… difficilmente lo vedrete qui in Italia.

 

10511306_10152180810635952_332000558182068304_n

Questa storia del codice a barre ciccia fuori ogni volta che c’è un conflitto in corso ed è coinvolta le “solite” superpotenze. A prescindere dalla vostra posizione, lasciate che vi chiarisca il concetto.

IL CODICE A BARRE MOSTRATO
NON DICE ASSOLUTAMENTE
DA DOVE ARRIVA UN PRODOTTO!!!

Questo codice a barre è tipico del Sistema Gs1. Dapprima chiamato EAN, dal 2005 ha assunto il nome di GS1 e ogni paese che vi fa parte ha un codice che lo identifica. Qui trovate un’utile e dettagliata spiegazione, che riporto:

Qual è dunque il significato dei numeri?

Le prime 7 cifre formano la cd. “Global Location Number”, all’incirca “numerazione globale dell’indicazione luogo”. Questo numero di base viene assegnato su richiesta nei singoli paesi da un ente autorizzato. Ad ogni paese sono assegnati uno o più codici identificativi: sono le prime 3 cifre del codice EAN. Le successive 4 cifre rappresentano l’indirizzo del produttore oppure del fornitore. Le ulteriori 5 cifre si riferiscono all’articolo stesso. Per esempio possono significare: cioccolatini assortiti, 100 g, confezione regalo. L’ultimo numero serve solamente come verifica, in modo che il computer possa accorgersi di un’eventuale “svista”.

La sigla del paese corrisponde al luogo di produzione?

Purtroppo no. Dalla sigla del paese non si può evincere automaticamente il luogo di produzione, perché ad. es. una ditta italiana può richiedere un codice italiano anche per merci prodotte all’estero. D’altro canto anche merce prodotta in Italia può contenere materie prime prodotte in altri paesi. Per il consumatore il codice EAN quindi non ha una grande valenza.

Il range dei codici per Italia, San Marino e la Città del Vaticano va da 800 a 839. Alcune delle marche riportate sono italiane: cito la Galbani (seppur controllata dalla francese Lactalis) e la Buitoni. Nonostante questo, è più che probabile che in Italia vedrete un codice a barre con le prime tre cifre che vanno da 800 a 839! Lo stesso dicasi anche per la Nestlé (svizzera), Marlboro – e qui l’ignoranza, in realtà avrebbero dovuto dire Philip Morris USA, se proprio dovevano colpire il capo – Maggi (svizzera, ma controllata dalla Nestlé dal 1947 – anche qui, un po’ d’accortezza) e Danone (francese). Ebbene, qualsiasi prodotto di queste multinazionali venduto qui in Italia da questi signori avrà sicuramente le tre cifre che ho indicato prima.

Quindi no, non è detto che sia davvero “made in Israel“. Questa è solo l’ennesima dimostrazione di quanto sia facile, a volte, scadere nella menata del “complotto giudaico“. Quello che vorrebbe un mondo a uso e consumo degli ebrei. Boicottare, esprimere il proprio dissenso, non è solo giusto ma necessario. Questo non deve esulare da modalità e motivazioni corrette e ben informate. L’indignazione a comando è fin troppo facile, nell’era dell’informazione 2.0

Il Ninth