov, ma un minimo di scetticismo è inevitabile. Bianchi è accompagnato dalle truppe russe ed è ragionevole il sospetto che i luoghi in cui lo portano siano stati “preparati”. Anche il fatto che al fotogiornalista non venga nemmeno il dubbio di essere usato è… un po’ strano, a volere credere alla sua buona fede.

L’articolo “scomparso” de La Stampa

Proseguendo, Bianchi denuncia l’atteggiamento dei media italiani tendente a “nascondere” le malefatte del battaglione Azov. A dimostrazione di quanto detto cita un articolo su uno dei blog de La Stampa del 2014 a firma di Maria Grazia Bruzzone, che sarebbe stato censurato proprio per questo.


AGGIORNAMENTO del 9 aprile 2022

Una verifica fatta grazie all’utente David Nobili ci ha permesso di capire che non è come spiegava il nostro Michele, non tutti gli articoli precedenti il 2015 erano svaniti, come dimostra il file robots.txt solo alcuni articoli del sito non erano pubblicati tra cui appunto quello sui nazisti in Ucraina. La redazione de La Stampa non ci ha fornito spiegazioni sul come mai quell’articolo (insieme ad altri che nulla hanno a che fare con l’Ucraina) sia stato temporaneamente bloccato dall’11 marzo fino a fine mese. I motivi possono essere svariati, quello che è certo è che tra i tanti non c’è quello di voler negare certe tendenze nel paese, visto che sempre su La Stampa ci sono svariati articoli che parlavano dello stesso problema e che non sono stati minimamente toccati:


Il sottoscritto ha potuto verificare che fino a qualche giorno fa tutti gli articoli de La Stampa precedenti al 2015 erano offline, a prescindere dal tema trattato. Oggi ho controllato per l’ennesima volta e l’articolo è ricomparso (insieme a tutti i “pezzi” usciti prima del 2015). Potere della denuncia di Bianchi o semplice manutenzione del sito? Onestamente, visto che gli articoli mancanti erano tutti quelli precedenti il 2015, ritengo che sia più probabile una manutenzione del sito, come spesso accade, specie di quelle sottosezioni come i blog, che ricordiamo servono a aumentare il traffico del dominio stesso senza però essere espressione editoriale della testata.

Quello che però è evidente è che Bianchi, invece che fare una ricerca seria sulle fonti di archivio, ha scelto di prendere per buona la fake news trovata qui.

Conclusione

Questo video è un capolavoro di propaganda filorussa: venticinque minuti di illazioni e neanche uno straccio di prova o fonte che possa essere verificata. Come si dice, tutto fumo e niente arrosto.

Michele Armellini

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