PREMESSA:
Con grande gioia introduco un nuovo autore qui su Butac, con Paolo al lavoro per l’OMS e Noemi impegnata in altro qui a difendere la fortezza eravamo rimasti solo io e Neil!
The ninth, questo il nickname del nuovo collaboratore di Bufale è arrivato tramite social network, è uno tra i follower più assidui e attenti,  si è dimostrato prezioso in più di un’occasione, ora è il momento di testarlo sul campo…questa è la sua opera prima…buona lettura!

maicolengel

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Ogni tanto mi piace prendere articoli come questo. Sono utili per la ginnastica mentale.

fonte: http://www.donotlink.com/hqQ

Premetto fin da subito che non sono esperto di psichiatria. Immagino che lo stesso valga anche per la maggior parte delle persone che trovano queste cose su Internet e zac!, colpito e affondato! L’ADHD non esiste, è un’invenzione inventata dal suo stesso inventore! Tutti quei dati, quelle cifre! Ma allora il complotto esiste! Mamma li turchi, fischia il vento urla la bufera, o partigiano portami via! Qualcuno pensi ai bambini! C’è da far la rivoluzione, SVEGLIAAAA finché lo fai e ti trovi tutto sudato.

Specialmente quando leggi attentamente.

Già dall’inizio Leon Eisenberg (1922 – 2009) viene descritto come “inventore” del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, altrimenti noto come ADHD (dall’inglese, Attention Deficit Hyperactivity Disorder, sindrome da deficit di attenzione e iperattività). Uno psichiatra non inventa una malattia dal giorno alla notte: esso deduce l’esistenza della stessa attraverso una serie di prove partite da una causa. Egli dunque “scopre” o, ancora meglio, “identifica”. Nell’articolo Eisenberg viene definito “inventore” solo perché si deve ricollegare all’idea di “malattia fittizia”, come da titolo –  manco fosse Antani con la tapioca.

Anzitutto la presunta rivelazione proverrebbe da un’intervista rilasciata in punto di morte dallo scopritore della sindrome. Almeno così dice il titolo, visto che nel paragrafo successivo viene asseritto che l’intervista avvenne sette mesi prima della morte. Poiché Eisenberg è morto nel settembre del 2009, il “punto di morte” risalirebbe al febbraio dello stesso anno.

Perché nessuno ha contattato il Guinness dei Primati? Sette mesi di agonia, santa miseria! Un record!

Se fosse capitato a me, con ogni probabilità avrei cominciato a straparlare già dal primo minuto. Roba da “c’è un Puffo nudo, con gli occhiali di Groucho Marx, intento a spostare un televisore perché il gatto sotto di esso sta soffocando”. Certamente nessuno mi avrebbe dato retta. Voglio dire, solo un uomo dallo scarso senso dell’umorismo crederebbe a una cosa del genere.

La rivelazione presentata dal sito deriva da una traduzione (alla carlona) di un articolo inglese, a sua volta traduzione dall’originale tedesco di Jörg Blech pubblicato nel 2012. Questo “giornalista” tedesco è noto in madrepatria per le sue posizioni critiche nei confronti delle industrie farmaceutiche. Come tanti altri prima di lui, Blech cavalca l’idea – assolutamente infondata – per la quale le industrie farmaceutiche abbiano inventato volutamente alcune malattie per vendere medicinali. Big Pharma. E daje, no?

Il giornale è Der Spiegel. Per farvi capire a quali livelli di imparzialità lavorano, nello stesso anno lo Spiegel commentò la tragedia della Costa Concordia così: “Non c’è nulla di cui meravigliarsi: il comandante è italiano”.

Dalla lettura dell’articolo ne risulta un quadro distante dalla realtà dei fatti. A parte la tiritera sulla Commissione Bioetica svizzera, la “rivelazione shock” viene descritta come se fosse stata una confidenza tra amici, il che già metterebbe in discussione l’idea di “ultima intervista”.

Dai, andiamo. La descrizione minimalista di Eisenberg come semplice uomo di scienza che si serve il tè è roba da fiction pomeridiana. E si corre il rischio di distrarsi.

Perché Eisenberg avrebbe solo messo in dubbio il modo in cui viene diagnosticata l’ADHD.

Molti psichiatri, ipse dixit, tendono a sottovalutare le cause psicosociali, fidandosi esclusivamente della predisposizione genetica del paziente. Così facendo, essi creano molti più casi di quanto non ne dovrebbero esistere in realtà.

“[C]hild psychiatrists should more thoroughly determine the psychosocial reasons that can lead to behavioral problems, Eisenberg said. Are there fights with parents, are there are problems in the family? Such questions are important, but they take a lot of time, Eisenberg said, adding with a sigh: “Prescribe a pill for it very quickly”.

La teoria di Eisenberg rientra nell’ottica di non vedere la malattia nella sola accezione genetica. Per lui l’ADHD poteva essere una risposta psicosomatica a un’ambiente negativo per la crescita del bambino, come un genitore violento o una famiglia disfunzionale. Su quest’ultimo punto c’è molto da discutere, ma tutti gli esperti sono concordi su un fatto: la sua natura è strettamente biologica. Un grande elemento che gioca nella sindrome è proprio la brain chemistry, detta anche “neurochimica”, ovvero l’insieme delle reazioni dovute a molecole organiche come la serotonina o la dopamina. Una pessima educazione può anzi peggiorare i sintomi proprio per lo stimolo a livello neurale.

Ma insomma, chi ha detto questa benedetta frase? Il dottor Jerome Kagan, altro negazionista dell’ADHD ormai in pensione. L’intervista è stata condotta dallo stesso Spiegel, guarda caso, nell’agosto del 2012.

SPIEGEL: In the 1960s, mental disorders were virtually unknown among children. Today, official sources claim that one child in eight in the United States is mentally ill.

Kagan: That’s true, but it is primarily due to fuzzy diagnostic practices. Let’s go back 50 years. We have a 7-year-old child who is bored in school and disrupts classes. Back then, he was called lazy. Today, he is said to suffer from ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). That’s why the numbers have soared.

SPIEGEL: Experts speak of 5.4 million American children who display the symptoms typical of ADHD. Are you saying that this mental disorder is just an invention?

Kagan: That’s correct; it is an invention. Every child who’s not doing well in school is sent to see a pediatrician, and the pediatrician says: “It’s ADHD; here’s Ritalin.” In fact, 90 percent of these 5.4 million kids don’t have an abnormal dopamine metabolism. The problem is, if a drug is available to doctors, they’ll make the corresponding diagnosis.

Ragazzi, abbiamo un genio! Il dottor Kagan è furbo! L’ADHD non esiste, i dati sono falsati per colpa delle diagnosi affrettate fatte dai dottori cattivi! Loro guardano questi bambini “pigri” e, poiché non hanno altri medicinali, se la prendono comoda prescrivendo Ritalin. Così, per pigrizia.

Sì. Avete letto bene.

Per lui è un’invenzione dei dottori pigri.

E noi italiani siamo mammoni parassiti.

Ma come? Il dottor Kagan dimentica che chi soffre di ADHD non è affatto pigro, anzi, fa parte di un gruppo fantastico? Recenti studi dimostrano che il disturbo affligge

[people] of above-average intelligence[. M]any well-known, high-achieving individuals from the past are thought to have had ADHD, including Mozart, Benjamin Franklin, Abraham Lincoln, George Bernard Shaw, and Salvador Dali. The list of high-achieving ADDers in business today includes top executives, such as David Neeleman, founder of JetBlue Airways, and Paul Orfalea, founder of Kinko’s.

Capito? Se vi hanno diagnosticato l’ADHD, siete in buona compagnia. Avete al vostro fianco esempi come Dalì, Mozart, Lincoln e Franklin. Franklin! Il self-made man, accidenti! L’uomo a cui gli Americani devono l’uscita dal miasma del Puritanesimo!

Tutta la storia della bufala verte sulla voce del verbo to fabricate, contenuto in questo passaggio dalla “intervista” a Eisenberg:

“ADHD is a prime example of a fabricated disorder,” Eisenberg said.

È vero, una rapida ricerca dà come risultato “falsificare”, “contraffare”. Per contraffare qualcosa, però, c’è bisogno di un originale. Affinché la copia sia impossibile da riconoscere facilmente, c’è pur sempre bisogno di un confronto con l’originale. Fra l’altro, to fabricate trova la sua radice nel verbo latino fabricare, ovvero “costruire”. Si costruisce sempre partendo da un progetto, una base – qualcosa di già esistente. Se l’originale non esistesse, allora si parlerebbe di “creazione”, soprattutto se si parla di qualcosa che non è mai esistito prima.

L’originale, in questo caso, è la brillante deduzione del dottor Leon Eisenberg. L’ADHD esiste, esistono studi psichiatrici e scientifici che lo provano. Che senso ha “inventare” una nuova malattia? Casomai la malattia è stata falsificata, resa scevra del suo intento originale nelle successive diagnosi. Questo accade specialmente se a diagnosticare la sindrome è un incapace.

In conclusione, Eisenberg NON HA NEGATO l’esistenza dell’ADHD: ha sottinteso ciò che qualunque psichiatra direbbe se avesse un minimo di sale in zucca. Ha postulato una teoria grazie alla quale continuare gli studi e trovare una cura. Il titolo e la notizia in traduzione sono fuorvianti.

Tutti i dati e le cifre estrapolate sono messi in cattiva luce dall’articolo e vengono potenzialmente considerati come “fatti”, “prove schiaccianti” della non-esistenza della sindrome. Essi invece dimostrano semplicemente una crescita nella diagnosi della sindrome e, di conseguenza, un aumento della prescrizione dei farmaci.

Solo un uTonto potrebbe cascarci con tutte le scarpe.

Ora… scusate se vado di fretta, ma mi sto preparando. Oggi pomeriggio ho un appuntamento.

Dove ho messo gli occhiali da Groucho Marx?

Il Ninth

PER SAPERNE DI PIÙ:

ADDitude Mag: 7 myths about ADHD… debunked! http://www.additudemag.com/adhd/article/873.html

Urban Legends. [ADHD as a] Work of Fiction. http://www.snopes.com/politics/quotes/adhd.asp

9 Myths, Misconceptions and Stereotypes about ADHD. http://psychcentral.com/blog/archives/2011/06/24/9-myths-misconceptions-and-stereotypes-about-adhd/