I capodogli spiaggiati in Germania

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CAPODOGLI

La lettrice Annarita ci segnala questo tweet in cui si parla di un numero impressionante di capodogli spiaggiati sulle coste tedesche.

https://twitter.com/3tags_org/status/723163577587236864?s=07

Stando a 3tags, ventinove capodogli sono stati trovati spiaggiati in Germania a gennaio 2016. Alcune di essi avevano nello stomaco rottami di plastica, reti da pesca giganti e parti di automobili. Per l’articolo, fin dall’inizio, non c’è alcun dubbio: i capodogli sono morti, implicitamente, per mano dell’uomo.

The whales’ deaths are symbolic of humanity’s shocking disregard for marine life

La fonte di questo articolo è tale Amanda Froelich di TrueActivist, uno dei tanti siti spazzatura di pseudoinformazione che affollano la Rete d’oltreoceano. Un nome, una garanzia: possiamo aspettarci un buon quantitativo di informazioni manipolate per la fame di click e di soldi.

Come sempre, partiamo dai fatti. Il comunicato stampa del Wattensee Nationalpark parla di un numero di poco inferiore di balene: tra gennaio e febbraio sono state ritrovate tredici balenenon ventinove. Ventinove è il numero complessivo di balene spiaggiate dall’inizio dell’anno fra Inghilterra, Germania, Paesi Bassi, Francia e Danimarca. Un numero certamente significativo, la cui riduzione nulla toglie all’angoscia della realtà.

I capodogli erano giovani e non ancora sessualmente maturi; avevano tra i 10 e i 15 anni e pesavano fra le 12 e le 18 tonnellate. Dalle analisi non sono emersi precedenti problemi di salute né di orientamento.

Die 13 Wale waren im Januar und Februar an Schleswig-Holsteins Nordseeküste gestrandet. Professor Ursula Siebert, Leiterin des Instituts für Terrestrische und Aquatische Wildtierforschung der Stiftung Tierärztlichen Hochschule Hannover (ITAW), hatte die Pottwale anschließend mit ihrem Team eingehend untersucht. Alle Tiere waren junge, noch nicht geschlechtsreife Bullen, 10 bis 15 Jahre alt und 12 bis 18 Tonnen schwer. Sie waren allesamt in einem guten Gesundheits- und Ernährungszustand. Das zur Orientierung wichtige Gehör der Tiere zeigte keine Anzeichen für ein schweres akustisches Trauma und der Befall in den verschiedenen Organen mit Parasiten war altersentsprechend normal.

I rifiuti plastici sono stati trovati solo in quattro delle tredici balene spiaggiate, ma la quantità di rifiuti ingeriti non ha portato alla morte i capodogli. Al contrario, la vera causa di morte è stato un arresto cardiaco dovuto a un errato passaggio in mari poco profondi mentre erano a caccia di calamari giganti.

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Non fraintendiamoci: l’ingestione di rottami e rifiuti plastici può comportare danni fisici al capodoglio nel corso del tempo. Stiamo parlando di elementi non digeribili che occupano un sacco di spazio nello stomaco di questi giganti del mare e che, col tempo, possono portare alla malnutrizione – l’animale si sentirebbe sempre pieno senza essersi propriamente nutrito. Questo però sarebbe potuto accadere se i capodogli fossero sopravvissuti alle condizioni di scarsa profondità del mare in cui si trovavano. Così scrive il National Geographic:

The researchers suspect that the whales died because the animals accidentally ventured into shallow seas.

Male sperm whales normally migrate from their tropical or subtropical breeding grounds to colder waters at higher latitudes. The species is one of the deepest diving animals in the cetacean family, known to plummet as far as 3,280 feet (1,000 meters) in search of squid, its favorite food.

The beached whales were all young males between the ages of 10 and 15, and the necropsies revealed that they died of heart failure. The team believes this particular group mistakenly swam into the North Sea, a shallower zone in between the U.K. and Norway. There the whales could not support their own body weights, and their internal organs collapsed.

“It is thought that the sperm whales may have got lost and entered the North Sea (possibly chasing squid), where the sea floor is not deep enough, causing the whales to become disorientated and die,” Danny Groves, a spokesperson for the nonprofit Whale and Dolphin Conservation (WDC), wrote in an email.

Si è parlato dei rifiuti nei loro stomaci solo per mera constatazione personale da parte di un ricercatore canadese, Hal Whitehead. Questi ha parlato di “orribile capo d’accusa” agli esseri umani, ma lo ha fatto all’interno di un discorso più generale nel quale figurano la caccia alle balene, le reti da pesca e l’inquinamento degli oceani. Si è trattato di un modo come un altro per aumentare la consapevolezza dei danni ambientali causati dall’uomo.

While the garbage may not have been lethal for these whales, “the plastic debris in their stomachs is a horrible indictment of humans,” adds Hal Whitehead, a whale researcher at Dalhousie University in Nova Scotia, Canada.

During the 19th and 20th centuries, sperm whales were relentlessly hunted for their oil and blubber, a practice that went into decline by the close of the 1980s. The end of widespread commercial whaling helped the global population increase, but the whales clearly still face threats from ship collisions, fishing nets, and ocean pollution.

Dunque: i capodogli spiaggiati erano tredici, non ventinove; di questi tredici, solo quattro avevano rifiuti nello stomaco; i rifiuti nello stomaco non sono stati la causa di morte. Ancora una volta, è stata fatta disinformazione su un argomento delicato per il solo scopo di “diffondere la vera verità”.

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Restate scettici, restate diffidenti.

Il Ninth
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