La vera storia di Cécile Kyenge e dei “migranti malati”

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Non v’è pace per gli empi (Isaia 57:21). La propaganda antigovernativa e xenofoba non conosce sosta, neppure nel giorno dedicato alla rivendicazione dei diritti delle donne.

La pagina fascista Boia chi molla pubblica  l’8 marzo 2016 questo meme denigratorio verso l’ex Ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge.

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KYENGE: “I migranti dall’Africa partono sani, le malattie le prendono in Italia”
PDC: PARTITA DI CERVELLO

Il testo del meme crea la falsa credenza per la quale gli “immigrati” prendano malattie una volta giunti in Italia – come se l’Italia fosse, in un certo senso, focolaio di malattie. Il tutto si conclude con un insulto di puro stampo “noi giente honesta”.

La domanda già trasvola e accende il dubbio: ha davvero detto così? La ricerca irrevocabile parte ovviamente da Google, con l’obiettivo di trovare la fonte. Così si scopre che la presunta frase sarebbe stata pronunciata in un video-servizio del Fatto Quotidiano, pubblicato il 5 settembre 2014. Il che ci aiuta a contestualizzare quale fosse il vero argomento della questione.

Qui sotto il video.

Il 2 settembre 2014 il blog BeppeGrillo.it pubblica un pezzo aggressivo dal titolo Il ritorno delle malattie infettive, #tbcnograzie. L’argomento del post verteva sulle affermazioni di Igor Gelarda, allora segretario generale del CONSAP: secondo le sue dichiarazioni, 40 poliziotti erano risultati positivi al test di Mantoux, uno screening per stabilire l’infezione anche latente dal batterio della tubercolosi. Nel post del sito di Grillo si lancia dunque una accusa infamante nei confronti del governo allora in carica, accusato di un certo lassismo e di una generica incompetenza.

Vogliamo reimportarla, reimportiamola! Ma facciamolo alla luce del sole, informando la popolazione che alla polizia non vengono forniti neppure gli strumenti minimi di profilassi. […]

I triti e ritriti confronti degli italiani come popolo di migranti che deve comprendere, capire, giustificare chiunque entri in Italia, sono delle amenità tirate in ballo dai radical chic e dalla sinistra che non pagano mai il conto e da chi non vuole affrontare il problema. Quando i nostri bisnonni approdavano negli Stati Uniti, Paese della Libertà, dopo aver visto la Statua con la fiaccola accesa, venivano subito confinati a Ellis Island in quarantena.

Noi di BUTAC ci occupammo della presunta emergenza TBC con un aggiornamento pervenutoci il 3 settembre 2014, che stempera l’ingiustificato allarmismo allora generato.

Nessun poliziotto è malato. Nessuno è contagioso. Tutti i poliziotti sottoposti al test per la TBC sono in servizio.

Il dott. Roberto Santorsa, neo direttore della Direzione Centrale di Sanità del Dipartimento della pubblica sicurezza rassicura. “Sui 754 poliziotti che ad oggi hanno effettuato il test di Mantoux, 40 sono cutipositivi (circa il 5%): tale risultato non è assolutamente indice di malattia ma attesta solo un pregresso contatto con il microrganismo che può essere avvenuto anche molti anni fa. Il test all’intera popolazione italiana farebbe registrare valori analoghi se non addirittura superiori”.

Com’è logico, di fronte all’evidente necessità di mantenere viva la macchina elettorale, per certe ideologie politiche la parola d’ordine è una sola: diffondere. A prescindere da qualunque dichiarazione contraria e avversa.

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Ora, veniamo ora al 5 settembre e al video di David Marceddu. L’intervistatore chiede all’ex ministro Cécile Kyenge un’opinione sul legame fra immigrazione e recrudescenza di alcune malattie.

FQ: Grillo sostiene che l’arrivo in massa degli immigrati favorirebbe la diffusione di alcune malattie – lui ha parlato di questi nuovi casi di tubercolosi.

Kyenge: Bisogna evitare allarmismi. Bisogna sapere che in ogni storia di immigrazione partono le persone che sono più forti, e dalle condizioni dure del viaggio, arrivano debilitati. Per questo motivo ci sono dei controlli che ogni Stato, anche l’Italia, ha già previsto sia all’arrivo, quando arrivano per un controllo; non perché partano già malati, ma perché si ammalano durante il percorso, o addirittura quando arrivano nel paese di destinazione perché debilitati.

Le parole di Cecile Kyenge hanno dunque una sfumatura diversa che l’approssimazione del meme politico, volutamente, non rende. Oltre alla totale assenza di riferimenti all’Africa, potrete vedere che c’è una grossa differenza fra quanto detto e quanto riportato.

La frase di Cécile Kyenge riprende il cosiddetto “effetto del migrante sano”, qui spiegato.

Risulta d’altronde estremamente logico che il tentativo migratorio, soprattutto in una fase iniziale, venga messo in atto da quei soggetti che, per caratteristiche socio-economiche individuali e per attitudini caratteriali, massimizzano le possibilità di portare a buon fine il progetto migratorio: sono i “pionieri” della migrazione della propria famiglia, gruppo, paese. Questo esclude in partenza individui che non godano di apparenti buone condizioni di salute: non è certo casuale che chi emigra sia in genere un giovane adulto; che appartenga, nel proprio paese, alle classi sociali meno svantaggiate (quelle più povere non potrebbero sostenere neppure le spese di viaggio); che abbia per lo più un grado di istruzione medio.

Un processo di autoselezione che nel tempo può esaurirsi.

I timori legati alla condizione di irregolarità e la scarsa conoscenza del diritto di accesso ai servizi sanitari, delle modalità di fruizione degli stessi e della lingua locale sono infatti alcuni tra i principali fattori che impediscono ai migranti di accedere a percorsi di prevenzione, di diagnosi precoce e di terapia ambulatoriale in Italia e li spingono piuttosto a rivolgersi al Servizio sanitario nazionale (Ssn) in condizioni di urgenza (presso i pronto soccorso).

È verosimile inoltre che nel tempo la rilevanza dell’“effetto migrante sano” in Italia tenda a diminuire. Infatti con la stabilizzazione del fenomeno migratorio, i nuovi immigrati giungeranno seguendo percorsi già attuati da parenti o amici che si trovano in Italia. Questo tragitto, più semplice e meno rischioso, richiede una minore autoselezione iniziale ed è motivato oltre che dalla ricerca di lavoro anche dall’opportunità di ricongiungimento familiare. I nuovi arrivi presenteranno quindi caratteriste più eterogenee dal punto di vista demografico e dello stato di salute. Nel contempo anche la popolazione già immigrata nel Paese ospite tenderà a stratificarsi demograficamente nel tempo per invecchiamento della prima generazione immigrata e sviluppo di nuove generazioni, nate nel Paese ospite. (Epicentro)

Ma ovviamente al lettore medio spaventa il muro di testo e in una piattaforma come il social network, l’ipersemplificazione va per la maggiore. Una ipersemplificazione facilmente piegabile dalla propaganda politica per portare avanti una vuota strategia elettorale. Questioni di lana caprina difficilmente riducibili a una singola frase, ma che per qualcuno che vuole solo voti (o guadagno) preferisce ridurre per agevolare una singola, piatta visione del problema.

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Un caso lampante è l’articolo di Questa è la sinistra italiana, a firma Girolamo Minotto, che riprende la notizia l’8 settembre 2014. A detta del Minotto, la risposta di Cécile Kyeng sarebbe “tanto importante quanto non valorizzata”. Prosegue così a piegare il significato “forza” equiparandolo alla semplice “assenza di malattia”, prosegue lasciando un velato insulto alle capacità linguistiche del Ministro (“questa straniera non parla italiano!”) e distorce il suo messaggio per piegarlo alla logica da testata politica.

Kyenge risponde che i migranti partono sani (“più forti”) ma poi si debilitano durante il viaggio e possono prendere le malattie addirittura dopo il loro arrivo in Italia. […] Non facile da comprendere la super-cazzola finale anche per qualche anacoluto di troppo[.] Se l’ex Ministro avesse ragione e quindi la causa delle malattie vere o presunte che colpiscono i migranti fossero davvero i “viaggi della speranza”, le mosse per tutelare la salute sarebbero semplici: annullare Mare Nostrum e bloccare gli sbarchi sul nascere. O no, Kyenge?

Noi di BUTAC non abbiamo alcuna competenza tale da poterci esprimere pienamente su quale sia la politica giusta da seguire in merito al tema immigrazioni. Contrariamente a quanto qualcuno potrebbe pensare, noi ci limitiamo ad ampliare un concetto e lasciare che, nei commenti, si apra il dibattito. Cito testualmente l’opinione di maicolengel, dall’articolo I soccorsi in mare e la disinformazione. Condivisibile o meno, racchiude in sé la nostra visione etica – spesso scambiata per mero buonismo – in materia di salvataggi e immigrazione.

Mare Nostrum [era] una missione di salvataggio; salvare vite umane, specie quelle di disperati in fuga, è sempre la scelta eticamente corretta senza se e senza ma, con tutti i problemi del caso.
Sapere che ci sono uomini, donne, bambini, che stanno annegando in mare e non fare nulla per impedirlo, è come essere complici nella loro morte. Mare Nostrum in un anno di attività ha prestato soccorso e salvato oltre 150mila immigrati. 150mila persone che potevano essere cibo per pesci.

Siate scettici, siate diffidenti.

Fond. Ninth
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