XYLELLA2

Parte 2

Parte 3

Aggiornamento del 24/03

Ho voluto aggiungere qualche info a questo pezzo in quanto è quello più condiviso e letto dei tre scritti invece di scriverne uno nuovo. Scorrete a fine articolo per l’aggiornamento.

 

Non seguo molto l’attualità e molte notizie me le perdo, ma Facebook può essere un buon strumento per rimanere aggiornati a volte. Controllando il mio feed mi imbatto in questo post

 

Protagonista del video è un membro dei Sud Sound System. Ecco il testo del post

C’è un batterio che si chiama Xylella che è apparso da una decina d’anni. Qualcuno sospetta che sia costruito in laboratorio da una multinazionale brasiliana che ha un nome che è l’anagramma di questo batterio. Chi mi ha raccontato queste cose è Cristian Casili agronomo che studia il fenomeno da molto tempo.

Alcuni ulivi salentini sono stati attaccati. Con uno studio molto approssimativo fatto su 20mila ulivi (20mila su 11 milioni) ne sono stati trovati 500 malati. Malati non si sa nemmeno se tutti attaccati dalla xilella perché potrebbe essere anche un fungo.

Morale hanno deciso di spargere un insetticida velenosissimo prodotto dalla famigerata Monsanto e di sradicare un milione di ulivi da sostituire con ulivi OGM immuni al batterio prodotti sempre dalla Monsanto, batterio forse inventato dalle stesse multinazionali che offrono il rimedio.

Molti artisti e cittadini si sono mobilitati e quindi il batterio finto ha prodotto per fortuna una reazione vera.

Non partiamo molto bene e il video non è molto meglio. Cominciamo dal capire cosa sia la Xylella, e lo possiamo fare con questo documento ben fatto della regione Toscana: Xylella olivo

Xylella fastidiosa è un batterio fitopatogeno capace di attaccare oltre all’olivo, diversi tipi di piante fra le quali le più importanti sono la vite, il pesco, il mandorlo, diverse specie di agrumi, l’oleandro e diverse altre. In totale le specie di piante ospiti di Xylella fastidiosa sono oltre 150, fra le quali molte infestanti

Xylella fastidiosa si moltiplica nei vasi xilematici della pianta ospite provocandone l’ostruzione. La situazione che si viene così a determinare sarebbe in parte responsabile della comparsa dei sintomi della malattia.

Questo batterio è forse una novità? Non proprio

Xylella fastidiosa è stata a lungo conosciuta esclusivamente come agente della ben nota e devastante malattia di Pierce (PD) della vite (le prime viti ammalate sono state osservate negli anni ’80 del 1800, nella zona di Anaheim, Contea di Orange, in California). Solo di recente si sono aggiunte, nel continente americano (Nord e Sud America, in particolare), le segnalazioni della presenza di Xylella fastidiosa su altre piante oltre che sulla vite. Ad es., la presenza di Xylella fastidiosa nell’olivo, con la sintomatologia tipica di una brusca parassitaria e l’aggiunta di più o meno estesi disseccamenti di rametti e branche, è stata segnalata, in California, solo nel 2007 (ma le indagini erano cominciate nel 2003, 2004 dopo le prime segnalazioni di piante ammalate). Nel 2008 c’è stato un incremento della mortalità di piante di olivo colpite da “leaf scorch” nella contea di Los Angeles e le indagini sono state riprese.

Molto interessanti anche le seguenti informazioni

Nel Salento, le piante di olivo che presentavano sintomi di deperimento rapido con estesi imbrunimenti fogliari e disseccamenti hanno rivelato la presenza di attacchi di Zeuzera pyrina e la presenza nel legno di alcuni funghi tracheomicotici, Phaeoacremonium parasiticum, P. rubrigenum, P. aleophilum, P. alvesii, Phaemoniella spp. e, inoltre, anche la presenza di DNA di Xylella fastidiosa. A questa affezione, nuova per la zona, è stato dato il nome di “complesso del disseccamento rapido dell’olivo”, rapido perché pare che nel giro di pochi mesi la malattia si sia diffusa in un’area di oltre 8.000 ettari in 6 differenti focolai (in realtà la malattia avrebbe cominciato a manifestarsi nel 2011). Questa sintomatologia è stata definita “complesso” perché i ricercatori sospettano, anche se ancora non ne hanno i riscontri sperimentali, che sia l’esito dell’azione di più organismi diversi, come nel caso dell’affezione segnalata in California nel 2013. Sempre in Puglia, ma in un’area diversa dal Salento (provincia di Foggia e provincia di Bari), un altro gruppo di ricercatori ha individuato piante di olivo con i soliti sintomi (disseccamento di rami e branche, imbrunimenti interni, leaf scorch in qualche caso) e dai tessuti infetti ha isolato Pleurostomophora richardsiae, Neofusicoccum parvum e Phaeoacremonium aleophilum.

Si ipotizza quindi che la Xylella non sia l’unica causa di questo “complesso del dissecamento rapido”  (CODIRO) e questo coincide con alcune delle posizioni di questi dissidenti che si oppongono all’abbattimento degli alberi malati, che è la prima attività che sarà messa in atto insieme alla UE per arginare il problema. Il problema è reale ed importante perché, anche se non sono neanche d’accordo tra di loro sui numeri, il problema può diventare da grave a enorme data la quantità di piante e l’importanza economica della coltivazione degli ulivi per la Puglia e per l’Italia. Per essere fedeli alla tradizione della lotta a chi urla di più, però, si arriva al classico sbandierare degli spettri inutili ed una lettura faziosa della realtà. Partirò da quello che trovo il punto più basso in assoluto tra le argomentazioni tra i non-abbattimento, cioè il nome

Qualcuno sospetta che sia costruito in laboratorio da una multinazionale brasiliana che ha un nome che è l’anagramma di questo batterio

Questa cosa fa ridere perché è vera, verissima, ma è l’esatto contrario di quanto viene indotto a pensare il lettore impreparato. Usando il solito strumento del diavolo, Google, si scopre che l’azienda di cui parlano senza citare, cosa che non capisco, sia la Alellyx, azienda acquistata da Monsanto nel 2008. Indovinate perché si chiama così. Facile

alellyx

 

From Xylella to Alellyx

Five scientists from the São Paulo University (USP), the State University of Campinas (Unicamp) and the São Paulo State University (Unesp) have just finished creating, with the support of Votorantim Ventures, Alellyx, a research and development company for biotechnology products that will have as its goal the generation and commercialization of patents in the area of applied genomics. All of them took part of the research teams responsible for the sequencing of the genes of the bacteria Xylella fastidiosa and Xanthomonas citrii and of sugarcane, which begun in 1997.

Il nome Alellyx è il reverse del nome Xylella del quale furono i primi a rilevarne il genoma: avendo cominciato studiando la Xylella, presente in Sud America da molto tempo, hanno deciso di chiamarsi in quel modo. Chi propone il complotto Monsanto, proprietaria attuale della Alellyx, è arrivata a ipotizzare che questo batterio “apparso da una decina d’anni”, cosa assolutamente falsa, sia stato inventato da loro. Vi sembra possibile che si inventino all’improvviso un batterio e gli diano un nome tale da poterli sgamare così?

A parte l’ovvietà del fatto che la Monsanto essendo produttore di sementi OGM e prodotti per l’agricoltura possa avere interesse nel proporre i propri prodotti per combattere il problema, così come tutte le aziende concorrenti, non ho trovato una “linea rossa” che possa portare ad indicare loro come colpevoli della malattia che ha colpito gli ulivi. L’argomentazione che “una volta non c’era come ha fatto ad arrivare quindi ce l’ha portato qualcuno per forza” è assurda. È ovvio che il batterio ci è arrivato in qualche modo, ma come si sposta solitamente? Il batterio è trasportato da degli insetti e come si è già visto un sacco di volte, questi viaggiano molto più facilmente oggi aumentando i rischi per tutte le piante, come per esempio il punteruolo rosso. Nel video si dice che gli esperti avrebbero dimostrato che il batterio rilevato in Puglia sia un prodotto della Monsanto. Questa è una accusa importante, dove sono le prove? Chi sostiene il complotto, perché purtroppo siamo a questo punto, si incammina nel solito percorso obbligatorio dei complotti

In queste ore si stanno continuando a moltiplicare i comunicati stampa riguardo l’argomento, con tesii che lasciano al quanto esterefatti. Il fenomeno è stato pretenziosamento accostato anche al caso delle discariche illegali sparse sul terriotorio salentino, altra grave piaga per l’ambiente della penisola. Fantasiose tesi che però mi hanno fatto pensare e per questo ho cercato qualcosa sull’argomento in rete. Bhe, non ci crederete, ma qualcosa in comune con i rifiuti l’ho trovata, ma in un altro e particolare senso. Qualcosa che accomuna  Brescia, che presenta più della metà del suo territorio altamente inquinato, e Anniston, una cittadina americana falcidiata dalle conseguenze della produzione di pcb della Monsanto, proprio quel pcb ritrovato nella discarica Burgesi, di cui esistono al mondo pochi produttori, tutti sotto concessione Monsanto. I tentacoli di questa multinazionale,  sono ovunque, a tutt’oggi, a nostra insaputa, molti dei prodotti alimentari contengono mais geneticamente modificati,(l’80%di tutti gli alimenti contiene mais), di proprietà della famiglia Rotschild, soci in affari nella grande finanza internazionale (e non solo) con la famiglia Rockfeller, controllori delle più grandi banche americane e delle più grandi multinazionali del petrolio, membri permanenti del club Bilderberg, fondatori dell’istituto Aspen, e controllori della politica italiana ed europea.

Non ho capito cosa abbia a che fare Brescia con la Puglia, come non sapevo che l’80% degli alimenti contenesse mais. Perché ogni cosa deve sfociare in Bilderberg, Rockfeller e Aspen? Altri – e a questi siti ci sono arrivato dal profilo del cantante portavoce di questo movimento – dicono inoltre

Quindi, come avrà fatto la Xylella fastidiosa ad arrivare nel Salento? E come mai sembra che la Monsanto abbia prodotti resistenti alla Xylella? E come mai questo batterio, in questo documento Plant-Pathogenic Bacteria as Biological Weapons – Real Threats? viene catalogata come possibile arma batteriologica? Chi ha la possibilità di maneggiare questi batteri? Chi ha interesse a devastare un ambiente naturale come quello del Salento? Cui prodest? Io continuo a pensare male…

Tornando al fatto che la Monsanto lavorando in questo settore possa avere prodotti resistenti alla Xylella – cosa che però vorrei vedere dimostrata considerando che la malattia continua a colpire Nord e Sud America, perché non cambiano tutti le piante se ci sono piante resistenti? – mi chiedo se quel documento lo abbiano letto davvero.

At present, much attention is being given to the potential of plant pathogens, including plant-pathogenic bacteria, as biological weapons/ bioterror weapons. These two terms are sometimes used interchangeably and there is need for care in their application. It has been claimed that clandestine introduction of certain plant-pathogenic bacteria could cause such crop losses as to impact so significantly on a national economy and thus constitute a threat to national security. As a separate outcome, it is suggested that they could cause serious public alarm, perhaps constituting a source of terror. Legislation is now in place to regulate selected plantpathogenic bacteria as potential weapons. However, we consider it highly doubtful that any plant-pathogenic bacterium has the requisite capabilities to justify such a classification. Even if they were so capable, the differentiation of pathogens into a special category with regulations that are even more restrictive than those currently applied in quarantine legislation of most jurisdictions offers no obvious benefit. Moreover, we believe that such regulations are disadvantageous insofar as they limit research on precisely those pathogens most in need of study. Whereas some human and animal pathogens may have potential as biological or bioterror weapons, we conclude that it is unlikely that any plant-pathogenic bacterium realistically falls into this category.

Come viene citato in altri pezzi, certamente viene detto che la Xylella possa  potenzialmente essere usato come un arma, ma lo scopo del paper è quello di lamentarsi di questa catalogazione in quanto ne limiterebbe le possibilità di studio. Nell’ultima frase viene proprio detto che secondo loro i batteri delle piante non dovrebbero rientrare nella categoria di armi batteriologiche. Come al solito si citano solo le parti che fanno comodo interpretando il tutto secondo la propria prospettiva.

Sono migliaia di anni che si coltiva l’ulivo nel Salento, deve arrivare proprio la Monsanto a spiegarci come si deve fare?

Se per chi si rifiuta di abbattere gli ulivi il problema è questo, è la dimostrazione che non si riesca mai a ragionare in maniera razionale. Il problema è che bisogna bloccare la diffusione di questa malattia prima che sia troppo tardi e si diffonda ad altri paesi o altre coltivazioni, non se si debba dare ascolto alla Monsanto su come si faccia. Un altro articolo, molto più equilibrato ,  riesce a fare un quadro completo della situazione, ma non riesce a non inserire questa frase

È stato aperto un fascicolo dalla magistratura perché c’è il sospetto che la X. Fastidiosa sia stata introdotta nel Salento da certi tipi della Monsanto.

Ma anche qua rimaniamo delusi in quanto non viene in nessun modo prodotto alcun elemento a supporto di questa tesi. Si parla però di meno dell’1% di piante morte su 9 milioni, altra stima diversa sul numero di piante, che sì rimangono una minoranza, ma se non viene posto rimedio aumenteranno senza dubbio in quanto non c’è cura alcuna per la Xylella. Anche su Lecce Prima c’è un buon articolo per chi volesse capirne di più. Parlano anche del potenziale complotto senza esporsi troppo, anche se nel finale si ragiona sul “chi ci guadagna”.

Chi avrebbe da guadagnarci?

Resta quest’ultima la domanda più perniciosa cui rispondere. Considerando che l’intero comparto olivicolo meridionale è chiamato fuori, per ovvi motivi, le ipotesi che si possono fare, sempre fantasiose o “fantascientifiche” per dirla con le parole di Boscia, e per avvisare i lettori che si è sul piano delle pure illazioni, non sono tante. Ma in primo luogo ci guadagnerebbero le multinazionali farmaceutiche che nell’utilizzo massivo di insetticidi, pesticidi e tutto quanto sarà utilizzato al fine di scongiurare la calamità in atto vedranno accrescersi gl’introiti; potrebbero guadagnarci le agenzie e i laboratori di ricerca, tramite finanziamenti privati e pubblici, per l’individuazione di soluzioni innovative che inibiscano il genoma del batterio e/o realizzino specie vegetali ogm resistenti ai pesticidi e al batterio stesso; potrebbero trarne vantaggio i Paesi concorrenti nella produzione olivicola come Spagna, Grecia, Portogallo, Tunisia, Algeria, Iran, Irak, Marocco e molti altri ancora che sono appena entrati o entreranno a breve in Europa; gli immobiliaristi e i magnati della finanza internazionale che vedono nella costa e nell’entroterra salentino la Rimini del Sud da cementificare e votare a un turismo d’eccellenza (e non stupisca quest’affermazione, visto che megalopoli come Dubai e molti degli emirati arabi rappresentano il massimo del lusso e non hanno che deserto e mare); e, infine, ma non da ultimo, sempre le industrie farmaceutiche che potrebbero a un certo punto tirare fuori dal cilindro l’olivo ogm, da comprare a caro prezzo per evitare la desertificazione del territorio, e la cura “definitiva” contro la Xylella fastidiosa. Hai visto mai?

Quindi cosa si dovrebbe fare? Niente? Lasciare che i batterio possa continuare la sua inevitabile opera di distruzione? Sembrerebbe che il Professor Norberto Roveri, già ospite sul Blog di Beppe Grillo con la soluzione finale per l’amianto, abbia la soluzione in tasca con una “cura sperimentale a base di oligoelementi“. Presentato come professore della Università di Bologna è direttore generale della Chemical Center, che dubito darebbe questa consulenza gratuitamente, che però non ha nessuna cura per la Xylella

“Nel corso del 2014 è stata effettuata una sperimentazione con questi prodotti, spiega il Prof. Roveri, applicandoli alla pianta, sia per via fogliare, sia per via endoterapica e, nel corso della sperimentazione effettuata, hanno mostrato di dare ottimi risultati di prevenzione della batteriosi del kiwi. Grazie a questo sistema innovativo di rilascio degli ioni attivi si è potuto osservare un vigoroso benessere da parte della pianta con effetti positivi su tutto lo stato vegetativo, buona vigoria dei tralci, foglie sane e incremento di produzione di frutti. Questo stesso prodotto, in base alle nostre ricerche, dovrebbe essere in grado di produrre un effetto simile nell’ambito dell’Ulivo prevenendo l’infezione da Xylella Fastidiosa.

Si ipotizza che questo metodo possa essere efficace sugli ulivi e la Xylella anche se finora sperimentato sui kiwi con altri batteri, e si parla di prevenzione, quindi non di una cura. Quindi cosa si dovrebbe fare con le piante malate e per il contenimento della infezione?

A me sembra che ad ogni problema ci si ritrovi con due schieramenti contrapposti che seguono sempre le stesse regole. Da una parte la comunità scientifica e istituzioni che spingono per un approccio e un gruppo di persone, in realtà abbastanza ridotto dato che si parla di circa 300 persone alle manifestazioni organizzate, che si rifiuta ad ogni costo di stare alle regole, spera in cure miracolose mai sperimentate e da la colpa di tutto alle multinazionali.

Non posso sostenere che abbattere le piante sia il piano migliore, ma stracciarsi le vesti con la paura del “chimico assassino” è una posizione estremista, considerando anche le parole del commissario Siletti sostiene questa linea

”Sarà una lotta mirata e non aggressiva per l’ambiente – ha detto – che non prevede diserbanti, ma arature dei terreni e eradicazione solamente delle piante infette”

Le misure messe a punto, ha spiegato, prevedono interventi nella fascia di profilassi, nella zona cuscinetto, nella fascia di eradicazione e nei vari focolai scoperti; in particolare sono cinque: eliminazione di tutte le piante ospiti del batterio presenti lungo strade, fossi, canali, aree verdi con trinciatura della chioma e smaltimento; controllo meccanico degli stadi giovanili dei vettori nelle erbe spontanee infestanti con trinciatura; trattamento fitosanitario per il controllo dei vettori adulti in uliveti e frutteti; estirpazione delle piante infette; distruzione delle specie ospiti Xylella all’interno dei vivai.

Il 26 o il 27 Marzo ci sarà la decisione finale in UE riguardo al problema. Vedremo quali saranno i provvedimenti per risolvere il problema.

 

Neil

 

Parte 2

Parte 3

Aggiornamento del 24/03

A parte invitarvi a leggere anche le altre due parti della nostra avventura con la Xylella, vorrei approfondire – roba di poche righe – uno degli aspetti più importanti del complotto che però in fase di debunking non è stato affrontato come necessitava. Sto parlando della posizione di Monsanto. Ho visto nei commenti, soprattutto sulla pagina Facebook di Sabina Guzzanti, che gli anti-taglio passano la metà del tempo a sbraitare contro la Monsanto. Quindi eccovi uno schema molto facile per capire come la Monsanto non abbia nulla a che fare con la situazione attuale. Mi sto riferendo alla questione Xylella. Vi prego, nessun benaltrismo su questioni più vecchie.

  1. IN PUGLIA NON SI POSSONO PIANTARE SEMENTI OGM. Questo vuol dire che se anche l’impianto accusatorio non si basasse su fantasie, la Monsanto non potrebbe vendere gli ulivi OGM all’Italia per la Puglia.
  2. La Monsanto non ha nessun ulivo, o sementi di ulivo, OGM.
  3. La Monsanto non ha nessun prodotto specifico contro la Xylella

Questi tre punti non sono da poco, perché fanno cadere il complotto così come è stato presentato finora. Ma non è tutto. Potete trovare un pdf interessante su alcuni dei miti sulla Monsanto. L’idea che il ceppo di Xylella presente in Puglia sia di chiara origine Monsanto dal Brasile è un’altra informazione presa da non si sa dove. O completamente inventata.

 

 

In parole povere la Xylella che attualmente sta danneggiando gli ulivi pugliesi insieme ad altri agenti proviene dalla Costa Rica, non dal Brasile. Ovviamente se consideriamo la grande capacità di ragionamento circolare dei complottisti – cioè che se una cosa dimostra essere la loro tesi errata questa la renda contemporaneamente giusta, spiegherò meglio in un altra occasione – ovviamente siamo ancora a capo, ma chi ha voglia di capire e la decenza di ragionare spero sia soddisfatta.

In molti hanno linkato una intervista su Famiglia Cristiana al sostituto Procuratore di Lecce che sta indagando su tutta la questione. L’intervista non mi è piaciuta affatto. Tra le verie cose degne di nota c’è un punto importante

Una cosa è certa: se di xylella si tratta, c’è stato un enorme ritardo nel contenimento. Le prime segnalazioni di disseccamento risalgono al 2011, probabilmente anche al 2008-2009

Sulla introduzione della Xylella in Italia si cerca di incolpare un workshop del 2010 tenutosi a Bari. Ma a quanto pare il CODIRO ha cominciato a manifestarsi prima di quella data – la citazione è del sostituto procuratore. Quindi la Xylella non è stato rilasciata in quella occasione. Oppure non ha nessuna rilevanza nello sviluppo del CODIRO. O forse nulla di questo è importante per alcuni, basta dare la colpa a qualcuno.

Quello che sta sfuggendo alla analisi dei più è questo fatto semplice: la Xylella è estremamente pericolosa per le viti e gli agrumi. Indifferentemente dal complesso di essicamento, questo batterio NON DEVE DIFFONDERSI nel resto dell’Italia. Una epidemia in Italia significherebbe un potenziale disastro anche per gli altri paesi che hanno coltivazioni simili alle nostre, come Grecia e Spagna. L’utilizzo da parte di sostanze chimiche per eliminare gli insetti vettori del batterio è a dir poco logico. Ovviamente dovranno essere utilizzati secondo le normative e il buon senso e trovo assurdo che il sostituto procuratore si lamenti che la regione abbia indicato quali sostanza dovranno essere utilizzate. Incredibilmente alcune di queste vengono prodotte da multinazionali. E io che avrei pensato li producesse nello scantinato il contadino. Se le indica è un problema, se non le avesse indicate chissà che macello sarebbe venuto fuori.

Vorrei lanciare una provocazione. Avete notato che chi ha in mano la gestione della crisi Xylella si chiama Siletti? Come mai il suo nome assomiglia così tanto al nome del batterio? Coincidenze? Bisognerebbe chiedere ad un esperto di dietrologia come Franceschetti.

Concludo indicandovi la pagina della Regione Puglia per trovare eventuali comunicati a riguardo e l’ottimo articolo di Italia Unita per la Scienza su questo argomento

Rimanendo in attesa di cosa deciderà l’Europa, vi diamo appuntamento a presto.

Comunque quando si ricevono commenti come questo

afrikano

 

fa solo piacere. Dimostra che c’è tanto lavoro da fare per insegnarvi ad usare il vostro cervello.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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