Operazione Limpieza (il caso Mikkel Jensen)

bambinibrasile

AGGIORNAMENTO 04/06/2014: Per un curioso arabesco del destino, uno dei nostri affezionati lettori ha trattato lo stesso argomento nello stesso giorno in cui io ne ho parlato. Si chiama David Puente e vi consiglio di dargli un’occhiata. Troverete il link in calce all’articolo. Buona lettura. – Ninth

I Mondiali del Brasile sono alle porte e, come accaduto con l’Ucraina, ci si aspetta che la fabbrica della disinformazione sforni boiate a pieno regime. Purtroppo per noi, ci troviamo in una situazione molto più delicata e infelice.

Ci è stata segnalata questa notizia non una, ma ben due volte. La notizia viene dal Sud America, ma è stata riportata anche da diversi siti in lingua spagnola.

La storia è di quelle da far accapponare la pelle: col favore delle tenebre, in Brasile si ammazzano i niños de la calle. Il motivo è fra i più biechi: “pulire” la facciata brasiliana in occasione dei Mondiali di Calcio.

brasilLa foto che allego è presa da Vozpópuli e non temete – quei bambini non sono morti. Come recita la didascalia, essi sono i niños che dormono per terra, in una strada di Sao Paulo. L’altro link è decisamente più grafico. Per dovere di cronaca riporto la foto, ma mi sento di censurare data la sua crudezza.

brasil 2

All’apparenza, la foto di NotimundoRD sembrerebbe mostrare una foto della presunta strage di bambini in Brasile. Tuttavia, una rapida ricerca con Google Images restituisce un altro scenario certamente macabro, ma ben lungi dall’essere pertinente con l’articolo in questione.
Come documentato dal blog “Finestra sulla favela” nell’articolo del 20 febbraio scorso in cui essa compare, la foto è stata pubblicata

[sull]a pagina di Facebook PMERJ FEM, il portale inufficiale della polizia militare di Rio[. Il post mostra i] corpi e [una] scalinata insanguinata con il commento: “La risposta alle morti del soldato Castilho e del soldato Rocha [ucciso durante la tentata rapina a Marechal Hermes, sabato 1 febbraio], entrambi uccisi nel fine settimana, è in corso”. Il post e la chiara dichiarazione della polizia militare rispetto al suo eseguire uccisioni per vendetta è stata denunciata ampiamente sulle reti sociali dalla comunità e da commentatori di diritti umani. Il post, più avanti, è stato rimosso.

Come ho detto, è un dettaglio agghiacciante, ma non c’entra niente con la nostra storia. Nessuno dei due siti mostra una vera immagine di questi presunti massacri. Con questa incertezza in mente, sonderemo meglio il terreno di una storia più semplice, eppure a un tempo complessa.

Entrambi riportano la stessa storia – è probabile che NotimundoRD abbia copincollato da Vozpópuli. Si parla di un certo Mikkel Jensen e del suo rifiuto a vedere i Mondiali brasiliani alla luce di quanto, a suo dire, avrebbe scoperto. Tutto confidato al pubblico con un post su Facebook.

En marzo estuve en Fortaleza para conocer la ciudad más violenta de todas las sedes de la Copa del Mundo. Hablé con algunas personas que me pusieron en contacto con niños de la calle y luego supe que algunos habían desaparecido. A menudo, los matan por la noche, cuando están durmiendo en una zona donde hay muchos turistas. ¿Por qué? ¿Para dejar limpia la ciudad para los extranjero y la prensa internacional? O sea, ¿por mi culpa?

A beneficio dei lettori che non conoscono la lingua spagnola:

A marzo mi trovavo a Fortaleza per conoscere la città più violenta di tutte le sedi della Coppa del Mondo. Parlai con alcune persone che mi misero in contatto coi ninos de la calle e venni a sapere che alcuni erano spariti. Spesso li uccidono la notte, mentre dormono in una zona frequentata da turisti. Perché? Così da mantenere pulita la città per gli stranieri e la stampa internazionale? Oppure è colpa mia?

E già qui sorgono i primi dubbi. Il titolo di entrambi gli articoli è fuorviante: si è voluto trasformare una supposizione personale in una certezza assoluta. Tale certezza fissa a priori un’immagine fortemente negativa in modo da suggerire al lettore l’unica risposta: “Sì, è così, vengono uccisi di notte”.
Quest’immagine prosegue nel corso del testo. Subito dopo aver accennato a un bambino “la cui unica cosa preziosa che possiede è un pugno di arachidi”, Mikkel Jensen non nasconde la propria paura e rievoca ancora il terrore per la limpieza, la “pulizia” di cui sopra:

Pero su vida está en peligro debido a gente como yo. Corre el riesgo de convertirse en la próxima víctima de la limpieza que están efectuando en la ciudad de Fortaleza. No puedo cubrir este evento después de enterarme de que el precio de la Copa no sólo es el más alto de la historia en dinero, sino que estoy convencido de que ese precio incluye también las vidas de niños.
Eppure la sua vita è in pericolo a causa di persone come me. Corre il rischio di diventare la prossima vittima della pulizia che stanno effettuando nella città di Fortaleza. Non posso coprire questo evento dopo aver saputo che il prezzo della Coppia non è solo il più alto della storia, in termini di denaro, ma perché sono convinto che questo prezzo includa anche la vita di un bambino.

Mi metto subito alla ricerca di questo Mikkel, ed eccolo qui:
mikkel jensen

Sul profilo si trova ancora il post in questione, scritto addirittura in portoghese. Un gesto encomiabile, se consideriamo che Jensen è danese.

mikkel jensen 2

Bene, Mikkel Jensen esiste, il post è autentico… ma chi è costui?

Indagando ancora sul suo conto, scopriamo che Mikkel Jensen è un giornalista indipendente. Nel 2012 ha realizzato giusto un paio di articoli in danese – qui ne trovate uno – dopodiché ha intrapreso la strada del giornalismo indipendente. Il suo nome c’entra poco coi Mondiali: è stato confermato da fonti FIFA che Jensen “non è mai stato accreditato per coprire la Coppa del MondoIl post risale al 14 aprile e, in buona sostanza, Jensen era a Fortaleza per girare un reportage sulle miserie del Brasile.

Spiace dover deludere chi ha letto fino a questo punto, ma si è trattato di un esempio di viral marketing. Prima di linciarmi e darmi del cretino, lasciatemi spiegare.

Mikkel Jensen ha fatto leva su un argomento ad alto tasso emotivo – questo è fuori di ogni discussione. Così come nei due siti visti in precedenza, anche qui il post è piuttosto fumoso sulla definizione di “pulizia” attuata in Brasile. Il linguaggio volutamente vago e le circostanze misteriose hanno assicurato una forte presa sul pubblico. Una specie di teaser trailer in forma scritta, una rampa di lancio per preparare il pubblico già ammaliato alla visione del documentario da lui stesso girato. Perfino le dichiarazioni seguono questa tattica della “verità centellinata”, come dimostrato in questa intervista al Brazil Post.

As crianças ou outras fontes também confirmaram isso?
As crianças me disseram que estavam disparando contra elas. Assistentes sociais me falaram que estavam matando essas crianças.
I bambini o altre fonti possono confermare questo [la pulizia NdNinth]?
I bambini mi hanno detto che stavano scomparendo. Gli assistenti sociali mi hanno detto che stavano uccidendo questi bambini.

Notare come prima dica “scomparendo”, mentre alcuni “assistenti sociali” hanno sventolato l’ipotesi di un omicidio.

Tutti questi dubbi trovano una risposta, finalmente, nel documentario rilasciato da Mikkel Jensen il 29 maggio 2014. Si parla così di grupos de sterminios, criminali organizzati che uccidono i bambini… ma anche gli adulti. L’intento è quello di “toglierli definitivamente dalla strada”, ma a quanto sembra questi omicidi non sarebbero del tutto ricollegabili al Mondiale. Le famose “macchine nere” sono purtroppo una triste realtà nelle zone più povere del Brasile; molte volte sono guidate da mercenari al soldo di imprenditori, a loro volta coperti da alcuni membri politici corrotti. Si tratta di un crimine operativo, come il professor Karl Erik Schølhammer ricorda nel reportage di Jensen, fin dagli anni ’90, quando il tasso di criminalità era praticamente alle stelle! Il motivo per cui agiscono a ridosso del Mondiale sembrerebbe quello di “non lasciar trapelare il lato iniquo della bella vita brasiliana” – la povertà. Alla prova dei fatti, questi “squadroni della morte” si sono mossi anche in altre occasioni, e rappresentano una specie di open secret condiviso anche dalla polizia locale.

Ricapitolando: la storia di Mikkel Jensen è vera, ma è stata raccontata in maniera disorganizzata ed emotiva. Anche lui ne ha preso parte, dato che ha centellinato le sue dichiarazioni per meglio preparare il pubblico alle denunce del suo giornalismo d’inchiesta.

Giornalismo virale, certamente mosso da una buona causa.

Purtroppo facilmente confuso da taluni gossippari d’assalto. (Per la cronaca: la polizia non c’entra niente con l’omicidio dei bambini raccontato da Jensen).

O Nono do Brazil

(Un grazie speciale a Soraia per avermi aiutato a decifrare il portoghese!)

EDIT 06/04/2014 Come promesso, ecco il link di David Puente. È stato più preciso di me e ha anche sollevato gli stessi dubbi, corroborandoli però con esempi più chiari e solidi. Dategli un’occhiata: http://www.davidpuente.it/blog/2014/06/03/bambini-uccisi-mondiale-brasile/

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