Foa combatte la censura

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Sabato 18 febbraio Marcello Foa era a Bologna a tenere una conferenza, titolo:

“La fabbrica della menzogna. Strategie della comunicazione tra false flag e fake news”

Con grande rammarico apprendo della conferenza solo due giorni dopo che c’è stata, e un po’ soffro, perché ormai conosco bene Foa, di lui abbiamo parlato svariate volte su BUTAC. L’idea che a uno come Foa venga dato spazio per parlare di un argomento come questo mi lascia davvero allibito, è la dimostrazione palese che nessuno si rende conto di cosa sono veramente le fake news, e di chi sono i primi a spacciarle.

Foa, col suo blog su Il Giornale è uno dei tanti che da tempo racconta le sue verità, verità che spesso non hanno a supporto nulla se non articoli di complottari noti. Foa è lo stesso che prende le difese di soggetti come Giulietto Chiesa, che ci racconta del golpe contro Trump, e dei filmati falsi di Al Qaeda, lo stesso che sosteneva la storia dei brogli in Austria, non avendo evidentemente dimestichezza con la lingua italiana. Che titoli ha per parlare di fake news un soggetto che le cavalca tutte, se solo possono portare acqua al suo mulino?

Ma Foa dal suo blog ci spiega:

Con me sul palco una saggista brava e coraggiosa come Enrica Perrucchietti. Tre ore dopo eravamo ancora lì a discutere di libertà e di qualità dell’informazione con un pubblico appassionato e preoccupato per i tentativi in corso in Italia (ma non solo) di mettere a tacere le voci libere.

Questo, in realtà è il fine reale della crociata lanciata dall’establishment contro Fake news, bufale e post-verità, come ha dimostrato l’incredibile disegno di legge avanzato da un gruppo di parlamentari italiani, prima firmataria Adele Gambaro, che prevede addirittura il carcere per chi diffonde “notizie false e tendenziose”, come avveniva solo ai tempi del fascismo, che infatti giustificava la censura usando esattamente lo stesso linguaggio.

Quindi sabato evidentemente la cosa di cui si è parlato di più è stato il ddl presentato dalla Gambaro, ddl da cui anche BUTAC ha preso le distanze, scritto da soggetti che non comprendono come funziona la rete, soggetti che sono vecchi anche quando sono giovani, soggetti che sono distanti dalla realtà del mondo che li circonda. Ma non basta attaccare quel ddl, lamentarsene è sicuramente importante, ma lo sarebbe ancor di più se nel farlo certi giornalisti facessero anche mea culpa, perché i primi a usare fake news per attirare lettori sono proprio loro, che gongolano quando possono sfruttarle per aumentare il loro bacino di lettori.

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Non c’ero, non posso sapere

Purtroppo non essendo stato presente alla conferenza non posso sapere se Foa abbia fatto mea culpa, abbia ammesso di esser caduto anche lui nell’uso di fonti rivelatesi poi inesistenti o non verificate, ma so che il suo collega giornalista de il Giornale Nino Materi, quando la settimana scorsa ne ha parlato, ha attentamente evitato alcun mea culpa, perché tanto il colpevole è sempre e solo la rete. E non quella rete fatta da testate nazionali regolarmente registrate, ma quella fatta dai siti falsi, quelli che si definiscono di satira. E invece come BUTAC da tempo cerca di mostrarvi non è così, la colpa principale nella diffusione di fake news è da imputarsi a certi giornalisti, a certe redazioni come ai politici (basta pensare alla gaffe di Trump sull’ormai noto “attentato in Svezia”).

Foa zecca rossa?

Una delle cose che mi scoccia di più è che Foa era ospite di un’associazione in una sala del comune di Bologna, anche io ho parlato a Bologna ma quando l’ho fatto i siti di “contrinformazione” hanno sfruttato l’occasione per sostenere che il mio impegno in una conferenza a Bologna, in una sala comunale, era chiara dimostrazione del mio essere amico della sinistra, e allora Marcello cos’è? No, non siate offensivi, Foa non è amico della sinistra. Va dove lo chiamano, va a sostenere la sua realtà, va a difendere il suo diritto a continuare a raccontare storie, poco conta che siano vere o che si basino su antefatti fasulli, lui ci crede, sa che ci crederete anche voi che lo leggete e ascoltate e questo basta.

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È così che si manipola l’opinione pubblica, è così che si orientano i propri lettori nella direzione che vogliamo.

Quello che mi fa piacere è che, mentre Foa parlava a Bologna, BUTAC era presente ad un altro evento, stavolta a Trieste: il nostro Neil Perri aveva un panel al bellissimo evento Parole O_stili, ed è lì che questo weekend si parlava davvero di notizie false, bufale, bullismo e tutto quanto è cattivo, in rete come nella vita reale.

Mi fa sorridere scoprire che non solo a Bologna Foa sia ritenuto la persona adatta a parlare di cose così, anche l’associazione civica trentina evidentemente lo stima, al punto che l’ha invitato il 28 febbraio prossimo a parlare ad un’altra conferenza, titolo stavolta:

Manipolare l’informazione

come si fa ad orientare i media e l’opinione pubblica

Questo è un argomento dove senza dubbio alcuno Foa può dire la sua dall’alto della sua grande esperienza.

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.