Il virus Zika brevettato da Rockefeller?

ZIKA-ROCKEFELLER

Crescono le preoccupazioni per il virus Zika e mentre il mondo scientifico cerca una soluzione per contrastare il problema, i complottisti sciacallano aumentando l’entropia nelle notizie. 

È di qualche giorno fa la notizia secondo la quale il virus Zika sarebbe di proprietà dei Rothschild. Anzi no, scusate: il nome è della Rockefeller Foundation, ma tanto si sa che i banchieri ebrei vogliono rendere il mondo più kashèr usando un prestanome.

Rothschild Rockefeller - Zika

Questa proprietà sarebbe identificabile con tanto di numero di riferimento e liberamente acquistabile dal pubblico sul sito della ATCC. Così facendo, si aspetta che qualche imbecille compia l’errore umano di comprarlo, rilasciando questo pericoloso virus nell’aria e riducendo la popolazione del 99%.

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I più fedeli lettori di BUTAC ricorderanno un articolo dedicato a un altro caso simile: in quel periodo si parlava estensivamente di Ebola e del suo presunto “brevetto americano”. Come scrisse Maicolengel, si è trattato

[di] un Patent Application, e non è fatto seguendo le direttive del trattato di Budapest, quindi non ha valore internazionale. Insomma gli americani hanno isolato un ceppo, si sono presi il merito d’averlo isolato e hanno protetto ciò che avevano isolato loro stessi per lo studio sul proprio territorio. Questo vuol dire che nessuna BigPharma potrà metterci le mani sopra[.]

Per quanto riguarda Zika, l’immagine rinforza la falsa impressione per la quale il virus sarebbe stato “brevettato” da Rockefeller. La verità è tutt’altra: non si possono brevettare virus interi.

La ATCC nasce nel 1925 ed è un’associazione no-profit che si occupa di acquisire, autenticare, produrre, preservare, sviluppare e distribure microorganismi, linee cellulari e altri materiali per la ricerca. Non è possibile accedere a molto, ma basta leggere questo documento liberamente scaricabile per capire bene: il documento attesta infatti l’isolamento di un ceppo dello Zika da una scimmia Rhesus nel 1947.

Strain: MR 766 (Original) Classification: Flaviviridae, Flavivirus Original Source: Blood from experimental forest sentinel rhesus monkey, Uganda, 1947 Depositor: J. Casals, Rockefeller Foundation

Se voi doveste richiedere un campione, sareste costretti a dimostrare le vostre credenziali e supportare il tutto con un sacco di documenti che provino la vostra appartenenza a un istituto di ricerca.

Questi marker sierologici vengono usati per depositare il Material Transfer Agreement (MTA). Il MTA è un documento che regola il trasporto e commercio di linee cellulari, virus, vettori batterici, linee batteriche, campioni di tessuti e sangue. Nella maggior parte dei casi, il MTA stabilisce l’appartenenza del ceppo isolato al fornitore originale e ne impedisce il permesso di rivendita o utilizzo per scopi commerciali. Se un altro gruppo di ricerca vuole usare quel virus, deve chiedere il permesso a chi lo ha scoperto per primo pagando in contanti.

“A patent is a form of intellectual property that allows the patent holder to control the use of a product or method of doing something. That control includes the ability to charge royalties for its use.” (fonte)

Se siete abbastanza smaliziati, avrete capito che si viaggia in direzioni opposte e parallele all’etica. L’unica “soddisfazione” è che in un mondo competitivo come quello della ricerca scientifica, una soluzione del genere sembrerebbe donare il “vantaggio” di essere un passo avanti rispetto agli altri. Per intenderci, se un virus viene scoperto dalla GlaxoSmithKline, difficilmente viene ceduto a un’azienda rivale prima di aver trovato un vaccino.

I Rockfeller finanziano la ricerca biomedica ed è indubbio che una disponibilità del genere – limitata ai soli addetti ai lavori – debba essere ripagata con un possibile recupero dei fondi spesi. È logica imprenditoriale applicata alla ricerca che, può piacere o meno, esiste e supporta la ricerca. Condivido però il pensiero di molti ricercatori, per quanto qualcuno lo possa reputare utopico: la Scienza dovrebbe essere il più possibile universale e i gruppi di ricerca non dovrebbero fare questi salti mortali per studiare una soluzione ai virus.

Restate scettici, restate diffidenti. Parafrasando Frank Zappa, molti di questi “complottari” sono persone che non sanno scrivere e analizzano fatti di cui non conoscono le circostanze, dando informazioni a persone che non sanno leggere. Gente distante dalla realtà dei fatti, che ricorre a facili capri espiatori sui quali riversare la propria inettitudine.

Non saranno loro a salvare la ricerca, né a migliorarla.

Il Ninth

[Commenti, segnalazioni, minacce di morte, tette? Scrivetemi a theninth@butac.it]

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