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I più fedeli lettori di BUTAC ricorderanno sicuramente il mio primo articolo.
Era il 5 Maggio del 2014 quando maicolengel mi consegna il primissimo incarico come debunker. A distanza di tempo, mi sento di rinnovare ancora una volta il giudizio iniziale: un lavoro appena sufficiente che tradiva poca dimestichezza con l’argomento in questione.
Come tutte le brutte storie, la disinformazione sull’ADHD non cessa di girare. Grato dell’esperienza acquisita e volenteroso di rimediare al peccato di gioventù, ho deciso di rimettermi in gioco con una versione migliorata del mio primo lavoro. Lo devo soprattutto a voi lettori di questo magnifico sito: è la dimostrazione che i vostri commenti contribuiscono a migliorare la qualità del nostro operato.

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Gira ancora su Internet, specialmente come rafforzativo delle malsane teorie a supporto dell’inconsistente “medicina alternativa”, questo terribile articolo fazioso e ascientifico. Esso pretenderebbe di sfatare una grande bugia delle industrie farmaceutiche attraverso le parole del dottor Leon Eisenberg (1922 – 2009). La “confessione shock” è avvenuta – guarda caso – in punto di morte: “L’ADHD è una malattia fittizia”. Ma è davvero così? 

Analizziamo alcuni punti salienti e partiamo dall’inizio.

I critici allarmati per il disastro Ritalin ricevono ora supporto da una fonte del tutto inaspettata: il settimanale tedesco Der Spiegel ha citato nella sua storia di copertina del 2 febbraio 2012 lo psichiatra americano Leon Eisenberg. Nato nel 1922, figlio di immigrati ebrei russi, era il “padre scientifico dell’ADHD” e ha affermato all’età di 87 anni, sette mesi prima della sua morte, nella sua ultima intervista: “L’ADHD è un ottimo esempio di una malattia fittizia“.

Dal 40 anni, però, la “malattia” di Leon Eisenberg infesta i manuali diagnostici e statistici, prima come ” reazione ipercinetica dell’infanzia”, ora come “ADHD”. L’uso di farmaci per l’ADHD in Germania è aumentato in soli diciotto anni da 34 kg (nel 1993) a un record di non meno di 1760 kg (nel 2011) – che è un aumento di 51 volte tanto nelle vendite! Negli Stati Uniti un ragazzo di dieci anni su 10 già ingoia un farmaco per l’ADHD su una base quotidiana. Con una tendenza crescente.

A parte il fatto che se vi è stato un aumento nella diffusione del Ritalin è anche perché, in un certo senso, è stato possibile riconoscere i sintomi del disturbo con strumenti sempre più precisi, è errato definire Eisenberg “il padre scientifico dell’ADHD”, ovvero della sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Sarebbe stato corretto definirlo come “uno dei più grandi contributori”, in quanto la sua dedizione ha donato agli studiosi ottimi appigli nella ricerca delle cause e del trattamento più efficace per questa sindrome.
Rileggendo attentamente, notiamo una evidente contraddizione a poche righe dal titolo. La presunta rivelazione proverrebbe da un’intervista rilasciata “in punto di morte”, ma nel paragrafo successivo viene asserito che l’incontro è avvenuto sette mesi prima. Poiché Eisenberg è morto nel settembre del 2009, il “punto di morte” risalirebbe al febbraio dello stesso anno. Un tantinello attaccato alla vita (cit.) per resistere sette mesi in agonia, ma questo dovrebbe darvi già un’idea di quanto sia facile veicolare informazioni fuorvianti mentre siete distratti dalle vostre legittime preoccupazioni.

ESTAFADOR-PASTILLERO

Vi risparmio il lungo delirio all’insegna del cherry picking in cui l’industria farmaceutica è la solita, losca entità senza cuore che corrompe i ricercatori brutti-sporchi-e-cattivi per far star male i nostri figli – quello lo lascio ai veri esperti del settore. Si scopre che in realtà questo pezzo è stato tradotto dall’inglese e che l’autore ci ha “gentilmente” concesso lo stralcio che, a parere suo, proverebbe la fondatezza dello sproloquio.

Ein großer, hagerer Mann mit Brille und Hosenträgern öffnete 2009 die Tür zu seiner Wohnung am Harvard Square, lud an den Küchentisch und schenkte Kaffee aus. Niemals hätte er gedacht, erzählte er, dass seine Erfindung einmal derart populär würde. “ADHS ist ein Paradebeispiel für eine fabrizierte Erkrankung”, sagte Eisenberg. “Die genetische Veranlagung für ADHS wird vollkommen überschätzt.”

Fonte di questo paragrafo è un articolo di Der Spiegel datato 6 febbraio 2012; è disponibile integralmente qui in lingua tedesca. A una prima traduzione si potrebbe dedurre che Eisenberg abbia gettato alle ortiche anni di studi “smascherando” l’inganno al quale lui stesso avrebbe partecipato suo malgrado. Mai come in questo caso bisogna tenere conto della frase nel suo contesto. L’articolo è stato scritto da Jörg Blech, personaggio già noto perfino a Wikipedia per la sua posizione critica – spesso oltranzista – nei confronti del sistema farmaceutico. Non volendo far leva su un evidente attacco ad hominem, soffermiamoci allora sulla frase del dottor Eisenberg.

ADHS ist ein Paradebeispiel für eine fabrizierte Erkrankung[. D]ie genetische Veranlagung für ADHS wird vollkommen überschätzt.

Non sono una cima in questa lingua, ma per fortuna snopes.com fornisce un’ottima spiegazione a riguardo.

ADHD is a prime example of a fabricated disorder[. T]he genetic predisposition to ADHD is completely overrated.

Fin qui, il fronte dei negazionisti sembrerebbe cantare vittoria, ma Eisenberg ha voluto sottolineare qualcosa di più importante. Basterebbe leggere poco più in là nell’articolo: egli ha posto l’accento su come le predisposizioni genetiche del disturbo fossero state largamente sopravvalutate, introducendo un secondo elemento di tipo ambientale.

Stattdessen sollten Kinderpsychiater viel gründlicher die psychosozialen Gründe ermitteln, die zu Verhaltensauffälligkeiten führen können, sagte Eisenberg. Gibt es Kämpfe mit den Eltern, leben Mutter und Vater zusammen, gibt es Probleme in der Familie?

Instead, child psychiatrists should more thoroughly determine the psychosocial reasons that can lead to behavioral problems, Eisenberg said. Are there fights with parents, are there are problems in the family? (snopes.com)

Più che rinnegare, sembra che Leon Eisenberg sia stato critico della tendenza all’inerzia di certi psichiatri dell’infanzia: essi avrebbero dovuto esaminare anche la “situazione psicologica” del soggetto in esamein primis la condizione familiare – anziché prescrivere immediatamente i medicinali. Il che è una specie di promessa responsabile, se ci pensate, ma nel contesto dell’articolo fazioso viene presentata come una scusa per sparare ad alzo zero e con estremo pregiudizio. In più, questo articolo non prende in considerazione neppure le più recenti scoperte in merito: l’importante è nominare un “pezzo grosso”.

L’Agenzia Internazionale del Farmaco definisce due tipi di fattori che portano alla predisposizione per l’ADHD. Uno di questi è più importante dell’altro: lascio a voi le debite conclusioni.

FATTORI GENETICI: Negli ultimi dieci anni numerosi studi hanno dimostrato che questi bambini presentano significative alterazioni funzionali di specifiche regioni del Sistema Nervoso Centrale, rispetto a bambini appartenenti a gruppi di controllo. In questo senso l’ADHD non viene considerato come un disturbo dell’attenzione in sé, ma come originato da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e dell’autocontrollo, in particolare corteccia prefrontale e nuclei o gangli della base.

FATTORI AMBIENTALI: I fattori non genetici che sono stati collegati all’ADHD includono la nascita prematura, l’uso di alcool e tabacco da parte della madre, l’esposizione a elevate quantità di piombo nella prima infanzia e le lesioni cerebrali – soprattutto quelle che coinvolgono la corteccia pre-frontale. L’ambiente non sembra avere una importanza decisiva nella genesi del disturbo di concentrazione, come per altri disturbi di condotta a base emotivo-educazionale, tuttavia l’esperienza esistenziale del bambino con Disturbo di Concentrazione, caratterizzato da “insuccessi” e frustrazioni nel campo relazionale, sociale e scolastico, potrà determinare disturbi comportamentali secondari su base psico-emotiva, che spesso accentuano e confondono gli stessi sintomi di iperattività e impulsività con cui il disturbo si presenta. In questo senso, la patogenesi dell’intero sistema di sintomi dell’ADHD si può considerare effetto della confluenza di fattori neuro-biologici e psicosociali, mediata da un disturbo dello sviluppo cognitivo-emotivo che assume un ruolo centrale.

Questi fattori sono confermati e spiegati nel dettaglio sulla pagina dedicata del National Institute of Mental Health. Lo stesso istituto mette in guardia genitori e insegnati affinché riconoscano con certezza i sintomi.

ADHD Can Be Mistaken for Other Problems

Parents and teachers can miss the fact that children with symptoms of inattention have ADHD because they are often quiet and less likely to act out. They may sit quietly, seeming to work, but they are often not paying attention to what they are doing. They may get along well with other children, whereas children who have more symptoms of hyperactivity or impulsivity tend to have social problems. But children with the inattentive kind of ADHD are not the only ones whose disorders can be missed. For example, adults may think that children with the hyperactive and impulsive symptoms just have disciplinary problems.

Dove sarebbero le industrie farmaceutiche cattive-cattive che vorrebbero condannare i vostri figli ad assumere per forza il Ritalin? Io qui non ne vedo. Al suo posto vedo un sacco di articolisti cinici che colgono l’occasione per gettare un po’ di discredito su un mondo che non conoscono appieno.

Snopes.com parla di mezza verità, eppure io resto col dubbio riguardo l’autenticità di una simile dichiarazione: non sono un grande ammiratore delle confessioni private, specialmente di quelle raccontate in modo da esaltare il lato emotivo/umano. Non appena mi sarà dimostrata l’autenticità senza ombra di dubbio, sarò ben felice di aggiornare questo articolo. Nel frattempo faccio appello ai lettori di BUTAC, anche quelli più critici che godono nel vederci soffrire quando sbagliamo: siete i benvenuti. Fo umilmente notare, però, che questa storia delle “cause genetiche sopravvalutate” suona di paraculata in bocca a un autore come Blech, da sempre desideroso di smascherare presunte magagne. Personalmente propendo per una manipolazione emotiva attraverso il “sentito dire” – un bel “mio cuggino, mio cuggino” – ma sono pronto a essere corretto in qualunque istante.

In definitiva sì, esiste un articolo che riporta tale “confessione”, ma l’ADHD è ben lungi dall’essere una malattia fittizia. Volendo dar per buona la confessione e sorvolando sull’evidente volontà di manipolare emotivamente, la frase va ridimensionata alla luce delle recenti scoperte. È probabile che Eisenberg abbia chiesto più obiettività da chi è responsabile della salute psicologica altrui. In particolare, quella dei nostri bambini.

E quella, cari lettori, è una speranza che nutriamo tutti.

Il Ninth